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22/10/2026 ore 11.52
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Perché la batteria cede al primo freddo e come ripartire in sicurezza

I segnali da riconoscere, la sequenza corretta per collegare i cavi e le dotazioni utili per evitare di restare in panne, soprattutto nelle zone montane

di Redazione

Con le prime mattine fredde di ottobre, in Sila e nelle zone di altopiano aumentano i casi di auto che non si avviano. Il motorino d’avviamento gira con difficoltà oppure non risponde affatto. In molti casi la causa va ricercata nel periodo estivo appena concluso più che nel calo delle temperature. Di seguito si illustrano le ragioni del fenomeno, la procedura corretta per il collegamento dei cavi e le dotazioni consigliate a bordo.

Il danno nasce d’estate e si scopre in autunno

Nelle batterie al piombo le temperature elevate accelerano i processi chimici che ne riducono l’efficienza. Durante l’estate aumentano la corrosione delle griglie interne e l’autoscarica, mentre nelle batterie non sigillate si accentua l’evaporazione dell’elettrolita. Un veicolo rimasto a lungo al sole, o utilizzato soltanto per brevi percorsi, può quindi arrivare all’autunno con una batteria che ha perso parte della propria capacità senza sintomi evidenti.

Il freddo rende visibile il problema. A basse temperature la batteria fornisce meno corrente e l’olio motore, più viscoso, richiede uno sforzo maggiore in fase di avviamento. Per questa ragione le difficoltà si registrano soprattutto nelle aree più fredde della regione, a partire dalla Sila, e nei centri dell’entroterra. Incide anche l’umidità delle piogge autunnali: sporcizia e condensa sulla superficie della batteria possono favorire piccole dispersioni di corrente e depositi sui morsetti, con un peggioramento del contatto elettrico.

Quando l’avviamento comincia a dare segnali

Tra i sintomi più comuni figurano l’avviamento lento a motore freddo, l’abbassamento delle luci del cruscotto durante l’avviamento, la disattivazione del sistema start&stop e l’accensione della spia della batteria. Nessuno di questi segnali consente tuttavia una diagnosi certa. Le stesse anomalie possono dipendere dall’alternatore, da un assorbimento anomalo a motore spento, da morsetti ossidati o dal motorino d’avviamento. Un controllo in officina con apposito tester permette di individuare la causa ed evitare la sostituzione di componenti efficienti.

In che ordine si collegano le pinze

La procedura è semplice, ma l’ordine delle operazioni va rispettato. La batteria può rilasciare idrogeno, gas infiammabile, e un collegamento errato può danneggiare l’elettronica del veicolo.

Prima di iniziare occorre spegnere entrambi i veicoli e tutte le utenze elettriche, verificando che le due batterie abbiano la stessa tensione, nella maggior parte dei casi pari a 12 volt. Una batteria gonfia, danneggiata, con perdite di liquido o congelata non deve essere collegata: in questi casi è necessario rivolgersi al soccorso stradale. Su vetture ibride e su modelli con batteria nel bagagliaio il costruttore prevede spesso punti di collegamento dedicati, indicati nel libretto d’uso.

  1. Collegare la pinza rossa al polo positivo (+) della batteria scarica.
  2. Collegare l’altra pinza rossa al polo positivo (+) della batteria carica.
  3. Collegare la pinza nera al polo negativo (-) della batteria carica.
  4. Collegare l’ultima pinza nera a una parte metallica non verniciata del motore del veicolo in panne, lontano dalla batteria, in modo che un’eventuale scintilla si produca a distanza dai gas.

Le pinze non devono mai entrare in contatto tra loro. Si avvia quindi il veicolo soccorritore, lasciandolo in moto per alcuni minuti, e successivamente si tenta l’avviamento dell’altro, con brevi pause tra un tentativo e il successivo. A motore avviato, i cavi vanno scollegati in ordine inverso, a partire dalla pinza nera fissata alla massa.

Cavi o jump starter per chi guida nell’entroterra

I cavi tradizionali richiedono la presenza di un secondo veicolo, condizione non sempre garantita lungo le strade secondarie della Sila nelle prime ore del mattino. Per chi vive o si sposta abitualmente nell’entroterra può essere utile un avviatore portatile (jump starter): una batteria al litio compatta, dotata di pinze integrate, che consente di ripartire in autonomia. Il dispositivo va però ricaricato periodicamente e a basse temperature offre prestazioni ridotte.

Nella scelta dei cavi è opportuno considerare una sezione adeguata al motore, maggiore per i diesel, una lunghezza sufficiente e pinze ben isolate. Per l’avviatore occorre verificare che la corrente di spunto sia compatibile con il veicolo.

Va curata anche la conservazione. Tra i consigli su come usare e riporre i cavi, AUTODOC ricorda che «le pinze dovrebbero stare lontane dall’umidità» e che i cavi non vanno piegati eccessivamente. Nel periodo delle piogge autunnali, una custodia impermeabile contribuisce a mantenerli efficienti.

Perché l’avviamento con i cavi non chiude la questione

L’avviamento con i cavi risolve l’emergenza ma non elimina la causa. Pochi minuti al minimo non bastano a ricaricare una batteria molto scarica: è preferibile percorrere un tragitto di una certa durata e sottoporre poi la batteria a un controllo. Se questa ha già diversi anni e il test ne conferma la ridotta efficienza, la sostituzione prima dell’inverno rappresenta la scelta più prudente, in particolare per chi risiede in quota. Qualora invece la batteria risulti in buono stato ma continui a scaricarsi, sarà necessario estendere la verifica all’alternatore e a eventuali assorbimenti anomali dell’impianto elettrico.