Agricoltori in ginocchio dopo l’alluvione: «Inondati 900 ettari, tutte morte le coltivazioni. Ora serve un piano decennale»
Il presidente provinciale Enrico Parisi, ospite di “Dentro La Notizia”, spiega i problemi derivati dall’alluvione: «900 ettari sono stati colpiti e per ottenere risultati bisogna aspettare almeno otto anni». E dall’associazione arriva l’aiuto da azienda ad azienda
Imprese agricole rase al suolo, un’ondata senza fine che ha messo in ginocchio la Calabria. La piena provocata dal Ciclone Nils ha colpito duramente il territorio e solo quando l’acqua si è finalmente ritirata è cominciata la vera emergenza: stimare le perdite. Un compito tutt’altro che semplice, come evidenzia il presidente provinciale di Coldiretti Cosenza, Enrico Parisi.
«Qui stiamo parlando di una conta dei danni che va fatta – spiega – in un piano di ammortamento che va da zero, inteso come oggi, quindi ripartenza, ad anno dieci. Perché se andiamo su una coltura arborea, come un qualsiasi agrume, per la produttività andiamo oltre l’ottavo anno».
Le prime problematiche, però, sono già sotto gli occhi di tutti, a prescindere dal ragionamento a lungo termine: «Gli ettari inondati sono oltre novecento». Una frase che, da sola, getta un’ombra spettrale sull’intera area del cosentino duramente colpita dal Ciclone Nils. «Per non parlare delle coltivazioni di ortaggi – aggiunge Parisi – perché quelle sono morte tutte e non c’è più niente da recuperare. Con tutta l’acqua caduta nei giorni scorsi, qualsiasi pianta, qualsiasi albero va in asfissia e muore. Ed è esattamente quello che è successo».
Le due proposte di Coldiretti, fra gestione dell’acqua e cambiamenti climatici
Parisi lancia due appelli. Il primo è quello di ripensare la gestione delle acque in un partenariato pubblico privato: «Dobbiamo iniziare a ragionare e a lavorare su un piano di coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti: gli agricoltori sono i primi – spiega il presidente provinciale di Coldiretti – custodi dell’ambiente, ma dobbiamo essere messi anche in condizione di operare». E fa un esempio specifico, ovverosia la legge orientamento del 2001 che propone gli agricoltori come tutori del territorio.
Il secondo punto piazzato da Parisi, invece, è quello di ripartire dal disastro. E usa un sintagma ben precisa, spesso saltata da chi si è esposto sull’argomento: cambiamento climatico. «Non si può rilasciare nel dubbio e nelle nebulose la gestione di questi problemi climatici, perché una cosa è sicura: i cambiamenti climatici sono in atto e noi abbiamo bisogno di strumenti concreti per affrontarli e prepararci al meglio ai prossimi anni, altrimenti non si va avanti».
Coldiretti Calabria e l’ondata di solidarietà per le aziende colpite
Dal canto suo, Parisi spiega che Coldiretti Calabria sta già lavorando per aiutare le aziende più colpite: «Noi stiamo dislocando sulle aziende che hanno maggiore necessità i balloni, stiamo spostando animali… L’idea è quella di movimentarsi il più possibile per far sì che ci sia una sorta di aiuto reciproco fra chi, in questo momento, ha estremo bisogno di una mano e chi invece non è stato, per esempio, colpito».
Verso un mondo che cambia, Parisi e Coldiretti chiedono un cambiamento. Per non lasciare gli agricoltori nell’incertezza e non dover sempre ricorrere alla seppur meravigliosa macchina della solidarietà.