Al via la demolizione dell’ecomostro di Punta Scifo a Crotone, Legambiente: «Segnale importante contro l’abusivismo»
L’associazione commenta la partenza delle operazioni per abbattere il Marine Park Village al termine di una complessa vicenda giudiziaria: «Indispensabile far rispettare la legge e rafforzare i controlli»
«La notizia dell’avvio delle demolizioni delle opere abusive del cosiddetto “Marine Park Village” realizzate a Punta Scifo rappresenta un segnale importante per la collettività e un passaggio decisivo verso la giustizia ambientale in un territorio di straordinaria bellezza, troppo spesso compromesso dall’abusivismo edilizio. Le operazioni di abbattimento, finanziate con fondi in parte ministeriali e in parte comunali, giungono al termine di una complessa vicenda giudiziaria nella quale si sono costituiti parte civile il Comune di Crotone e Legambiente Calabria, assistita dagli avvocati del Centro di Azione Giuridica dell’associazione: in primo grado dall’avv. Anna Parretta, in secondo grado dall’avv. Domenico Poerio e, dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione, dall’avv. Arnaldo Maria Manfredi». È quanto si legge in una nota a firma di Anna Parretta, presidente di Legambiente Calabria, e Rosaria Vazzano, presidente del Circolo di Crotone.
«Il Tribunale penale di Crotone ha condannato gli imputati, riconoscendo il diritto al risarcimento del danno per la lesione degli interessi ambientali, con una lunga e articolata sentenza (n. 809, depositata il 28.09.2021) – sottolineano nella nota Parretta e Vazzano –. Tale decisione è stata successivamente riformata dalla Corte d’Appello di Catanzaro con sentenza n. 729/2024, che ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione dei reati, e poi parzialmente riformata dalla Corte di Cassazione, che ha annullato senza rinvio nei confronti di una delle parti appellanti, dichiarando inammissibili gli altri ricorsi. In sede giudiziaria è stata comunque accertata l’esistenza di una lottizzazione abusiva a scopo edificatorio in un’area di elevato pregio paesaggistico e ambientale, che avrebbe determinato una trasformazione urbanistica illegittima del territorio: 79 bungalow con ristorante di 352 m², piazzali su piattaforme in cemento armato per 8.500 m³, una piscina con oltre 3.300 m² di superficie in cemento armato, parcheggi e viabilità carrabile e pedonale per circa 13.000 m², un impianto di depurazione e ulteriori opere accessorie, tutte realizzate sulla base di un permesso a costruire rilasciato in violazione degli strumenti urbanistici e delle norme vigenti.»
«La Calabria è tra le regioni italiane maggiormente esposte alla pressione del “mattone illegale”, in particolare lungo le aree costiere, come evidenziato anche dal Rapporto Ecomafia di Legambiente – riportano nella nota Parretta e Vazzano –. Allo stesso tempo, la percentuale di demolizioni effettivamente eseguite resta molto bassa: solo l’11%, secondo il monitoraggio “Abbatti l’abuso” realizzato da Legambiente in collaborazione con la Regione Calabria. Un dato che colloca storicamente i Comuni calabresi agli ultimi posti nella classifica nazionale degli abbattimenti. La maggior parte degli interventi riguarda i Comuni costieri (73%), mentre il restante 27% interessa i Comuni dell’entroterra, con una media di 12,1 demolizioni per Comune.»
«È indispensabile far rispettare la legge e rafforzare i controlli per impedire a monte la realizzazione di manufatti abusivi che, una volta costruiti, comportano costi ambientali ed economici elevati per la collettività – concludono Parretta e Vazzano nella nota –. Occorre ripristinare i luoghi, restituire integrità al paesaggio e mettere in sicurezza il territorio, restituendogli bellezza. La Calabria può e deve segnare un’inversione di tendenza.»