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09/02/2026 ore 12.35
Ambiente

Città calabresi libere dallo smog ma Legambiente avverte: «Limiti più severi per il 2030, non abbassare la guardia»

I dati emergono dal rapporto “Mal'Aria di città 2026” che fa il punto sullo stato della qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani. Palermo maglia nera, seguita da Milano, Napoli e Ragusa

di Redazione Attualità

I capoluoghi di provincia calabresi rispettano i limiti di legge sia per le polveri sottili (PM10 e PM2.5) che per il biossido di Azoto (NO2). È quanto emerge dal il nuovo rapporto "Mal'Aria di città 2026" di Legambiente, diffuso oggi, e che fa il punto sullo stato della qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia italiani.

Al Governo l'associazione torna a chiedere di «rafforzare - e non indebolire - le politiche per la qualità dell'aria, intervenendo su tutte le principali fonti emissive, trasporti, riscaldamento domestico, industrie, agricoltura e allevamenti intensivi, e garantendo risorse adeguate, soprattutto nei territori più esposti come il bacino padano, dove i recenti tagli ai fondi rischiano di compromettere i risultati raggiunti e di allontanare ulteriormente l'obiettivo 2030».

«Il nuovo rapporto Mal'aria ci consegna due notizie positive - commenta Anna Parretta, presidente regionale dell'associazione -. Da un lato sono tornati disponibili, in Calabria, i dati ufficiali Arpacal che erano fermi a giugno 2022, sanando una circostanza che avevamo definito molto preoccupante non essendo garantita la trasparenza sull'effettivo funzionamento delle centraline di monitoraggio; dall'altro lato, soprattutto, la qualità dell'aria nei capoluoghi di provincia calabresi, non presenta criticità importanti a differenza di altre città d'Italia in cui le concentrazioni di sostanze inquinanti mettono a rischio il benessere e la salute dei cittadini».

Parretta continua dichiarando che al momento «ci sono buone notizie ma se consideriamo la nuova normativa europea sulla qualità dell'aria (Direttiva 2024/2881) che fissa limiti più severi per il 2030, si profilano sforamenti anche in alcune città calabresi con conseguente necessità di riduzione delle concentrazioni in riferimento alle polveri sottili (PM10) senza considerare che le raccomandazioni dell'OMS al 2050 sono ancora più stringenti. Non si deve quindi abbassare la guardia: la qualità dell'aria è un grande valore da salvaguardare, con l'obiettivo di proteggere la salute umana e gli ecosistemi». 

Palermo maglia nera

Nel 2025 sono scese a 13 le città che hanno superato i limiti giornalieri di polveri sottili PM10 (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni all'anno) contro i 25 del 2024, i 18 del 2023 e i 29 del 2022. Quello del 2025 è dunque uno dei bilanci più positivi degli ultimi anni. Palermo ha la maglia nera, seguita da Milano, Napoli e Ragusa.

Se i nuovi limiti europei del 2030 sulla qualità dell'aria fossero già in vigore oggi sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il particolato PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l'NO2 (biossido di azoto). Legambiente rileva che i trend di riduzione del PM10 sono troppo lenti: 33 città rischiano di non centrare gli obiettivi al 2030 anche mantenendo l'attuale ritmo di diminuzione. 

Palermo ha registrato 89 giorni oltre il limite, Milano 66, Napoli 64 e Ragusa 61. Sotto le sessanta giornate ci sono Frosinone con 55 sforamenti, Lodi e Monza con 48, Cremona e Verona con 44, Modena con 40, Torino con 39, Rovigo con 37 e Venezia con 36 giorni di superamento. Nessuna città supera i valori annuali previsti dalla normativa vigente per PM10, PM2.5 e biossido di azoto.

Guardando al 2030 con la revisione della Direttiva europea sulla qualità dell'aria il 53% dei capoluoghi italiani (55 città su 103) non rispetta già ora il limite previsto per il PM10 di 20 microgrammi per metro cubo. Le più distanti dall'obiettivo sono Cremona, Lodi, Cagliari, Verona, Torino e Napoli. La situazione è ancora più critica per il PM2.5, dove 68 città su 93, pari al 73%, hanno una media annuale superiore a 10 microgrammi per metro cubo.

I casi più problematici sono Monza, Cremona, Rovigo, Milano, Pavia, Vicenza. Per quanto riguarda il biossido di azoto, 40 città su 105, pari al 38%, non rispettano il nuovo valore di 20 microgrammi per metro cubo. Su tutte Napoli, Torino, Palermo, Milano, Como e Catania.

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