«Così il bosco rinasce»: in Calabria i tronchi bruciati diventano una barriera naturale contro erosione e dissesto
Il progetto Tech4You sperimenta interventi a basso costo e impatto ridotto nei boschi colpiti dal fuoco: Bombino e Russo raccontano risultati, applicazioni e prospettive della ricerca
Il prof. Giuseppe Bombino è professore di Idraulica agraria e sistemazioni idraulico-forestali presso il Dipartimento di Agraria dell'Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria. Sviluppa linee di ricerca sulla conservazione degli ecosistemi forestali, sulle dinamiche idro-geo-morfologiche dei corsi d'acqua e sulla mitigazione del dissesto idrogeologico. È stato presidente dell'Ente Parco dell’Aspromonte e coordinatore di Federparchi Calabria. Da marzo 2024 è componente aggregato della Commissione Tecnica PNRR-PNIEC presso il ministero dell’Ambiente.
Nell’ambito del progetto Tech4You, Spoke 3, ha coordinato un gruppo di ricerca che si è occupato della gestione del bosco in post-incendio.
Lo abbiamo intervistato.
Partiamo dall’idea di fondo: come nasce l’intuizione di trasformare i tronchi bruciati, anziché rimuoverli, in una barriera naturale contro l’erosione?
Come spesso accade, l’idea era già stata sperimentata da quella che potremmo definire l’intelligenza nativa della Natura. Subito dopo il disastroso incendio dell’agosto del 2021, ci siamo recati in Aspromonte per osservare e valutare gli effetti di quell’evento così estremo. Ci trovammo dinanzi a centinaia di ettari di bosco e di foresta bruciati, e a decine di migliaia di alberi schiantati al suolo a causa della violenza del fuoco. Tornammo di nuovo dopo un paio di settimane. Notammo che diversi tronchi atterrati si erano casualmente posizionati in direzione ortogonale rispetto alla linea di massima pendenza del versante, orientandosi, quindi, lungo le curve di livello. Osservammo pure che, a tergo di questi tronchi, dopo i primi eventi di pioggia di settembre, si era accumulato il terreno eroso dalle precipitazioni. La «sacca» di sedimento fine bloccata dai tronchi, inoltre, era già stata colonizzata dalla vegetazione.
Da qui, l’idea di emulare la soluzione suggerita dalla Natura. È nato così il progetto pilota sviluppato in seno allo Spoke 3 del progetto Tech4You.
Boschi bruciati, la soluzione nata in Calabria: i tronchi diventano una barriera naturale contro frane e alluvioniChe cosa succede concretamente su un versante dopo un incendio e perché il rischio di frane e alluvioni può aumentare così rapidamente con le prime piogge intense?
Il bosco, tra le altre, svolge un’insostituibile funzione protettiva. Un incendio boschivo estremo, eliminando drasticamente la volta vegetale, lascia il suolo completamente scoperto. Le prime piogge intense autunnali, tipiche dell’ambiente semi-arido mediterraneo, scaricano il loro potenziale energetico direttamente sul terreno nudo, poiché è venuta meno l’intercettazione da parte delle chiome degli alberi. D’altra parte, l’assetto geo-litologico e geomorfologico delle nostre aree montane, con prevalenza di versanti con accentuata pendenza, offre un ulteriore forzante naturale all’innesco dei processi erosivi. L’azione combinata tra piogge intense, mancanza di copertura vegetale e predisposizione dei versanti all’erosione causa, quindi, l’innesco dei processi di disgregazione del suolo, con il distacco ed il trasporto a valle di ingenti masse di detriti, con tutto ciò che ne consegue.
Come vengono posizionati i tronchi e quale funzione svolgono una volta sistemati lungo le curve di livello?
I tronchi vengono riorientati senza ausilio di mezzi sul posto, quindi nessun ulteriore disturbo viene arrecato all’ecosistema forestale già ferito dall’incendio. Una volta posizionati ortogonalmente rispetto alla linea di massima pendenza del versante, vengono immobilizzati infiggendo nel terreno picchetti in legno realizzati in loco con parti della stessa pianta; ciò al fine di evitare il rotolamento del tronco verso valle. I vuoti tra il tronco e il terreno vengono «riempiti» con ramaglia e pietre. Si crea, così, una vera e propria barriera che intercetta il deflusso idrico che scorre lungo il versante e blocca il trasporto solido da esso veicolato. Le barriere anti-erosive, la cui configurazione dipende dalle caratteristiche topografiche del versante da stabilizzare, modificano i principali fattori che regolano i processi erosivi, contribuendo, quindi, a controllare il fenomeno del dissesto idrogeologico.
Uno degli aspetti più interessanti è il basso costo dell’intervento, perché si utilizza materiale già presente sul territorio. Può questa tecnica diventare una strategia diffusa per la gestione dei boschi calabresi devastati dagli incendi?
Unitamente alla prevenzione del fenomeno degli incendi boschivi, gli interventi di ripristino degli ecosistemi danneggiati dal fuoco diventeranno sempre più importanti e urgenti. D’altra parte, occorre tenere presente che un versante interessato dai processi erosivi è instabile e diviene sempre più ostile e non agevola le dinamiche naturali che conducono al ritorno del bosco in tempi brevi.
Anche il portato normativo in materia di interventi post-incendio è estremamente restrittivo, poiché il legislatore, comprensibilmente, ha voluto scoraggiare ogni possibile speculazione intorno a questo fenomeno.
Questa misura naturalistica, tuttavia, utilizza il materiale già presente in situ, altrimenti da bonificare con costi non trascurabili, non richiede l’installazione di un cantiere, né l’introduzione di macchine o attrezzature. È esclusivamente manuale e necessita di risorse umane non specializzate. Pertanto, la semplicità realizzativa ed i costi estremamente contenuti consentono la sua applicazione su ampia scala, su tutto il territorio nazionale, basandosi sostanzialmente sulla valorizzazione del capitale umano che, in Calabria così come in Italia, rappresenta un valore aggiunto insostituibile.
Coerentemente con le previsioni del legislatore, inoltre, la misura consente di intervenire subito dopo l’evento estremo, contribuendo a stabilizzare le aree montane in vista delle piogge intense autunnali.
Il modello è esportabile a livello globale su tutte le aree boschive percorse da eventi estremi.
Infine, possiamo considerare questa esperienza un cambio di paradigma: non limitarsi a ricostruire ciò che l’incendio ha distrutto, ma utilizzare ciò che rimane per aiutare la natura a rigenerarsi? E quali prospettive vede per questa soluzione nei prossimi anni?
Decisamente sì! In fondo, questa misura naturalistica non fa altro che accompagnare il bosco verso la rinascita, incrementandone la resilienza e accelerando significativamente le dinamiche ecologiche che sottendono la rigenerazione dell’ecosistema. L’efficacia dell’intervento, come detto, si esplica in prima istanza sulla stabilizzazione del versante, attraverso il controllo dei processi erosivi. Il consolidamento superficiale della pendice, quindi, crea le condizioni favorevoli perché la rinnovazione naturale possa più facilmente insediarsi, colonizzare il versante e svilupparsi. Dopo alcuni anni, la barriera naturalistica, decomponendosi, è destinata a scomparire, ma il giovane bosco, ormai, si sarà affermato.
A differenza dei tradizionali interventi di sistemazione idraulica-forestale e di ingegneria naturalistica, che richiedono procedure autorizzative complesse e la movimentazione di materiali esterni, la soluzione proposta riduce tempi e costi di intervento e limita i disturbi all’ecosistema forestale già compromesso dall’evento estremo.
L’efficacia della misura, infine, è in linea con le evidenze della letteratura scientifica, che mostrano un effetto positivo della barriera anti-erosiva sulla riduzione del deflusso, sul contenimento del sedimento e sulla rigenerazione vegetale nelle prime fasi post-fire, inserendosi, a pieno titolo, nel più ampio concetto delle Nature-based Solutions, che privilegia interventi a basso impatto, rapidi da implementare, coerenti con le dinamiche dell’ecosistema e funzionali al recupero delle aree percorse dal fuoco.
Naturalmente spero che nei prossimi anni non vi siano incendi estremi come quelli del recente passato e Pollino, Sila e Aspromonte ostendono ancora migliaia di ettari bruciati, su cui questa soluzione potrebbe essere facilmente applicata.
L’esperienza condotta dimostra come il mondo della ricerca possa diventare strategico nel sostenere lo sviluppo dei territori e per la valorizzazione e la tutela del patrimonio boschivo. Il sistema da voi sviluppato è stato testato in ambiente reale?
Sì. L’Azienda Calabria Verde, con cui abbiamo proficuamente collaborato nell’ambito del progetto Tech4You, ha realizzato a scala reale la misura proposta nei territori montani dell’Aspromonte e in particolare nei Comuni di Roccaforte del Greco e Condofuri, per complessivi 10 ettari, nonché nella zona collinare della città di Catanzaro, presso la Pineta di Siano, dove la misura naturalistica è stata attuata per ripristinare una superficie di circa 5 ettari.
Uscire dai laboratori e condividere intuizioni e soluzioni concrete sul territorio rappresenta un’ottima via per ottimizzare la spesa pubblica.
Professoressa Russo, lei è stata la Spoke leader dello Spoke 3 coordinato dall’Università di Reggio Calabria in seno al progetto Tech4You. Il risultato illustrato dal prof. Bombino è stato sviluppato nell’ambito di uno dei progetti pilota. In particolare questo Spoke di cosa si è occupato?
Il Progetto Tech4You è stato strutturato in linee di ricerca tematiche attribuite a Spoke coordinati dagli enti pubblici partner del progetto. L'obiettivo generale dello Spoke 3 si è concentrato sullo sviluppo di soluzioni avanzate per la mitigazione e/o l’adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici su foreste, agricoltura e sistemi alimentari. I cambiamenti climatici hanno un impatto diretto sulle foreste, sulla disponibilità di suolo e acqua e sulla produttività delle colture, quindi sulla disponibilità ed accesso al cibo ed incidono significativamente sulla qualità e sulla sicurezza degli alimenti. A tal fine, Spoke 3 ha organizzato le linee operative su sei Progetti Pilota ed i risultati conseguiti sono frutto dell'interconnessione di competenze multidisciplinari dell'università capofila, l’Università di Reggio Calabria, delle sue affiliate, nello specifico l’Università della Calabria e della Basilicata, del CREA nonché partenariati pubblico-privati selezionati appositamente per innalzare il livello di maturità tecnologica delle soluzioni tecnologiche sviluppate affinché le stesse potessero essere rese disponibili ai potenziali utilizzatori.
Le attività svolte all'interno dello Spoke 3 hanno prodotto 12 Piattaforme ICT e Software, 16 prototipi/dimostratori fisici tra cui: una piattaforma open-source per l’agricoltura di precisione e una serra dimostrativa allestita per lo sviluppo della raccolta robotizzata, un sistema IoT per il monitoraggio per il benessere animale e l’allevamento sostenibile, un sistema blockchain per la gestione sostenibile della filiera del legno, sistemi smart per l’allevamento di insetti a scopo alimentare, l’arca alimentare modulare galleggiante avanzata, una meta-piattaforma ICT per la gestione intelligente della filiera alimentare e sistemi integrati per la valorizzazione totale dei rifiuti e dei residui agroindustriali.
In sintesi Tech4You ha consentito di creare un ambiente di innovazione capace di dare risposte concrete alle esigenze di un mondo in rapida evoluzione e lo Spoke 3 in particolare in un ambito strategico per le economie delle regioni del Mezzogiorno, tutte soluzioni disponibili che vi racconteremo nei prossimi appuntamenti.
Quanto è importante, oggi, portare rapidamente i risultati della ricerca fuori dai laboratori per trasformarli in interventi concreti?
Importantissimo. È la chiave per lo sviluppo. Ed infatti era uno degli obiettivi strategici del Progetto Tech4You finanziato nell’ambito del PNRR, è un obiettivo fondante dell’Ecosistema dell’Innovazione che abbiamo creato e che grazie al progetto Zephyrus - «Zero Emission Pathway through an Holistic Approach to Climate Change Mitigation, Urban Regeneration and Sustainable Development», finanziato dal MUR ad aprile 2026 con oltre 18 milioni di euro coordinato dall’ecosistema dell'innovazione Tech4You con gli ecosistemi della Lombardia, MUSA, e dell’Emilia Romagna, ECOSISTER, consentirà la creazione di un Polo nazionale proprio per portare i risultati della ricerca fuori dai laboratori per trasformarli in interventi concreti.
Questo obiettivo è, peraltro, in linea con la Terza Missione delle Università. Questa missione promuove processi di interazione diretta dell’Università con la società civile, le istituzioni ed il tessuto imprenditoriale, con l’obiettivo di promuovere la crescita economica e sociale dei territori affinché la conoscenza possa diventare strumentale per l’ottenimento di benefici di natura sociale, culturale ed economica.
Il trasferimento della conoscenza rappresenta un’esigenza necessaria per veicolare direttamente sul territorio le migliori soluzioni da attuare, come nel caso della ricerca presentata dal prof. Bombino nel vasto campo agro-forestale sviluppata in seno all’Ecosistema dell’Innovazione dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria.