Dal mare verde alle Caretta caretta fino alla Posidonia, perché conoscere il mare è il primo passo per proteggerlo: parla l’esperta
La biologa marina Laura Pirrera analizza lo stato di salute delle nostre coste, spiegando i fenomeni biologici e l'importanza di una gestione consapevole del territorio. Dall'impatto dei cambiamenti climatici alla valorizzazione delle risorse naturali, ecco come cittadini e operatori possono contribuire alla tutela dell'ambiente
Capire il mare per rispettarlo e per viverlo in modo consapevole: è questo l'obiettivo del seminario che si è tenuto sabato 4 luglio, nella Casa della cultura, a Pizzo, condotto dalla biologa marina Laura Pirrera, nell’ambito degli Incontri interculturali sull’acqua promossi dal Festival Thàlassa – Storie dal Mare, organizzato da GALPA MariCal e ideato e diretto artisticamente da Angelica Artemisia Pedatella.
Un appuntamento pensato per i cittadini, i turisti e gli operatori balneari che desiderano vivere la stagione estiva in modo più consapevole, superando i falsi allarmismi e scoprendo la complessa biologia racchiusa nelle nostre coste.
Durante l'incontro, la professionista da un decennio in forza all’Arpacal ha spiegato, in modo semplice e accessibile, le dinamiche chimico-biologiche che regolano l'ecosistema marino. Abbiamo approfondito queste tematiche con lei in questa intervista.
Perché oggi è così importante fare educazione ambientale sul mare, soprattutto durante la stagione estiva?
«L'educazione ambientale sul mare è strategica per la tutela dell'ecosistema marino perché le coste sono il principale capitale naturale ed economico della nostra regione. Sensibilizzare le persone durante l'estate consente di mitigare l'impatto antropico e turistico sulla biodiversità e sugli habitat marini, proprio quando la pressione antropica e turistica aumenta il rischio di inquinamento».
Ogni estate si parla di "mare sporco" quando l'acqua assume una colorazione verde o compaiono schiume bianche. Quanto c'è di vero in queste preoccupazioni?
«Purtroppo è facile parlare di mare sporco, ma è molto importante saper comprendere perché il mare si colora, in quanto non sempre si tratta di fenomeni di inquinamento. Nel caso dell’acqua verde, è un’esplosione di fitoplancton che dona all'acqua quella colorazione, un fenomeno del tutto naturale. La crescita di queste microalghe, che vivono sospese nell'acqua, è regolata dalla luce e dalla presenza di nutrienti, come azoto e fosforo. I tratti di mare costieri sono particolarmente sensibili perché, attraverso i corsi d'acqua e la pioggia, ricevono ulteriori apporti nutritivi dalla terraferma. Quando questi elementi aumentano troppo a causa delle attività umane, si rischia il fenomeno dell'eutrofizzazione, che può alterare l'equilibrio marino. Per questo, la salute del mare dipende strettamente da come gestiamo il territorio a monte».
Come si possono distinguere i fenomeni naturali dai veri episodi di inquinamento?
«Per distinguere i fenomeni naturali da quelli di inquinamento bisogna conoscerli, per questo serve informazione. Se si tratta di chiazze marroni e maleodoranti è in corso probabilmente uno sversamento di natura reflua e occorre segnalarlo alle autorità competenti, ovviamente evitando di fare il bagno. Se ci sono acque verdi e schiume bianche che odorano di mare e non di fogna, con bolle incolori, siamo di fronte alla natura che prolifera. Uno scarico porterebbe schiume maleodoranti. Se di natura chimica, la schiuma sarebbe con bolle iridescenti e dall'odore pungente. Per cui al turista consapevole basta attivare vista e olfatto per rendersi conto autonomamente di cosa ha di fronte, evitando falsi allarmismi».
La Calabria sta diventando sempre più importante per la nidificazione della tartaruga Caretta caretta. Cosa significa questo dal punto di vista ambientale?
«L’aumento delle nidificazioni di tartaruga Caretta caretta in Calabria, in particolare lungo la Costa dei Gelsomini, rappresenta un indicatore cruciale di salute ambientale e un successo per la biodiversità marina. Dal punto di vista ambientale, questo fenomeno ha tre significati principali: la qualità dell'ecosistema che conferma l'elevato valore ecologico delle spiagge calabresi, che a loro volta offrono condizioni ideali di temperatura, pulizia e stabilità della sabbia per l'incubazione delle uova. L’hotspot di biodiversità che consacra la Calabria come uno dei principali santuari e nidi d'Italia per questa specie protetta. La responsabilità di conservazione che comporta la necessità urgente di tutelare questi habitat dall'antropizzazione, dall'inquinamento luminoso e dal turismo invasivo».
La Posidonia viene spesso scambiata per un rifiuto quando si accumula sulle spiagge. Perché invece è una risorsa preziosa per l'ecosistema?
«La Posidonia oceanica è l'ecosistema più importante del Mediterraneo (polmone blu) e quello che dona più servizi ecosistemici alle comunità costiere, che anziché considerarla un rifiuto dovrebbero benedire la sua presenza. Questa pianta marina, che forma estese praterie dai 5 ai 40 mt di profondità, è il primo scudo contro l'erosione costiera grazie alla formazione delle “banquettes” (accumuli naturali di foglie morte e resti vegetali) che agiscono come un ostacolo naturale che attenua l'energia del moto ondoso, trattenendo la sabbia e proteggendo il litorale dalle mareggiate invernali. Inoltre Posidonia è un serbatoio di ossigeno, assorbe la CO₂ atmosferica, hotspot di biodiversità, area di nursery per molte specie di pesci nonché filtro naturale, trattenendo i sedimenti in sospensione e rendendo l'acqua del mare visibilmente più limpida e trasparente».
Il cambiamento climatico sta modificando il nostro mare. Quali sono i segnali più evidenti che osserva come biologa marina?
«Il cambiamento climatico sta trasformando profondamente il nostro mare sotto più punti di vista, dalle alterazioni fisico-chimiche dell'ambiente marino, dove si registrano ondate di calore subacquee senza precedenti e una temperatura superficiale costantemente sopra la norma, all'acidificazione delle acque dovuta all'assorbimento massiccio di anidride carbonica che indebolisce e corrode i gusci calcarei di molluschi e organismi marini, mentre l'innalzamento del livello del mare accelera l'erosione delle nostre coste. Altre conseguenze riguardano la biologia delle specie e la tenuta degli ecosistemi: assistiamo al fenomeno della meridionalizzazione, con specie native delle aree più calde che si spostano stabilmente verso i bacini settentrionali, affiancato da una massiccia invasione di specie aliene termofile che entrano attraverso i canali artificiali e soppiantano i pesci locali. Il caldo altera inoltre i naturali cicli riproduttivi degli organismi, anticipando la deposizione delle uova e scatenando fioriture algali anomale in stagioni un tempo impensabili. Il risultato finale di queste pressioni è la crisi degli ecosistemi chiave che sostengono la vita marina. Le scogliere coralline subiscono uno sbiancamento distruttivo perché lo stress termico interrompe la simbiosi con le alghe vitali, portando i coralli alla morte. Parallelamente, le praterie di Posidonia oceanica, fondamentali per la produzione di ossigeno e la protezione dei fondali, regrediscono rapidamente, mentre la ridotta circolazione dell'acqua genera pericolose zone morte prive di ossigeno nei fondali profondi».
Cosa significa concretamente fare turismo consapevole quando si va al mare?
«La conoscenza diretta e corretta dei fenomeni naturali è la base indispensabile per comprendere e tutelare l'ambiente. Spiegare ai bagnanti perché non bisogna abbandonare le plastiche, come funziona il ciclo della posidonia o cosa fare se si incontra un animale marino protetto, trasforma il turista da semplice spettatore a difensore attivo dell'ambiente. In questo processo, il coinvolgimento dei gestori degli stabilimenti balneari è fondamentale perché collegano direttamente il pubblico al mare, offrendo l’opportunità di operare come presìdi di educazione ambientale e promuovere una gestione virtuosa delle spiagge».
Guardando al futuro, qual è la sfida più importante per conciliare turismo, economia e tutela del mare?
«Prima di ogni cosa, svegliare le coscienze di tutti».