Disastro ambientale di Scala Coeli, Legambiente sarà parte civile nel processo: «Si faccia luce sulle responsabilità»
L'associazione seguirà tutte le fasi del procedimento giudiziario sullo sversamento di 15 mila metri cubi di percolato nel fiume Nicà e nel Mar Ionio. L'udienza preliminare è fissata per il 15 settembre
«L’Associazione, a tutti i livelli, seguirà l’intero procedimento giudiziario e si costituirà parte civile a tutela del territorio». Lo assicura Legambiente in una nota stampa in merito alla vicenda della discarica di Scala Coeli nel Cosentino.
In particolare, «in relazione al grave disastro ambientale verificatosi il 22 giugno 2023 a Scala Coeli (Cosenza) – ricorda il sodalizio - la Procura della Repubblica di Castrovillari ha concluso le indagini preliminari e ha richiesto il rinvio a giudizio degli indagati. In quella circostanza, circa 15.000 metri cubi di percolato fuoriusciti dalla discarica di rifiuti speciali non pericolosi situata in località Pipino, gestita dalla società Bieco S.r.l., si riversarono nel reticolo idrografico del fiume Nicà fino a raggiungere il Mar Ionio, con pesanti ripercussioni sul territorio e sugli ecosistemi. L’udienza preliminare davanti al G.U.P. del Tribunale di Castrovillari è stata fissata per il 15 settembre 2026: agli indagati sono contestati diversi capi di imputazione, tra cui il reato di disastro ambientale».
«La Procura ha inoltre individuato quali persone offese dal reato lo Stato – nella persona del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica –, la Regione Calabria e i Comuni di Scala Coeli (CS), Cariati (CS) e Crucoli (KR). Legambiente Nazionale, Legambiente Calabria e il Circolo Legambiente Nicà esprimono soddisfazione per la conclusione delle indagini preliminari, che rappresenta un passaggio decisivo nell’accertamento delle responsabilità relative a uno dei più gravi episodi di inquinamento ambientale verificatisi negli ultimi anni sulla costa ionica calabrese, e auspicano che il procedimento giudiziario consenta di fare piena luce sull’accaduto».
L’associazione fa rilevare: «La valle del Nicà costituisce un importante e straordinario patrimonio naturalistico, caratterizzato da un delicato equilibrio tra ecosistemi fluviali, aree agricole e ambiente marino, la cui tutela rappresenta un interesse pubblico primario da preservare nell’interesse delle comunità locali e delle generazioni future. Per tali ragioni, Legambiente non solo continuerà a promuovere iniziative di monitoraggio, sensibilizzazione e difesa dell’ambiente affinché un disastro simile non possa più verificarsi, ma seguirà con la massima attenzione tutte le fasi del procedimento giudiziario, costituendosi parte civile affinché vengano accertate tutte le responsabilità e sia garantita la piena applicazione del principio – sancito dall’ordinamento – secondo cui chi inquina deve rispondere delle proprie azioni e contribuire al ripristino dei luoghi danneggiati».