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07/09/2026 ore 17.01
Ambiente

Il Super El Niño cambia l’inverno in Italia, ecco le previsioni: «Novembre e dicembre senza piogge, poi freddo e nevicate»

L’analisi del meteorologo Mario Giuliacci individua due fasi molto diverse: un inizio più asciutto, poi un possibile cambio di scenario con irruzioni fredde e nevicate significative. Colpa di tre anomalie significative: ci sono anche il Tripolo Atlantico e la Qbo

di Redazione Attualità

L’inverno italiano potrebbe mostrare un andamento tutt’altro che lineare, con una prima parte più asciutta e una seconda fase potenzialmente segnata da maggiore dinamicità atmosferica. È la tendenza per la stagione 2026-2027 delineata dal colonnello Mario Giuliacci, che individua in particolare nei mesi di gennaio e febbraio il possibile momento di svolta, con l’arrivo di aria fredda e nevicate anche significative.

Al di là della singola previsione stagionale, l’analisi riporta al centro una questione sempre più rilevante per l’Italia: quanto sia diventato difficile descrivere l’evoluzione del clima attraverso schemi meteorologici tradizionali, in un contesto segnato da anomalie sempre più marcate e da una maggiore variabilità degli eventi.

Secondo Giuliacci, a influenzare l’andamento della prossima stagione invernale potrebbero essere soprattutto tre elementi: El Niño, il Tripolo Atlantico e la QBO, l’oscillazione quasi biennale dei venti della stratosfera equatoriale.

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Un El Niño fuori dall’ordinario

Il primo elemento preso in considerazione è il Pacifico tropicale, dove viene individuata un’anomalia particolarmente intensa. «È un El Niño fortissimo, mai registrato: 2-3 gradi in più», spiega Giuliacci.

Il fenomeno, però, non ha sempre prodotto effetti evidenti sul clima italiano. «Fino adesso, esaminando gli ultimi 50 anni di El Niño, quindi una ventina di casi, avevamo trovato che l'influenza del fenomeno sull'Italia era, direi, scarsa o assente», osserva il meteorologo.

La particolarità dell’attuale configurazione, secondo Giuliacci, rende quindi necessario chiedersi se un’anomalia di questa intensità possa modificare anche il comportamento atmosferico sull’Italia. È proprio l’interazione tra fenomeni che si sviluppano a migliaia di chilometri di distanza e la risposta dell’atmosfera europea a rendere particolarmente complessa una previsione stagionale.

Il ruolo dell'Atlantico e della stratosfera

Al segnale proveniente dal Pacifico si aggiungono altre due anomalie individuate dal meteorologo: il Tripolo Atlantico e la QBO, acronimo di Quasi-Biennial Oscillation.

La QBO riguarda l’alternanza della direzione dei venti nella stratosfera equatoriale, mentre il Tripolo Atlantico descrive una particolare distribuzione delle anomalie delle temperature superficiali dell’oceano Atlantico. Sono fenomeni differenti, ma la loro combinazione può contribuire a modificare la configurazione della circolazione atmosferica.

È proprio nella sovrapposizione di questi segnali che Giuliacci individua una possibile chiave di lettura per il prossimo inverno. «Mettendoci insieme queste tre anomalie», spiega Giuliacci, è emersa una precisa tendenza sull’andamento dell’inverno.

Un inizio di stagione asciutto

La prima parte della stagione potrebbe essere caratterizzata da una situazione poco favorevole alle precipitazioni. Novembre e dicembre vengono infatti indicati come mesi nei quali potrebbero prevalere condizioni più asciutte e risultare limitate anche le occasioni per le nevicate.

«Prima parte dell'inverno: novembre e dicembre (...) senza pioggia e con poche nevicate», afferma Giuliacci.

Si tratta, però, di una tendenza elaborata con largo anticipo rispetto all’inverno e non di una previsione meteorologica puntuale. A questa distanza temporale non è possibile stabilire con precisione quali zone italiane potrebbero eventualmente risentire maggiormente della scarsità di precipitazioni o quali territori potrebbero essere interessati dalle nevicate.

La possibile svolta tra gennaio e febbraio

Il quadro potrebbe cambiare all’inizio del 2027. Gennaio e febbraio, secondo la tendenza individuata, potrebbero essere decisamente più movimentati rispetto ai mesi precedenti.

«Ma gennaio e febbraio saranno molto dinamici», afferma Giuliacci. In questa fase potrebbe aumentare la possibilità di irruzioni fredde sull’Italia e, di conseguenza, di episodi nevosi.

«Probabilmente avremo un'ondata d'aria fredda» e non sono escluse «nevicate significative».

Anche in questo caso, però, il dato più interessante non è tanto la possibilità di una singola nevicata quanto la forte variabilità che può caratterizzare una stagione. Per l’Italia, un inverno con lunghi periodi asciutti alternati a fasi atmosferiche molto più perturbate e fredde rappresenta uno scenario che deve essere valutato attraverso l’evoluzione dei modelli e delle condizioni atmosferiche nelle settimane precedenti agli eventi.

Cosa può davvero dire una previsione a lungo termine

Il limite delle proiezioni stagionali rimane un elemento fondamentale. Una tendenza elaborata mesi prima non può essere trasformata in una previsione dettagliata per una singola città, una montagna o una giornata.

Lo stesso Giuliacci invita infatti alla prudenza: «Non mi chiedete adesso se nevicherà sui rilievi lucani, campani, o nel vostro giardino».

Per capire quale sarà realmente il volto dell’inverno 2026-2027 bisognerà quindi attendere i successivi aggiornamenti. Saranno le nuove elaborazioni e, soprattutto, l’avvicinarsi dei singoli eventi a permettere di definire con maggiore precisione temperature, precipitazioni e possibili irruzioni fredde.

In un clima che sta diventando sempre più difficile da leggere attraverso le sole medie stagionali, la vera sfida resta distinguere una tendenza generale dalla previsione di un evento specifico. E per l’Italia, dove siccità, piogge intense, caldo anomalo e improvvisi cambiamenti della circolazione atmosferica possono alternarsi anche nello stesso anno, questa distinzione diventa sempre più importante.