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17/10/2026 ore 18.08
Ambiente

La mappa che svela tesori geologici nascosti: due giovani ricercatori creano la prima carta geoturistica della Calabria

VIDEO | Nicola Mari e Alessandro Luppino danno vita a un progetto sull’asse Unical-Università di Milano-Bicocca: dieci anni di sopralluoghi sulle tracce di una storia antichissima e affascinante che apre nuove opportunità per il territorio

di Mariassunta Veneziano

C’è una Calabria che non si mostra. Una Calabria che non è fatta di “borghi”, di monumenti, di spiagge e panorami pronti per una foto e una condivisione sui social. Una Calabria straordinaria nel vero senso della parola perché rimasta finora fuori dalle mappe. Finora, appunto. A tracciare i suoi contorni ci hanno pensato due giovani ricercatori calabresi: Nicola Mari, del Dipartimento di Ecologia, Biologia e Scienze della Terra dell’Unical, e Alessandro Luppino, del Dipartimento di Scienze della Terra e dell'Ambiente dell’Università di Milano-Bicocca.

È una Calabria, questa, nascosta nelle forme delle montagne, nelle pareti rocciose, nelle grotte, negli affioramenti e nelle tracce lasciate da milioni di anni di storia geologica. Un patrimonio che può diventare una risorsa per il turismo, la ricerca scientifica e l’educazione ambientale, ma che per essere valorizzato aveva bisogno, prima di tutto, di essere conosciuto e mappato. Da qui lo studio scientifico che ha portato alla realizzazione della prima carta geoturistica della nostra regione.

La ricerca, dal titolo “Geotourism potential in Southern Calabria: insights from the first thematic map of the southernmost part of the italian peninsula”, è stata pubblicata l’8 ottobre scorso sulla rivista Turistica – Italian Journal of Tourism. Una raccolta di 198 siti di interesse geoturistico, organizzati in un database digitale e rappresentati attraverso una carta generale e quattro mappe tematiche.

Un lavoro lungo più di dieci anni

Il progetto è basato su oltre dieci anni di sopralluoghi che Mari ha svolto personalmente girando la Calabria in lungo e in largo, in più di 200 siti. «A un certo punto mi sono detto: e ora cosa ci faccio con tutti questi dati? E la risposta è stata quella di utilizzarli per definire il potenziale geoturistico della regione. Grazie all'aiuto di Alessandro Luppino, che è un esperto di mapping, è nata la prima carta geoturistica integrata della Calabria Meridionale, accompagnata da un sistema di analisi territoriale pensato per rendere più accessibile e valorizzabile questo patrimonio».

I dati sono stati organizzati in un geodatabase basato su sistemi informativi geografici (Gis), «una tecnologia – spiega Mari – che consente di integrare e analizzare informazioni geografiche, individuare distribuzioni spaziali e rappresentare i risultati attraverso mappe tematiche. Anche in modo da poter aggiornare la carta sempre, con nuovi geositi rilevanti».

Ogni sito è stato classificato sulla base di diversi parametri: posizione geografica, comune di appartenenza, tipologia, caratteristiche geologiche, accessibilità e tipo di interesse. La documentazione fotografica e le descrizioni raccolte sul campo completano le informazioni necessarie per interpretare ciascun luogo.

Accanto a posti rinomati, come Pentedattilo o lo Scoglio dell'Ulivo di Palmi, ce ne sono altri quasi sconosciuti come la Grotta di Zagaria a Canolo nel Reggino o la Spiaggia Gabbaturco a Ricadi nel Vibonese. E alcuni rilevati da Mari per la prima volta, come la Grotta dei Mulini a Seminara (Rc) o la Piscina di Marte a Joppolo (Vv).

«La Calabria meridionale custodisce un patrimonio geologico di straordinaria ricchezza e complessità, testimonianza dei processi che hanno modellato il paesaggio e la storia geologica del Mediterraneo – sottolinea Mari –. Una storia naturale che rappresenta una risorsa importante non soltanto per la ricerca scientifica, ma anche per il turismo, l’educazione ambientale e la valorizzazione delle identità locali. Nonostante questo potenziale, il patrimonio geologico è stato finora solo parzialmente documentato e integrato in una visione organica del geoturismo».

Quattro mappe per capire le potenzialità del territorio

Accanto alla carta generale, lo studio presenta quattro mappe tematiche, ciascuna dedicata a un aspetto utile per comprendere come valorizzare i siti censiti.

La prima riguarda la densità dei geositi e permette di individuare le aree in cui si concentra il maggior numero di luoghi d’interesse. La seconda analizza la distribuzione dei siti nei diversi comuni. La terza mappa è relativa ai contesti geologici e mette in relazione i siti con i principali ambienti dell’area. La quarta è dedicata all’accessibilità: valuta quanto sia agevole raggiungere i luoghi, distinguendo quelli facilmente fruibili da quelli che richiedono percorsi più impegnativi, preparazione fisica o particolari precauzioni.

La distribuzione dei geositi

Dall’analisi emerge una distribuzione disomogenea dei geositi. La costa tirrenica presenta concentrazioni particolarmente elevate e condizioni di accessibilità generalmente più favorevoli. Nelle aree interne e montane i siti risultano invece meno numerosi, ma possono offrire esperienze più specializzate e legate alla conoscenza del paesaggio e della geologia.

«Questa diversità – evidenzia Mari – suggerisce la possibilità di sviluppare proposte geoturistiche differenziate: itinerari costieri più facilmente fruibili, percorsi di approfondimento nelle aree montane e interne e iniziative capaci di collegare il patrimonio geologico alle risorse paesaggistiche, naturalistiche e culturali dei territori».

«La ricerca – rimarca – fornisce una base scientifica utile per future iniziative di valorizzazione, per la cooperazione tra comuni e per la progettazione di percorsi di visita rispettosi delle caratteristiche e della fragilità dei luoghi».

Geoturismo, tutela ambientale e sviluppo sostenibile

Il geoturismo, in questa prospettiva, non coincide semplicemente con la visita di un luogo suggestivo. Significa anche comprendere come si è formato un paesaggio, quali processi naturali lo hanno modellato e perché determinate rocce, forme del territorio o testimonianze geologiche meritino di essere conservate.

La geologia diventa così uno strumento per raccontare l’identità dei luoghi e rafforzare il rapporto tra comunità e patrimonio naturale. Una risorsa che, se gestita con attenzione, può contribuire a diversificare l’offerta turistica e a creare nuove opportunità anche nei territori meno conosciuti.

Un punto di partenza

«Questo nostro studio rappresenta un primo quadro integrato del patrimonio geoturistico della Calabria meridionale e uno dei contributi più ampi alla documentazione del geoheritage nel contesto dell’Italia meridionale e alla geoetica del nostro territorio – precisa Mari –. Il lavoro costituisce inoltre un punto di partenza per ampliare il censimento dei geositi, approfondirne le caratteristiche e sviluppare reti geoturistiche a diverse scale territoriali. L’obiettivo è contribuire a trasformare la conoscenza scientifica della geologia calabrese in uno strumento concreto per la promozione culturale, la tutela ambientale e lo sviluppo sostenibile, mettendo in evidenza una componente del patrimonio regionale ancora poco conosciuta dal grande pubblico».

Un percorso che potrebbe coinvolgere università, amministrazioni locali, operatori turistici e comunità, mettendo in relazione conoscenze scientifiche e opportunità concrete per il territorio.

La sfida è trasformare un patrimonio poco conosciuto in una risorsa accessibile, senza comprometterne l’integrità. Perché la Calabria non custodisce soltanto panorami da ammirare, conserva anche le tracce di una storia naturale complessa che lungo milioni di anni ha contribuito a scolpirne il profilo.