L’ambiente come cura, a Pizzo il confronto su genetica e salute. Montuoro: «La Calabria punti sul patrimonio naturale»
Al via la due giorni dedicata al rapporto tra territorio e benessere. Iannone (Arpa Calabria): «Non tutti i cambiamenti che avvengono nel nostro genoma sono irreversibili»
L’ambiente non è soltanto lo spazio in cui si svolge la vita quotidiana, ma un fattore capace di incidere profondamente sulla salute delle persone. Dalla qualità dell’aria a quella delle acque, fino alla presenza di aree verdi e blu, le caratteristiche dei luoghi in cui viviamo possono influenzare le traiettorie di salute nel corso della vita. È da questa consapevolezza che prende le mosse “L’ambiente come cura. Genetica, epigenetica e ambiente nelle traiettorie di salute”, la due giorni avviata a Pizzo, nel Vibonese, su proposta di Arpa Calabria, in collaborazione con Arpae Emilia-Romagna, nell’ambito del progetto PNC “Il buon uso degli spazi verdi e blu per la promozione della salute e del benessere”.
Al centro dell’iniziativa, il rapporto tra esposizioni ambientali e processi biologici, con particolare attenzione all’epigenetica: il campo di ricerca che studia i meccanismi attraverso i quali fattori esterni possono influenzare l’attività dei geni senza modificare la sequenza del DNA. Un ambito di crescente interesse scientifico, che contribuisce a comprendere come le condizioni ambientali possano lasciare tracce biologiche e come alcune di queste modificazioni siano potenzialmente reversibili al mutare delle esposizioni.
È proprio su questo legame tra qualità degli ambienti di vita e prevenzione che si concentra il progetto VeBS, del quale l’appuntamento rappresenta anche un’occasione per illustrare i principali risultati raggiunti nei diversi obiettivi di ricerca.
Ad arricchire la riflessione è stato Michelangelo Iannone, direttore generale di Arpa Calabria, che, ai microfoni di LaC News24, ha inteso rivolgere la propria attenzione sulla possibilità di contrastare alcuni effetti biologici associati all’esposizione agli inquinanti. «Non tutti i cambiamenti che avvengono nel nostro genoma sono irreversibili», ha sottolineato, evidenziando come vivere in un ambiente inquinato possa avere conseguenze sulla salute, ma anche come il miglioramento delle condizioni ambientali possa favorire il recupero di alcuni degli effetti negativi.
«Chi ritorna a vivere in aree salubri, con l’aria non inquinata e con il mare non inquinato, riesce ad avere una reversione di questi effetti negativi», afferma Iannone, richiamando l’importanza delle evidenze scientifiche sviluppate nell’ambito del progetto. Una prospettiva che attribuisce alla tutela ambientale un valore ulteriore: non soltanto proteggere gli ecosistemi, ma contribuire a creare condizioni favorevoli al benessere umano.
Il tema assume una particolare rilevanza per la Calabria, regione che dispone di un patrimonio naturale articolato, tra coste, parchi, riserve, laghi e corsi d’acqua. Risorse che, se adeguatamente tutelate e valorizzate, possono diventare parte integrante di una strategia di prevenzione e promozione della salute.
È questo il messaggio rilanciato da Antonio Montuoro, assessore regionale all’Ambiente, che ha espresso soddisfazione per un appuntamento capace di riunire competenze ed esperienze provenienti da diversi territori italiani. «Abbiamo la possibilità di portare la testimonianza del lavoro che si sta portando avanti in regione, delle buone pratiche che stiamo mettendo a punto, ma anche di confrontarci con altre realtà che offrono contributi importanti sui temi ambientali», dichiara.
Per Montuoro, il titolo stesso dell’iniziativa (L’ambiente come cura) racchiude il significato della sfida: riconoscere nell’ambiente una componente essenziale della qualità della vita e investire sulla sua tutela come scelta di prevenzione. «La migliore cura è prendersi cura dell’ambiente», ha affermato l’assessore, indicando nella valorizzazione delle aree verdi e del patrimonio naturale regionale una direttrice sulla quale continuare a lavorare.
«I nostri parchi, le nostre riserve, i nostri laghi, i nostri fiumi, il nostro mare rappresentano, in questa prospettiva, un patrimonio da salvaguardare durante tutto l’anno», ha aggiunto. Non una ricchezza da considerare soltanto in termini paesaggistici o turistici, dunque, ma una risorsa che può contribuire al benessere delle comunità e alla costruzione di modelli di sviluppo più sostenibili.
Da qui anche l’invito a superare una visione dell’ambiente prevalentemente legata all’emergenza o al problema da affrontare. «L’ambiente non viene più inteso come un problema, ma come il vero valore aggiunto di una comunità che cresce», ha sottolineato Montuoro, richiamando la necessità di concentrare l’attenzione sul patrimonio naturale di cui la Calabria dispone.
In questo quadro si inseriscono le Nature-Based Solutions, soluzioni basate sulla natura che possono contribuire a migliorare la qualità degli spazi urbani e naturali, ridurre alcune esposizioni sfavorevoli e promuovere condizioni di vita più salutari. Un approccio che mette in relazione ricerca scientifica, pianificazione del territorio e politiche di prevenzione, riconoscendo nella qualità degli ecosistemi un elemento che riguarda direttamente la salute pubblica.
A sottolineare il valore dell’iniziativa per il territorio è stato anche il sindaco di Pizzo Sergio Pititto che ha definito l’appuntamento come un’occasione per fare il punto sui risultati raggiunti e, soprattutto, delineare prospettive future. Il confronto tra enti scientifici e istituzioni, per il primo cittadino, può contribuire a rafforzare la consapevolezza degli amministratori e il coinvolgimento dei cittadini.
«L’ambiente e la sostenibilità non possono essere parole vuote: devono essere riempite di contenuti», ha affermato Pititto, richiamando la responsabilità delle amministrazioni locali nella tutela delle risorse naturali. Una responsabilità che, secondo il sindaco, deve accompagnarsi a un dialogo sempre più stretto con le comunità, affinché la salvaguardia dell’ambiente diventi un obiettivo condiviso e produca benefici concreti.
La due giorni di Pizzo si configura così come un momento di raccordo tra ricerca, istituzioni e politiche territoriali. L’obiettivo è tradurre le conoscenze scientifiche in strumenti utili per orientare le scelte pubbliche, rafforzando il legame tra qualità ambientale, prevenzione e benessere.