Mare caldo e temperature record presenteranno il conto in autunno, Tansi: «La Calabria ora rischia cicloni e frane»
Il geologo Carlo Tansi, intervistato da LaC News24, invita a guardare già al prossimo autunno-inverno e avverte: «Il cambiamento climatico corre, quello che avveniva in 10 mila anni oggi accade in 100»
L’ondata di calore che sta interessando la Calabria non è soltanto un’emergenza legata alle temperature elevate. Per Carlo Tansi, geologo e ricercatore del Cnr, gli effetti del caldo prolungato devono essere osservati anche in prospettiva, guardando a ciò che potrebbe accadere nei prossimi mesi. Intervenuto ai microfoni di LaC News24, nel corso del telegiornale condotto da Pierpaolo Cambareri, Tansi ha collegato il caldo, la siccità e gli incendi alle conseguenze che potrebbero manifestarsi con le piogge autunnali e invernali.
«Sono praticamente più di due mesi che noi soffriamo questo caldo torrido con grande umidità», ha spiegato il ricercatore, sottolineando come le temperature raggiunte siano particolarmente elevate. Ma è soprattutto il rapporto tra incendi e territorio a preoccupare in vista della stagione delle piogge.
L’ondata di caldo più intensa sta per colpire la Calabria: da domani il picco con punte di 44 gradiQuando «la terra brucia», ha osservato Tansi, gli incendi distruggono la vegetazione. E proprio la perdita della copertura vegetale può determinare, nelle aree colpite, «un dissesto idrogeologico importante» durante il prossimo inverno. A questo si aggiunge un altro elemento: la cenere prodotta dagli incendi. Secondo il ricercatore, questa crea una sorta di patina impermeabile sul terreno, con conseguenze sul comportamento dell’acqua quando arriveranno le precipitazioni.
«Quando pioverà il prossimo autunno-inverno, l’acqua anziché infiltrarsi nel terreno e alimentare le falde, tende a ruscellare in superficie, creando frane e alluvioni e non alimenta più le falde», ha spiegato Tansi.
Il mare più caldo e il rischio cicloni
A preoccupare il ricercatore è anche l’aumento della temperatura del mare. Tansi ha richiamato l’attenzione sulla possibilità che le acque più calde possano favorire la formazione di sistemi temporaleschi particolarmente intensi.
«Lo scorso inverno abbiamo avuto otto cicloni», ha ricordato, citando anche alcuni dei nomi attribuiti a questi fenomeni: Henry, Ulrich e Pedro. «Abbiamo incominciato a dare il nome ai cicloni, come si fa ai tropici, dove sono frequenti». Una situazione che, secondo Tansi, rappresenta una novità rispetto a quanto la Calabria era abituata ad affrontare.
Il ricercatore ha quindi evidenziato il ruolo delle temperature marine. Nel corso dei due mesi di caldo, ha riferito, nel mare sono state registrate temperature particolarmente elevate. «Abbiamo avuto circa 6 gradi in più in 10 anni», ha affermato Tansi, definendo l'incremento «veramente tantissimo».
Un mare più caldo, secondo il geologo, significa maggiore disponibilità di energia. L’acqua mantiene temperature elevate anche durante l’autunno e l’inverno e, nel momento in cui il mare caldo entra in relazione con un’atmosfera più fredda, viene favorita l’evaporazione e quindi la formazione di cicloni. «Sono tanto più grandi e distruttivi quanto più alta è la temperatura del mare», ha sottolineato.
«Le prossime estati saranno peggiori»
Tansi guarda anche agli anni che verranno e non considera l’attuale stagione estiva un punto di arrivo. Al contrario, la sua previsione è che le condizioni possano ulteriormente peggiorare.
«Quest’estate è molto migliore di quella che sarà la prossima estate e di quelle che saranno le prossime estati», ha detto. Il motivo, secondo il ricercatore, è legato al trend delle temperature: «L’innalzamento delle temperature è sempre più esponenzialmente elevato».
Di conseguenza, ha aggiunto, bisogna aspettarsi «nel corso degli anni delle temperature ancora maggiori con costi per la comunità ancora maggiori». Non soltanto costi legati alle condizioni atmosferiche, ma anche «costi sociali» e conseguenze sulla salute.
Tansi ha richiamato, in questo senso, anche i problemi di salute registrati tra i bambini a causa del forte caldo, sottolineando inoltre come le temperature elevate possano favorire la proliferazione di batteri. «È tutto un sistema malato», ha affermato.
Nuova fiammata africana sulla Calabria: nel Vibonese superati i 36 gradi, sfiorati i 40 nel Cosentino. Atteso un weekend roventeIl cambiamento climatico e la prova delle carote di ghiaccio
Nel corso dell’intervista, il ricercatore ha poi affrontato il tema di chi minimizza il cambiamento climatico sostenendo che temperature simili si siano già verificate in passato.
Tansi ha richiamato il lavoro scientifico condotto dal Cnr attraverso il progetto Antartide. Le carote di ghiaccio prelevate in Antartide – ha spiegato – consentono di ricostruire il clima degli ultimi 20 mila anni.
«Possiamo dire con certezza, questo è un cambiamento climatico», ha affermato, sostenendo che proprio l’analisi di queste carote consenta di mettere a confronto i tempi dei cambiamenti climatici del passato con quelli attuali.
La differenza, secondo Tansi, sta soprattutto nella velocità del fenomeno: «Quello che si è verificato in 10 mila anni si sta verificando nell’arco di 100 anni». È questo, ha sottolineato, l’elemento che giustifica l’allarme lanciato dai ricercatori.
«Bisogna passare alle energie alternative»
Infine, Tansi ha affrontato il tema delle responsabilità e delle possibili risposte al cambiamento climatico. Secondo il ricercatore, il problema non può essere ricondotto soltanto ai comportamenti individuali.
«Purtroppo il pianeta è nelle mani di multinazionali», ha affermato, indicando in particolare quelle legate al petrolio. Il problema, a suo giudizio, è legato al fatto che queste multinazionali «ancora continuano a investire sui combustibili fossili».
La direzione da intraprendere, per Tansi, è quindi quella di «passare a forme alternative di produzione di energia», con l’obiettivo di evitare che le condizioni climatiche diventino «nei prossimi 10 anni veramente insostenibili».
L’allarme, dunque, non riguarda soltanto i quaranta gradi di questi giorni. Per il ricercatore del Cnr, il vero tema è ciò che il caldo sta lasciando sul territorio e ciò che potrebbe accadere quando arriveranno le piogge, in un contesto nel quale temperature sempre più elevate stanno modificando rapidamente gli equilibri climatici.