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19/02/2026 ore 14.00
Ambiente

Un nuovo ciclone in Calabria? Carlo Tansi: «Potrebbe arrivare nei prossimi giorni»

Il geologo e ricercatore del CNR, già direttore della Protezione Civile regionale, ai nostri microfoni rivela il rischio che un nuovo evento meteo estremo possa abbattersi sulla regione. E avverte: «Gli argini del Crati sono vecchi di cent’anni, bisogna rifarli»

di Francesco La Luna

La paura potrebbe non essere ancora finita. Dopo Harry, Oriana, Ulrike e Nils, un altro ciclone potrebbe arrivare in Calabria fra la fine di questa settimana e l’inizio della prossima. A rivelarlo, tenendo fermo sempre il condizionale, è il Ricercatore CNR ed ex direttore della Protezione Civile regionale, Carlo Tansi, in un discorso più ampio sugli argini del Crati, rotti in sei punti diversi dalla furia dell’ultima ondata.

A margine di un incontro proprio sui rischi del territorio calabrese tenutosi al Polo “Brutium” di Cosenza con i ragazzi dell’istituto per geometri “Salvatore Quasimodo”, Carlo Tansi ai nostri microfoni spiega: «Il Crati è un fiume canalizzato, arginato negli anni ‘20 del secolo scorso: parliamo dunque di argini che hanno più di cent’anni, sono vetusti e fatiscenti e devono essere rinforzati in modo deciso. Altrimenti, con il ciclone che dovrebbe arrivare fra qualche giorno, correremo davvero il rischio di farci male».

Alluvione a Sibari, l’appello di Elly Schlein (Pd): «Sospendere i tributi e sostenere famiglie e imprese»

Una frase che riaccende ovviamente la paura per la possibilità di un nuovo evento estremo, che sarebbe il quinto nel giro di circa un mese. I danni al territorio e alle aziende sono già enormi, un ulteriore impatto forte metterebbe seriamente in ginocchio sia i terreni, già saturi d’acqua, sia l’economia calabrese. Con una particolare attenzione da riservare proprio alla pericolosità del fiume Crati.

Tansi tuona: «Già dieci anni fa avevo segnalato il problema»

L’arrivo di un possibile nuovo ciclone in Calabria riaccende dunque i riflettori sulla pericolosità del corso d’acqua più importante della regione: «Ricordiamoci che dal 2013 a oggi nel Crati ci sono state ben cinque rotture d’argine – spiega Tansi  – che per fortuna si sono verificate tutte di giorno, quando la popolazione era vigile ed è riuscita a mettersi in salvo. Ma è stato un caso fortuito, parliamoci chiaro: se le rotture si fossero verificate di notte, le persone sarebbero state sorprese nel sonno e molte sarebbero rimaste intrappolate nei piani bassi delle abitazioni che, fra l’altro, sono la maggior parte nella zona nord della Calabria».

Eppure cinque rotture nel corso di un decennio avrebbero dovuto da tempo accendere un campanello d’allarme. Cosa che, in effetti, è accaduta sia nel 2013, con l’alluvione degli scavi di Sibari, sia nel 2015, con quella in agosto di Corigliano-Rossano: «In entrambi i casi – rivela Tansi – venni chiamato dalla Procura di Castrovillari come consulente tecnico. Nelle relazioni evidenziai, tra le possibilità penali, anche la questione degli argini fatiscenti del Crati. Il processo poi andò in prescrizione, ma della vicenda argini non si è più riparlato». Questo almeno fino a oggi, quando i cambiamenti climatici hanno completamente riattivato il campanello d’allarme dei calabresi. 

«Prepariamoci a una regione sempre più bersagliata da cicloni»

L’ultima ondata di eventi ciclonici in Calabria è stata preoccupante, ma per Tansi ormai non c’è il tempo di tornare indietro. Anzi, il geologo spiega che la direzione intrapresa dalla nostra regione è quella di un territorio «in cui sono sempre più frequenti gli elementi tropicali, non solo animali come il granchio blu e i pesci tipici delle zone caratterizzate da quella condizione climatica. Dobbiamo abituarci – spiega – a queste condizioni meteo, con piogge che scaricano in pochissimo tempo grandi quantità d’acqua». Acqua che, a sua volta, non riesce a infiltrarsi e non nutre neanche le falde, causando solo danni. 

Nulla però è stato evidentemente risolto, se è vero come è vero che gli argini si sono rotti in ben sei punti durante la furia del ciclone Nils. E in un mondo che va sempre più verso un cambiamento climatico causato dall’attività antropica e bellica, i rischi che non vada più tutto bene aumentano

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