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16/01/2026 ore 10.50
Ambiente

Il Parco del Pollino protagonista di un’importante ricerca scientifica sugli impollinatori notturni pubblicata da Ispra

Lo studio ha analizzato le comunità di lepidotteri in quattro aree protette di Calabria e Basilicata evidenziando come qui si trovi il più alto numero di specie censite: un dato che conferma l’elevato valore di biodiversità

di Redazione Ambiente

Il Parco Nazionale del Pollino è tra i territori protagonisti di una importante ricerca scientifica sugli impollinatori notturni, recentemente pubblicata su Reticula, la rivista scientifica di Ispra – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Lo studio, condotto nell’ambito del progetto nazionale sugli impollinatori nei Parchi Nazionali, ha analizzato le comunità di lepidotteri notturni in quattro aree protette di Calabria e Basilicata, evidenziando come il Pollino ospiti il più alto numero di specie censite: ben 335, su oltre 500 rilevate complessivamente. Un dato che conferma l’elevato valore di biodiversità del Parco e la varietà dei suoi ambienti, dalle praterie d’alta quota alle faggete.

La ricerca riveste un’importanza strategica perché applica protocolli di monitoraggio standardizzati, in linea con le direttive nazionali ed europee, fornendo dati scientifici affidabili utili alla conservazione della biodiversità e alla pianificazione delle politiche ambientali. In particolare, lo studio mette in luce il ruolo spesso sottovalutato delle falene nei processi di impollinazione, soprattutto negli ecosistemi forestali.

La pubblicazione su Reticula rappresenta un riconoscimento significativo del valore scientifico del lavoro svolto e dell’impegno dei Parchi Nazionali nella ricerca applicata alla tutela della natura. Ispra, attraverso la propria rivista, conferma così il ruolo centrale della conoscenza scientifica come base per una gestione efficace e consapevole delle aree protette.

Il Parco Nazionale del Pollino rinnova il proprio impegno nel sostenere attività di ricerca e monitoraggio, consapevole che la tutela della biodiversità passa anche – e soprattutto – dalla qualità dei dati e dalla collaborazione tra enti, università e istituzioni scientifiche nazionali.

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