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21/01/2026 ore 06.15
Ambiente

Tirreno e Ionio più caldi, aumenti anomali fino a 5 gradi. L’Ingv: «Più vapore in atmosfera scatena eventi estremi»

Maltempo eccezionale e ondate di calore: le due facce del cambiamento climatico. Nell’area del Mediterraneo pesa il riscaldamento del mare che agisce come «amplificatore» dei fenomeni

di Mariassunta Veneziano

Pioggia fino a 200 mm, raffiche di vento oltre i 100 chilometri orari e mareggiate con onde alte anche 7 metri. E poi neve, neve a quote relativamente basse. È un maltempo eccezionale quello che sta sperimentando la Calabria in questo primo scorcio di 2026. Una prima ondata aveva colpito la nostra regione il 10 gennaio scorso, con una tempesta che aveva fatto precipitare le temperature e portato sui monti il primo manto bianco dell’anno. Una buona notizia, come sottolineato dall’Anbi, l’Associazione nazionale dei Consorzi di gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue. «Nell'Italia meridionale ancora alle prese con la carenza idrica, la neve ha la valenza di un vero e proprio tesoro, soprattutto qualora il manto nevoso si consolidasse, andando a costituire una riserva idrica, utile a rimpinguare i bacini artificiali, quando le piogge riprenderanno a scarseggiare», aveva affermato il direttore generale Massimo Gargano.

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L’altra faccia della medaglia, però, sono i danni e i disagi che il maltempo porta puntualmente con sé. Soprattutto quando si parla di ondate eccezionali come sta succedendo. Frane, strade interrotte, alluvioni e coste colpite nella loro vulnerabilità. A venire spezzata è anche la routine quotidiana, con scuole che chiudono e intere aree paralizzate. La Protezione Civile dirama allerte e raccomandazioni: evitare gli spostamenti non necessari e tenersi alla larga dalle zone più a rischio.

Eccezionali ma non troppo. Perché questi fenomeni estremi sono ormai sempre meno rari. Secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, dal 2010 al 2025 la Calabria ha registrato 115 eventi meteorologici estremi. Sei quelli rilevati nell’ultimo report, relativo al 2025, che segnala in tutta Italia un totale di 376 eventi, con un incremento del 5,9% rispetto all’anno precedente. Da una parte alluvioni e frane, dall’altra caldo record e siccità.

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Cambiamenti climatici e Mediterraneo sempre più caldo

Gli esperti collegano questi eventi all’aumento delle temperature nel Mediterraneo, regione considerata un vero e proprio “hotspot climatico”.

I dati dell’Ingv mostrano che la temperatura superficiale è aumentata di 1,4 °C dall’Ottocento. Mentre tra il 2022 e il 2024 sono state registrate anomalie, durante l’estate, fino a +5 °C rispetto alla media 1991-2010 nel Tirreno e nello Ionio.

Come questo incide sul meteo? A spiegarlo è l’Ingv su Greenreport: «Un mare più caldo rilascia più vapore acqueo nell’atmosfera. La fisica ci spiega che per ogni +1°C di aumento della temperatura, l'atmosfera può contenere circa il +7% di umidità in più (Legge di Clausius-Clapeyron). Tuttavia, in condizioni molto umide e instabili – come quelle che si verificano spesso in estate o durante intrusioni di aria fredda – si osserva un aumento ancora maggiore, fino al +10-14% per grado, soprattutto nei primi 2 km dell'atmosfera (effetto "super Clausius-Clapeyron")».

Gli effetti sono, da una parte, il maltempo eccezionale: «Le nubi convettive (temporali) possono generare piogge più intense in meno tempo» e «aumenta la frequenza di fenomeni estremi come grandinate violente». Dall’altra parte, «l’aria calda e stagnante può dar luogo a ondate di calore lunghe e intense, sempre più frequenti anche in Italia».

«Il cambiamento climatico, riscaldando il mare e rendendo più persistenti le alte pressioni (che trattengono calore e umidità), amplifica questi meccanismi, rendendoli più probabili e intensi anche nel Mediterraneo», evidenzia l’Ingv. «Più energia, più umidità, più fenomeni estremi».

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Il riscaldamento globale e la lotta ai gas serra

Nel suo ultimo rapporto di valutazione dei cambiamenti climatici (2023) l’Ipcc – Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – segnala come la sfida, da affrontare con urgenza, sia quella contro il continuo aumento delle emissioni di gas serra. «Il ritmo e la portata di ciò che è stato fatto finora, e i piani attuali, sono insufficienti per affrontare il cambiamento climatico», sottolinea.

«Più di un secolo di utilizzo di combustibili fossili e di uso iniquo e non sostenibile dell'energia e del suolo ha portato a un riscaldamento globale di 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali. Da questa situazione sono scaturiti eventi meteorologici estremi più frequenti e più intensi che hanno causato impatti sempre più pericolosi sulla natura e sulle persone in ogni regione del mondo», rimarca l’Ipcc.

Il Copernicus Climate Change Service segnala che nel 2024 l’Europa ha vissuto l’anno più caldo di sempre, con anomalie significative anche nel Mediterraneo, dove le cosiddette “marine heatwaves” hanno portato l’acqua fino a +6 °C sopra la media storica.

Impatto su territorio e comunità

Gli effetti del maltempo e del caldo estremo sono visibili. Danni alle infrastrutture, con conseguenti disagi per i cittadini (senza contare i rischi), e ripercussioni pesanti sull’agricoltura.

Nel suo ultimo rapporto sul clima in Italia del 2025, che raccoglie i dati del 2024, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente segnala «anomalie termiche» relative anche alla Calabria scaturite, da un lato, nello stato d’emergenza per deficit idrico, dall’altro in eventi estremi come quelli che hanno sconquassato il Lametino tra il 19 e il 22 ottobre.

La Calabria, per le sue caratteristiche, è una delle regioni italiane più vulnerabili agli eventi meteorologici estremi. Che, ormai è chiaro, non rappresentano più eccezioni. Dunque non vanno trattate con logica emergenziale, come sottolineato da Anna Parretta, presidente regionale di Legambiente: «Nella nostra regione, rispetto alla gravità della crisi climatica servono azioni puntuali e sistematiche per adattare i territori calabresi, mitigare gli effetti della crisi, prevenire le problematiche e rispondere in modo efficace. Serve la consapevolezza che tutti dobbiamo cambiare: rispettare l’ambiente, ridurre i rifiuti e realizzare l’economia circolare, emanciparsi dalle inquinanti fonti fossili e puntare con determinazione sulle energie rinnovabili, incentivare la mobilità sostenibile, frenare il consumo di suolo, lottare contro l’abusivismo, fermare l’avanzata del cemento a partire dalle coste, tutelare il mare e la biodiversità, incrementare l’agroecologia».

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