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20/03/2026 ore 15.15
Attualità

A Gioia Tauro container sospetti verso Israele, l’allarme dei pacifisti: «La Calabria resti fuori dalle rotte di guerra»

A Rosarno un incontro con gli attivisti Bds Italia, associazioni Pro Palestina e sindacati locali per accendere i riflettori sulla vicenda che vede il carico bloccato nello scalo. In corso verifiche: «Pronti alla mobilitazione»

di Giuseppe Mancini

Interrogativi sul ruolo dei porti italiani, nello specifico di quello di Gioia Tauro, adoperati come nodi logistici per la fornitura di armamenti a Israele e sul rispetto della legge che vieta il transito di armi verso paesi in conflitto e che violano i diritti umani. Le perplessità sono divampate dopo un’inchiesta giornalistica e la denuncia da parte dei sindacati Usb e Orsa Porti, e la conseguente indagine avviata dalla Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane che ha portato all'ispezione e al blocco temporaneo di otto container presso lo scalo gioiese. Le casse mobili sarebbero partite dall’India e dirette in Israele, e conterrebbero barre d’acciaio, sospettate di essere destinate all'industria militare. Sono in corso ulteriori perizie per verificare la natura dei materiali e il loro esatto utilizzo e destinazione finale.

«Materiale bellico» per Israele al porto di Gioia Tauro, 8 container sotto ispezione: contengono barre d’acciaio

Presso la Casa del popolo “G. Valarioti” di Rosarno, si è tenuto un incontro dove BDS Italia - un movimento che promuove campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro le politiche israeliane verso i palestinesi – ha illustrato i dettagli della vicenda. Il movimento dichiara di opporsi ad ogni forma di razzismo discriminazione e antisemitismo, sostenendo la parità di diritti. Sono intervenuti attivisti dell’Associazione, del Global movement to Gaza, di altre realtà pro Palestina e membri dei sindacati locali.

«Consapevoli che stiamo contrastando un colosso, ma da qui la necessità di cominciare a tessere un discorso collettivo che può essere inquadrato all’interno di quella che è la proposta di osservatorio permanente di Weapon Watch, che è appunto un’associazione che promuove campagne di trasparenza e controllo sul traffico di armi nei porti europei e mediterranei– ha affermato Patrizio Maugliani, coordinatore regionale Bds -. Il 15 marzo, Bds Italia ha lanciato l’allerta sul rischio di transito di materiali d’armamento nel porto di Gioia Tauro trasportati in diversi container dalle navi cargo della compagnia MSC (Mediterranean Shipping Company) e diretti verso Israele. L’allerta di Bds è partita in seguito alla segnalazione arrivata dalla rete internazionale di No Harbour for Genocide di 23 container contenenti componenti belliche, trasportati da quattro navi cargo della compagnia Msc che, dopo aver toccato porti in Spagna, Portogallo e Turchia avrebbero trasbordato il loro carico in Italia e Grecia. Dal lavoro di mappatura delle rotte marittime, riteniamo che si tratti di una catena regolare di approvvigionamento verso Israele, che utilizza due linee internazionali e settimanali di navigazione, entrambe gestite da Msc, e che vede Gioia Tauro come snodo centrale di trasbordo. Otto container, parte della spedizione internazionale, sono stati scaricati al porto di Gioia Tauro dalle navi cargo Msc Marie Leslie e Msc Siena. Dopo la richiesta avanzata da Bds Italia, e altre realtà attive localmente, il carico sospetto è stato ispezionato dalla dogana, che ha poi fornito questa informazione su richiesta della parlamentare Orrico del M5S, che si è recata di persona, al porto in data 18/03».

Giorgia Gusciglio, coordinatrice campagne europee Bds, collegata da remoto, ha evidenziato la necessità di fermare il carico di queste navi e ha esortato tutti i governi a vigilare.
Sara Celentano, Bds Italia, anch’ella collegata da remoto, ha rimarcato che non si tratta di un episodio isolato e ha sollecitato massima trasparenza da parte dei governi per fermare le forniture di materiali illegali.

Giuseppe Marra, referente regionale Usb, intende esercitare una forte pressione sulla questione: «Il passaggio di materiale verso un Paese in guerra è assolutamente vietato dalla nostra legge, quindi quello che si sospetta è che ci sia una violazione delle leggi italiane a favore di uno stato che attualmente sta portando delle guerre in tutto il Medio Oriente. Il nostro appello è che ci sia una verifica da parte di tutto il territorio, affinché Gioia Tauro non diventi un porto franco. Ci auguriamo che la perizia sia seria e reale. I tempi entro il quale si svolgerà non ci sono stati comunicati. Sono attesi altri arrivi a breve, quindi noi siamo pronti alla mobilitazione, a dichiarare lo sciopero affinché venga rispettata la legge, venga rispettato il nostro territorio e che ci sia un lavoro che vada verso la pace e no verso la guerra».

A sostenere la causa, Toni La Piccirella, l’attivista barese del coordinamento internazionale Global Sumud Flotilla: «Anche in Puglia abbiamo avuto segnalazioni da parte dei portuali. Bisogna accendere i riflettori su quello che accade nei nostri porti. Il popolo italiano non vuole assolutamente essere complice di alcuna guerra che riguardi il profitto di chi pone questa economia genocida sopra la vita di tutti quanti, anche la nostra».

Vincenzo Infantino, attivista per i diritti umani, impegnato da decenni nella difesa dei popoli oppressi, ha chiesto l’intervento delle istituzioni regionali e locali: «Non accettiamo che il nostro diventi un porto dove transitano strumenti di morte. La Calabria non può essere strumento di guerra. Da qui parte una grande mobilitazione delle coscienze».
Domenico Macrì, dirigente Orsa Porti, esigendo il rispetto del diritto costituzionale, ha sottolineato: «Come Piana non siamo complici».
Presente anche Giuseppe Fabio Auddino, coordinatore provinciale dell’area metropolitana di Reggio Calabria del Movimento 5 Stelle: «Non possiamo restare silenti. Tutti dobbiamo dire no alla guerra e alle armi. Il porto di Gioia Tauro non può essere complice di queste tratte».