Abitare il futuro, dieci lezioni più una: ecco cosa lascia alla Calabria la tre giorni di Soveria Mannelli
Si è chiusa la sesta edizione della scuola voluta da Mario Caligiuri. Dalle parole del Direttore del Dis, dei vertici di Eni ed Enea, di informatici, un giurista e una giornalista Rai, undici indicazioni per la politica calabrese che guarda al futuro, da leggere come un’agenda
Abitare il futuro. In Calabria, quando parliamo di futuro, pesano più le ombre delle luci: spopolamento, giovani che partono, clima, rischi geofisici. Eppure un futuro da abitare esiste anche qui, se si costruisce con una visione, con dati su cui fondare le scelte e con la volontà di potenziare qualità che oggi emergono poco. È stato questo il tema di tre giorni, cinque sessioni, sedici relatori e oltre cento partecipanti.
L’Università d’Estate sull’Intelligence si è chiusa sabato sera nella Biblioteca “Michele Caligiuri” di Soveria Mannelli sviluppando temi sensibili, tutti declinati sul titolo di questa sesta edizione: “Abitare il futuro”, che era e resta anche una domanda rivolta a chi ascoltava. Ho provato a tradurre i punti chiave di alcuni interventi, raccogliendo le lezioni che queste giornate lasciano a questa regione e soprattutto alla sua classe politica e dirigente. Non sono pareri: sono le informazioni e le indicazioni strategiche che i relatori hanno portato in Calabria.
1. Il terreno di scontro è la mente. Vittorio Rizzi, Direttore del DIS, ha descritto l’intelligence come “anticorpo” dello Stato e ha indicato nel dominio cognitivo il campo su cui si gioca la sicurezza. Non i confini, non i porti: la percezione della realtà, la fiducia nelle istituzioni. Una regione che vive di narrazioni, spesso costruite altrove, dovrebbe considerare la propria reputazione un’infrastruttura da proteggere, non un argomento da campagna elettorale continua. Creare un’identità calabrese resiliente e rivolta al futuro dovrebbe essere un dovere e una missione primaria della politica.
2. Collaborare senza confondere i ruoli. Il Procuratore Generale Giuseppe Amato ha chiesto di superare la diffidenza tra magistratura e intelligence; il Presidente del COPASIR Lorenzo Guerini ha ricordato che i controlli democratici non sono un ostacolo ma parte del sistema. Il generale Mannino, presidente del CASD, ha aggiunto che nessuna organizzazione da sola è più in grado di gestire la complessità. In Calabria le istituzioni si parlano poco e si sospettano molto. Il modello che esce da Soveria è l’opposto: cooperazione formale, ruoli distinti, responsabilità chiare. Processi di sviluppo condivisi e trasparenti, che potrebbero dare nuovo slancio a turismo, tutela del territorio, integrazione dei trasporti.
3. Il futuro non si prevede, si esplora. E chi aspetta perde. Roberto Paura ha spiegato che le tendenze non sono leggi: durano finché durano le condizioni iniziali, e chi le scambia per destino sbaglia sempre. Ha fatto un esempio: sappiamo che il Vesuvio e i Campi Flegrei possono esplodere, ma Pozzuoli non viene evacuata, perché i sistemi complessi reagiscono invece di anticipare. Sostituite il vulcano con lo spopolamento, il dissesto, le liste d’attesa, il rischio sismico di molte aree della regione. La Calabria conosce le sue wildcard da decenni. Il problema non è vederle, è agire prima: avere una visione di cosa può accadere e di come limitarne l’impatto, laddove è impossibile cambiare la realtà.
4. La formazione della classe dirigente è sicurezza nazionale. Valerio De Luca, che con SPES Academy e CNR ha creato il Centro per l’educazione alla sicurezza nazionale, ha usato un’immagine precisa: chi costruisce il tavolo decide il menù; chi non lo costruisce, sul menù ci finisce. Una classe dirigente formata è un’infrastruttura, come una strada o una rete. Questa regione, nella sua accezione più ampia di società, investe molto poco sull’educazione e molto spesso finisce nel menù nazionale, che ne fa ciò che vuole.
5. Senza memoria non c’è futuro. Giuseppe Rao, già consigliere di Palazzo Chigi, ha raccontato di aver chiesto ai suoi tirocinanti cosa fosse stata la Olivetti e di aver ricevuto sguardi vuoti. Un Paese che non ricorda di essere stato la quarta potenza industriale del mondo non sa cosa può tornare a essere. Vale per la Calabria: chi non conosce la propria storia industriale, agricola, culturale, si racconta come terra di emergenze e non di capacità, risorse, talenti e potenzialità.
6. L’inerzia si chiama paura di decidere. Mannino ha detto una cosa che i militari sanno bene: manca il tempo, aumenta l’incertezza, e nell’incertezza il decisore spesso non decide. Al CASD, ha spiegato, non si danno risposte ma strumenti per avere il coraggio consapevole di decidere. Chi amministra in Calabria, insieme a tutti i calabresi, conosce questa paralisi. Non è prudenza. È il rischio più grande: stare fermi in un mondo che si muove sempre più veloce.
7. L’energia è potere, e noi ne abbiamo poco. Francesca Mariotti, presidente ENEA, ha messo sul tavolo i numeri: l’Italia consuma 108 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e ne produce 36; dipende dall’estero per il 75%; al 2050 la domanda elettrica raddoppierà per data center e intelligenza artificiale. Una risorsa vitale in mano a pochi è potere puro. La Calabria è una delle regioni con più potenziale rinnovabile del Paese e ne ricava, in termini di filiera, competenze e valore aggiunto, molto meno di quanto potrebbe. È una questione di sovranità, non solo di paesaggio.
8. Le infrastrutture critiche sono private, ma il rischio è pubblico. Alfio Rapisarda, che guida la sicurezza di ENI, ha ricordato che tutte le infrastrutture critiche italiane sono in mano a privati e che fino a pochi anni fa la risposta delle istituzioni era “sbrigatevela voi”. Ha citato Enrico Mattei: andare nei Paesi non per estrarre e andarsene, ma per svilupparli insieme. È esattamente il modello che la Calabria dovrebbe pretendere da chi viene a investire qui, sull’energia come sulla logistica.
9. La sovranità tecnologica è sovranità politica. La sessione dedicata all’AI, guidata da tre informatici, è stata la più dura. Michele Colajanni: stiamo investendo migliaia di miliardi in sistemi di cui non sappiamo realmente come funzionano. Gianluca Foresti: serve misurare i risultati, non annunciare investimenti. Domenico Talia, dell’Università della Calabria: quando l’Italia capì che l’energia era vitale, fondò l’ENI; per l’informatica oggi si pone lo stesso problema, e non abbiamo una politica industriale. E poi la frase che questa regione dovrebbe stampare: i nostri laureati vanno all’estero a costruire la tecnologia che poi noi compriamo. Tra formazione e impresa manca un anello. In Calabria quell’anello non si è mai spezzato: non è mai esistito. Dovremmo avere il coraggio di costruirlo oggi, in modo proattivo e con la partecipazione di tutta la società produttiva.
10. Conoscere prima di decidere. E non essere prevedibili. Antonio Uricchio ha citato Einaudi: conoscere prima di decidere, discutere prima di deliberare. Ha ricordato che la Costituzione oggi riconosce i diritti delle generazioni future e che ogni legge dovrebbe avere una valutazione di impatto generazionale. Barbara Carfagna, da giornalista, ha aggiunto ciò che le ha detto un ufficiale al confine lituano: chi è prevedibile è manipolabile; e che le alleanze tecnologiche stanno diventando più forti di quelle militari. Una politica regionale che decide senza dati e ripete sempre le stesse mosse è, letteralmente, indifesa.
L’ultima lezione, forse la più importante: seguite chi ha una visione. L’undicesima lezione non l’ha detta nessun relatore. L’ho ricavata guardando la sala: cento persone, molti giovani, arrivati in gran parte da fuori regione, che hanno pagato per ascoltare e hanno fatto domande più precise e più orientate al futuro di molti interventi che si sentono nei consigli comunali. Ai giovani, calabresi e non, direi questo. Seguite chi ha una visione, non chi vi offre qualcosa. Chi vi offre qualcosa vi offre quasi sempre un tozzo di pane per sopravvivere, e in cambio vi chiede molto di più: la vostra dipendenza. Non è un riconoscimento del vostro valore, è il suo contrario. Solo chi ha una visione può lasciarvi, da una parte, dei valori e delle idee; dall’altra, un metro di paragone e un modello con cui misurarvi e crescere, che è l’unico modo in cui il vostro valore reale può emergere. L’unico modo di creare un futuro abitabile.
Mario Caligiuri, che in vent’anni ha costruito da un paese della Sila una scuola in cui il Direttore del DIS viene a parlare a cento studenti, è la dimostrazione che la visione produce più della distribuzione, e che le relazioni costruite sulla competenza valgono più di quelle costruite sul favore. La Calabria ne ha bisogno più di ogni altro asset per vivere oggi e abitare il futuro.