AI Calabria: l’atlante digitale che trasforma i dialetti in memoria collettiva
Dall’uso dell’intelligenza artificiale al contributo dei cittadini come "Custodi" del territorio, il progetto punta a preservare il fragile patrimonio linguistico dei 404 Comuni calabresi per le generazioni future
Una parola può sembrare piccola, quasi insignificante. Ma dentro quella parola possono esserci la voce di un nonno, il ricordo di un’infanzia, un mestiere antico, una tradizione familiare o il modo in cui per generazioni una comunità ha chiamato le cose. È da questa consapevolezza che nasce AI Calabria, il progetto ideato dall’ingegnere Domenico Corchiola per raccogliere e valorizzare il patrimonio linguistico della regione attraverso il contributo diretto dei cittadini e le possibilità offerte dalle nuove tecnologie.
L’obiettivo è costruire un grande atlante digitale delle parlate calabresi, coinvolgendo i 404 Comuni della regione e trasformando un patrimonio prevalentemente orale in una memoria accessibile, documentata e destinata a durare nel tempo.
Non un semplice dizionario online, dunque, ma una piattaforma nella quale ogni comunità può raccontare una parte della propria identità attraverso vocaboli, espressioni, proverbi, racconti e voci.
Una mappa che prende vita dalle comunità
Il funzionamento è semplice. Chi vuole partecipare sceglie un Comune e inserisce una parola nella forma dialettale utilizzata localmente. Il contributo viene associato al territorio e va ad alimentare il libro digitale della comunità.
Non occorre essere linguisti o studiosi. Può partecipare chiunque conosca una parola particolare, ricordi un’espressione utilizzata in famiglia o sappia riconoscere una pronuncia tipica del proprio paese.
La piattaforma permette di raccogliere anche frasi, proverbi, storie e registrazioni audio. Quest’ultimo elemento è particolarmente importante perché una parlata non vive soltanto nella scrittura: accento, intonazione e ritmo sono parte integrante della sua identità.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. Gli utenti che contribuiscono diventano i “Custodi” del patrimonio linguistico, mentre i “Guardiani” hanno il compito di verificare i contenuti prima della loro validazione.
Una gara che diventa memoria collettiva
AI Calabria utilizza anche un meccanismo di classifica per stimolare la partecipazione. Ogni contributo aiuta il proprio Comune a crescere nella graduatoria regionale e rende più visibile il lavoro svolto dalla comunità.
L’aspetto competitivo è pensato soprattutto come incentivo a coinvolgere altre persone. Una scuola può raccogliere le parole degli anziani, un’associazione può organizzare una campagna nel proprio paese, una famiglia può recuperare espressioni che rischiano di non essere più utilizzate.
La classifica, quindi, diventa uno strumento per trasformare una semplice raccolta in una mobilitazione territoriale.
I numeri raccontano una partecipazione già avviata
I dati pubblicati dalla piattaforma mostrano una raccolta in crescita: oltre 1.400 contenuti pubblici, più di 1.600 forme locali riconosciute e circa 170 voci audio, provenienti da 36 Comuni.
Sono inoltre 11 le “Compagnie” già costituite. Si tratta di gruppi di Custodi che possono riunire cittadini, scuole, associazioni ed enti impegnati a far crescere la raccolta del proprio territorio.
Tra i Comuni più attivi compare Catanzaro, che guida la classifica per numero di forme validate, con oltre 700 contributi. Luzzi, in provincia di Cosenza, si distingue per le registrazioni audio, mentre Petilia Policastro, nel Crotonese, è tra le comunità che hanno contribuito maggiormente alla raccolta.
Ma la fotografia attuale mostra anche una grande possibilità ancora da sfruttare: molti dei 404 Comuni hanno ancora pochissimi contenuti o non hanno iniziato a costruire il proprio patrimonio digitale.
Perché registrare anche la pronuncia
La possibilità di associare una registrazione audio ai vocaboli rappresenta uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa.
Scrivere una parola permette di conservarne la forma, ma non restituisce necessariamente il modo in cui viene pronunciata. Una stessa espressione può avere infatti variazioni nell’accento, nella durata delle vocali, nell’intonazione o nei suoni.
L’audio consente di conservare proprio questa dimensione.
Una voce registrata oggi può diventare una testimonianza preziosa per chi studierà queste parlate tra molti anni. E può permettere alle nuove generazioni di ascoltare direttamente un modo di parlare che rischia di scomparire dall’uso quotidiano.
Dalla partecipazione popolare alla ricerca
Dietro la semplicità della piattaforma c’è anche una finalità scientifica.
I contenuti validati vengono organizzati mettendo in relazione la forma linguistica con il territorio e, quando disponibile, con il contesto e la pronuncia. In questo modo il materiale raccolto può diventare una base di studio per università, linguisti, ricercatori e centri specializzati.
La presenza di un Osservatorio linguistico calabrese, con mappe, grafici e strumenti di analisi, permette inoltre di osservare la distribuzione delle diverse forme sul territorio e di individuare somiglianze, differenze e aree linguistiche.
La singola parola diventa così parte di un quadro molto più ampio.
Il legame con l’intelligenza artificiale
Il nome del progetto non è casuale. AI Calabria guarda infatti anche alla possibilità di utilizzare questo patrimonio nell’ambito dell’intelligenza artificiale.
I sistemi tecnologici che elaborano il linguaggio vengono costruiti attraverso grandi quantità di dati. Le lingue maggioritarie dispongono di enormi archivi digitali, mentre dialetti e varietà locali sono spesso molto meno rappresentati.
Raccogliere e strutturare queste informazioni significa quindi creare una base che, in prospettiva, può aiutare a sviluppare strumenti capaci di riconoscere e comprendere meglio le specificità linguistiche regionali.
L’intelligenza artificiale diventa così non soltanto una tecnologia del futuro, ma anche un possibile strumento per proteggere una parte del passato.
“Diversi. Abili.”, quando l’inclusione diventa una risorsa
Un’altra sezione significativa è “Diversi. Abili.”, dedicata al coinvolgimento delle persone con disabilità.
L’iniziativa parte dall’idea che capacità come memoria, ascolto e attenzione alle differenze possano offrire un contributo concreto alla documentazione linguistica.
In questo contesto l’inclusione non viene considerata una semplice apertura verso categorie fragili, ma una possibilità per arricchire il progetto con competenze e sensibilità che possono rivelarsi preziose.
La raccolta di una parlata, del resto, richiede proprio attenzione: una variazione apparentemente minima può distinguere la pronuncia di un paese da quella di un altro.
Bergamotta ed Enotrio raccontano il territorio
A raccontare la Calabria attraverso contenuti video ci sono anche Bergamotta ed Enotrio, i due testimonial digitali del progetto.
I loro racconti spaziano dalla storia all’archeologia, dalle tradizioni all’identità culturale regionale. Tra gli argomenti affrontati c’è la tradizione legata al re Italo e all’origine del nome della penisola, così come la storia del parco archeologico di Sibari.
Il loro ruolo è quello di accompagnare il pubblico alla scoperta di una Calabria nella quale lingua, cultura e territorio sono strettamente collegati.
Le “Compagnie” e il valore del lavoro insieme
La partecipazione non deve necessariamente essere individuale.
Le Compagnie permettono di creare gruppi organizzati nei quali cittadini, scuole, associazioni e istituzioni locali possono collaborare alla raccolta.
È una formula che può diventare particolarmente importante nei piccoli centri, dove la conoscenza delle parole tradizionali è spesso concentrata nelle generazioni più anziane.
Coinvolgere direttamente queste persone significa creare un ponte tra generazioni: chi possiede la memoria può trasmetterla, mentre chi utilizza quotidianamente gli strumenti digitali può contribuire a conservarla.
Una sfida ancora tutta da giocare
La Calabria ha una straordinaria varietà linguistica. Le differenze tra territori raccontano secoli di storia, spostamenti di popolazioni, influenze culturali e rapporti tra comunità.
Ma questo patrimonio è fragile.
Lo spopolamento dei piccoli centri, l’invecchiamento della popolazione e la progressiva sostituzione delle parlate locali con forme linguistiche più uniformi possono accelerare la perdita di vocaboli ed espressioni che per secoli sono passati di generazione in generazione.
AI Calabria prova a intervenire prima che sia troppo tardi.
La sua forza non sta soltanto nella tecnologia, ma nella possibilità di coinvolgere direttamente chi quella lingua la conosce e la parla.
Una parola può essere l'inizio di tutto
Alla fine, la sfida dei 404 Comuni parte da un gesto molto semplice: ricordare una parola e condividerla.
Può essere un termine che non si usa più, un’espressione che appartiene alla propria famiglia, una frase che si sente ancora nelle strade del paese oppure una pronuncia che soltanto gli anziani ricordano.
Ognuno di questi elementi può diventare una tessera dell’atlante linguistico calabrese.
È questo, in fondo, il senso più profondo di AI Calabria: trasformare una memoria fragile in un patrimonio condiviso, utilizzando la tecnologia non per cancellare le differenze, ma per conservarle.
In una regione dove ogni paese custodisce accenti, espressioni e vocaboli capaci di raccontare una storia diversa, la sfida è riuscire a farli arrivare nel futuro.
Una parola dopo l’altra, Comune dopo Comune, la Calabria può così costruire il proprio grande atlante linguistico. E dimostrare che anche le voci più piccole possono trovare un posto nel mondo della tecnologia.