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28/02/2026 ore 09.26
Attualità

Aiello e Brunori Sas: la Calabria che vibra sul palco di Sanremo

Due interpretazioni diverse ma legate da un comune accento calabrese: l’essenzialità di Brunori e l’intensità di Aiello raccontano radici e memoria sul palco del teatro Ariston

di Ernesto Mastroianni

Ieri sera, sul palcoscenico del Festival di Sanremo, la Calabria ha conosciuto un momento di rara evidenza simbolica, una presenza riconoscibile, quasi una trama sotterranea che ha legato due esibizioni diverse sotto il segno di una comune radice.

Con Maria Antonietta e Colombre, è salito sul palco Brunori Sas, interprete che da anni trasfigura la propria terra in pensiero lirico. La scelta di “Il mondo” di Jimmy Fontana non è stata casuale: un brano emblematico della canzone italiana, sospeso tra slancio melodico e malinconia esistenziale. L’esecuzione ha privilegiato l’essenzialità, una misura quasi raccolta, senza forzature retoriche. Ne è scaturita una lettura rispettosa, capace di restituire la nobiltà della linea melodica senza indulgere nell’enfasi.

Ma il momento più esposto al rischio è stato l’incontro tra Leo Gassmann e Aiello, chiamati a confrontarsi con “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante. È un brano che non concede approssimazioni. La scrittura vocale procede per tensioni progressive, alternando confessione e trattenimento, fino a culminare in aperture che esigono estensione e padronanza espressiva. Il rischio, in simili casi, è duplice: eccesso teatrale oppure anonimato.

Aiello ha scelto una linea interpretativa esposta, quasi vulnerabile. La sua vocalità, naturalmente incline a un vibrato nervoso e a un fraseggio spezzato, ha trovato nel testo una materia congeniale. Nei passaggi più ardui — dove la melodia si inarca e sembra chiedere uno slancio definitivo — ha evitato l’urlo gratuito, preferendo una tensione controllata e interna. L’effetto non è stato quello di un’imitazione, ma di una riappropriazione: il dolore evocato dal brano è apparso meno monumentale e più umano, meno statuario e più prossimo.

Leo Gassmann ha svolto un ruolo centrale nell'esibizione, sostenendo la struttura del pezzo con un’emissione più lineare. La sua presenza ha garantito equilibrio, impedendo che l’interpretazione scivolasse verso un pathos incontrollato. L’intreccio delle due voci, pur nella diversità timbrica, ha retto l’architettura complessa della composizione.

“Era già tutto previsto” rimane una prova ardua per chiunque: è una canzone che vive di chiaroscuri, di pause cariche di senso, di progressioni che chiedono maturità. Aiello ha dimostrato di possedere il coraggio necessario per attraversarla senza protezioni, assumendosi il peso di una tradizione ingombrante. In questo risiede il valore della sua prova: non nella perfezione formale, ma nella volontà di esporsi.

La Calabria, in quella serata, non è stata semplice cornice identitaria. È stata accento, timbro, memoria. E nella difficoltà di un brano come quello di Cocciante si è misurata la capacità di trasformare l’eredità in gesto vivo, non in reliquia.