Sezioni
Edizioni locali
21/02/2026 ore 06.59
Attualità

«Aiutateci a identificare i nostri cari»: l’appello dalla Tunisia dopo i naufragi del ciclone Harry e i cadaveri riemersi

Centinaia di persone partite da Sfax tra il 14 e il 21 gennaio risultano disperse dopo la tempesta del Mediterraneo. I corpi riaffiorano sulle coste italiane, mentre cresce la richiesta di procedure rapide e coordinate

di Redazione Cronaca

«Aiutateci a identificare i corpi dei nostri cari». L’appello arriva da Sfax ed è carico di un dolore che attraversa il Mediterraneo. A lanciarlo è Ibrahim Fofanah, medico e attivista, che durante il ciclone Harry ha perso ogni contatto con cinque familiari: il figlio, la moglie e altri parenti scomparsi tra il 18 e il 20 gennaio mentre tentavano la traversata verso l’Europa.

La sua testimonianza, raccolta dall’organizzazione Refugees in Libya e diffusa da Mediterranea Saving Humans, racconta giorni di angoscia e incertezza. «Si sono imbarcati diretti verso il Mediterraneo centrale e poi di loro si sono perse le tracce», spiega Fofanah. «Abbiamo saputo che alcuni corpi sono stati rinvenuti dalle autorità italiane. Per la mia famiglia sono ore di attesa straziante: chiediamo aiuto».

La marea dei giusti (e dei dimenticati). Perché il Tirreno ha deciso di sputare il nostro silenzio

Nei giorni del ciclone, centinaia di persone hanno lasciato la Tunisia nonostante le condizioni meteorologiche estreme. In un primo momento si parlava di circa 380 dispersi, ma le informazioni raccolte da sopravvissuti e familiari fanno temere numeri molto più alti. Secondo le organizzazioni umanitarie, sarebbero state oltre dieci le imbarcazioni partite in quel periodo, per un totale stimato di almeno mille persone disperse in mare.

Nelle settimane successive, alcuni cadaveri sono riaffiorati lungo le coste italiane: nei pressi di Pantelleria, in diversi punti della Sicilia e della Calabria, da Trapani e Marsala fino a Tropea, Amantea, Scalea e Paola. Un corpo è stato recuperato in mare da una nave umanitaria, altri – almeno una quindicina – sono stati trovati lungo le spiagge. È probabile, avvertono le associazioni, che nei prossimi giorni ne emergano altri, in condizioni tali da rendere difficile il riconoscimento.

La mappa dei cadaveri sulle coste di Calabria e Sicilia: il mare racconta la tragedia invisibile

Di fronte a questo scenario, Mem.Med (Memoria mediterranea), ASGI, Mediterranea e Alarm Phone hanno inviato lettere alle autorità nazionali e locali per sollecitare l’attivazione immediata di tutte le procedure necessarie all’identificazione delle salme. Le richieste riguardano il pieno rispetto dei protocolli: prelievo e comparazione del DNA, tracciabilità certa delle sepolture, comunicazioni formali alle famiglie e cooperazione internazionale.

«Nessuno deve restare senza nome e nessuna morte evitabile deve restare senza giustizia», afferma Mediterranea Saving Humans. Le organizzazioni riferiscono di aver ricevuto numerose segnalazioni da familiari che cercano i propri cari partiti dalle coste tunisine proprio nei giorni in cui il ciclone Harry ha colpito il Mediterraneo centrale, rendendo le rotte instabili e i soccorsi ancora più complessi.

«Restituire un’identità e una storia alle persone scomparse è un atto di civiltà giuridica», concludono. Un dovere che riguarda non solo le famiglie in attesa, ma l’Europa intera.

?>