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24/09/2026 ore 07.19
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Allerta dell'intelligence Usa: «Droni russi dal mare verso Italia, Francia e Spagna». Anche la Calabria nel raggio d’azione

Secondo l'allarme condiviso con i governi europei, Mosca potrebbe usare mercantili per lanciare droni Gerbera nel Mediterraneo: nel mirino anche aeroporti, porti e infrastrutture. La conferma di fonti Lituane al quotidiano spagnolo El Mundo

di Redazione Attualità

Droni russi lanciati dal mare, nascosti all'interno di container trasportati da navi mercantili e diretti verso il Mediterraneo. Nelle mappe tracciate da El Mundo, il quotidiano spagnolo che ha lanciato la notizia, il Mare Nostrum diventa una gigantesca zona rossa. E nel raggio d’azione dei temibili droni russi rientrano anche le coste della Calabria. Inevitabile: non è il preavviso di un attacco ma il disegno di uno scenario da guerra ibrida fatto non necessariamente di incursioni ma anche di semplici sorvoli come quelli registrati negli ultimi mesi nelle repubbliche baltiche e addirittura in Germania. È lo scenario sul quale, secondo informazioni raccolte dall'intelligence statunitense e condivise con diversi governi europei, si concentrerebbe una nuova allerta legata alle possibili attività di Mosca. Tra i Paesi indicati figurano Italia, Francia e Spagna.

Una fonte vicina al ministero della Difesa lituano, citata dal quotidiano spagnolo El Mundo, sostiene che l'ipotesi sarebbe tecnicamente tutt'altro che complessa: i droni potrebbero essere trasportati a bordo di una nave e fatti decollare direttamente in mare, riducendo la distanza dagli obiettivi europei.

Il Gerbera e la possibile minaccia dal Mediterraneo

Il modello indicato dalle autorità lituane è il Gerbera, un drone russo relativamente piccolo. Il velivolo misura circa due metri, ha un'apertura alare di 2,5 metri e può raggiungere un peso massimo di 18 chilogrammi. La velocità dichiarata arriva a circa 160 chilometri orari, mentre l'autonomia massima indicata è di circa 600 chilometri, variabile in funzione del carico e delle condizioni di volo.

Rispetto ai più grandi Shahed e Geran, il Gerbera sarebbe più semplice da trasportare e da lanciare. Un mercantile potrebbe quindi imbarcare più apparecchi e prepararli al decollo con sistemi relativamente semplici.

La distanza dalla costa sarebbe un elemento decisivo. Secondo la ricostruzione contenuta nell'allerta, un drone lanciato a circa 200-300 chilometri dalla costa potrebbe impiegare tra un'ora e un quarto e due ore per raggiungere il territorio europeo, a seconda della velocità effettiva.

Non serve distruggere un grande obiettivo

L'eventuale impiego di questi droni non avrebbe necessariamente come obiettivo la distruzione di una grande infrastruttura. Una carica esplosiva limitata potrebbe comunque provocare un incendio, danneggiare apparecchiature esposte o costringere alla chiusura temporanea di un aeroporto o di un porto.

L'effetto ricercato, secondo gli analisti citati, potrebbe essere anche economico e politico. Un'azione di questo tipo servirebbe a dimostrare la capacità russa di colpire la cosiddetta retrovia europea, generando allo stesso tempo una reazione nell'opinione pubblica.

L'analista britannico Keir Giles osserva che la distanza dalla Russia non sarebbe necessariamente una garanzia di sicurezza. Il possibile obiettivo, sostiene, potrebbe essere individuato nel punto considerato più vulnerabile del sistema europeo, anche al di fuori dei Paesi direttamente confinanti con il territorio russo.

L'allerta dopo il viaggio di Ratcliffe a Mosca

Le autorità lituane avrebbero iniziato a gestire queste informazioni poco dopo il viaggio del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca, il 25 agosto. Il capo dell'intelligence americana era arrivato nella capitale russa a bordo di un aereo militare statunitense che aveva fatto tappa a Riga.

Secondo fonti diplomatiche citate da El Mundo, almeno un Paese baltico sarebbe stato informato in anticipo della missione e successivamente del suo contenuto. Il Wall Street Journal e Politico hanno riferito che Ratcliffe sarebbe andato a Mosca anche per mettere in guardia la Russia da possibili attacchi o provocazioni contro la Nato.

La stessa informazione sarebbe stata successivamente condivisa con Francia, Italia e Spagna. A Parigi, l'allarme avrebbe assunto particolare rilievo dopo la riunione del Consiglio di Difesa convocata da Emmanuel Macron il 16 settembre e il successivo incontro all'Eliseo con i leader dei partiti e i candidati alle presidenziali del 2027.

Perché proprio Italia, Francia e Spagna

La scelta dei tre Paesi mediterranei viene collegata anche alla loro situazione politica interna. Nel 2027 sono previste campagne elettorali e appuntamenti elettorali di grande rilievo e, secondo l'analisi riportata dal quotidiano spagnolo, un'eventuale azione russa potrebbe puntare anche a sfruttare paura, instabilità e stanchezza dell'opinione pubblica europea rispetto alla guerra in Ucraina.

La vulnerabilità, quindi, non sarebbe soltanto militare. Un attacco di dimensioni limitate potrebbe essere concepito come un'operazione capace di produrre conseguenze sproporzionate rispetto ai danni materiali.

Giles parla di una valutazione continuamente variabile: Mosca, secondo l'analista, cercherebbe il punto nel quale il rapporto tra rischi, risorse impiegate e impatto politico potrebbe risultare più favorevole.

L'ipotesi dei mercantili non è nuova

L'idea di utilizzare navi civili per il lancio di droni non nasce con l'ultima allerta. Già un anno fa il sito ucraino Defense Express aveva ipotizzato l'impiego di Gerbera trasportati da petroliere appartenenti alla cosiddetta flotta ombra e lanciati da acque internazionali.

La Russia avrebbe inoltre già sperimentato il decollo di droni da imbarcazioni. Nel 2020, la società ZALA, produttrice russa di velivoli senza pilota e collegata al gruppo Kalashnikov, aveva effettuato lanci dimostrativi da una nave in movimento. Gli esperimenti sarebbero ripresi nell'ottobre 2024 da una piattaforma marittima quasi ferma.

Nel Baltico si sono verificati inoltre episodi che hanno alimentato l'attenzione europea. A febbraio, una nave militare svedese avrebbe individuato un drone decollato dalla nave russa per l'intelligence elettronica Zhigulevsk nello stretto di Öresund. L'apparecchio fu disturbato dalle autorità svedesi e il volo venne considerato una violazione dello spazio aereo.

La pressione sul fianco meridionale dell'Europa

L'attenzione si è concentrata anche sul Mediterraneo. Il 19 settembre il canale Telegram russo Rybar ha pubblicato una mappa del Mediterraneo con il titolo «Medicina russa contro l'arroganza francese», ipotizzando la possibilità che droni Geran-5 possano essere forniti all'Algeria e utilizzati contro obiettivi nel sud della Francia.

La fonte lituana citata dal quotidiano spagnolo paragona la strategia ipotizzata a quella della spettacolare operazione ucraina in cui alcuni droni furono nascosti in container trasportati attraverso la Russia e successivamente utilizzati contro basi aeree russe. L'obiettivo, in questo caso, sarebbe dimostrare che anche la distanza geografica non garantisce necessariamente l'immunità dagli attacchi.

Porti e aeroporti tra gli obiettivi più esposti

Il Gerbera potrebbe essere trasportato con le ali smontate, ripiegato oppure disposto diagonalmente all'interno di un container. Un esemplare della variante Gerbera-2 recuperato recentemente al largo delle coste polacche sarebbe stato trovato con una testata a frammentazione e circa quattro chilogrammi di esplosivo. In quel caso, tuttavia, non vi sarebbero elementi per collegare il drone a un lancio navale: l'ipotesi indicata è che fosse arrivato dalla regione di Kaliningrad attraverso la Lituania.

Secondo l'analisi riportata nel testo, la capacità di bloccare temporaneamente un aeroporto, un porto o un'infrastruttura strategica potrebbe essere sufficiente a ottenere un forte impatto, senza che sia necessario provocare una distruzione su larga scala.

La risposta europea e il precedente ucraino

La crescente attività di sabotaggio attribuita alla Russia viene descritta come funzionale a più obiettivi: indebolire il sostegno europeo all'Ucraina, creare divisioni all'interno della Nato e aumentare la pressione sulla popolazione.

Anche la Polonia sarebbe in possesso di informazioni analoghe. Il premier Donald Tusk ha parlato del rischio di attacchi russi con droni o missili contro i Paesi che sostengono Kiev, sottolineando la capacità già dimostrata dagli Stati europei di intercettare operazioni di questo tipo o di identificarne gli autori.

Il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha sintetizzato così la posizione di Vilnius: «La Russia non si nasconderà. Semplicemente dobbiamo evitare conseguenze».

La possibilità di utilizzare piattaforme navali, infine, non sarebbe una prerogativa russa. Anche l'Ucraina ha già impiegato piattaforme in mare per il lancio di droni. In questo scenario, secondo una fonte vicina al Cremlino citata da Bloomberg, Mosca starebbe valutando una risposta alle azioni ucraine e al sostegno garantito dall'Europa a Kiev.