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04/06/2026 ore 14.45
Attualità

Alloggi e trasporti sicuri, contratti multilingua e premialità per le aziende virtuose: le proposte della Uila contro il caporalato

VIDEO | Dopo i fatti di Amendolara il segretario regionale del sindacato di categoria dell’agricoltura, Pasquale Barbalaco, rilancia le misure contro il sistema che tiene sotto scacco i lavoratori stranieri: «Decisiva la loro inclusione sociale»

di Stefano Mandarano

Contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, serve una nuova coscienza politica che prenda atto della diffusione e della gravità del fenomeno, partendo però da elementi concreti e proposte operative. A dirlo è il sindacato Uil, che attraverso la segretaria regionale Maria Elena Senese, dopo i fatti di Amendolara, ha chiesto d’incontrare il presidente della Regione Roberto Occhiuto e l’assessore all’Agricoltura Gianluca Gallo, nonché di essere sentita in Commissione regionale Agricoltura per portare un contributo alle decisioni che verranno intraprese.

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Sul punto abbiamo sentito il segretario regionale della Uil Agricoltura, il vibonese Pasquale Barbalaco.

«Questa vicenda, purtroppo, segnala in maniera disumana la presenza del fenomeno del caporalato: un fatto che esiste da tanto tempo ma che fino questo punto non si era mai spinto. Qui in Calabria, poi, rispetto a quanto accaduto, c'è sicuramente molto di più: non solo il caporalato, ma probabilmente anche una criminalità organizzata che appoggia un determinato sistema. In questo contesto, noi come sindacato, siamo convinti che per riuscire a debellare il fenomeno dobbiamo investire di più nell'inclusione sociale di quei lavoratori che contribuiscono a portare il cibo sulle nostre tavole. Pertanto dobbiamo sensibilizzare ancor di più anche i consumatori finali».

Per il sindacato è fondamentale agire sul sistema degli alloggi e dei trasporti. «Abbiamo visto come quei lavoratori vivessero anche in 10 nella stessa casa e come anche i trasporti verso il luogo di lavoro possa diventare uno strumento di ricatto». Altro punto decisivo è l’abbattimento delle barriere linguistiche. «Proprio la settimana scorsa - ha detto Barbalaco -, abbiamo sottoscritto il Contratto collettivo nazionale di lavoro in agricoltura che, tra le altre cose, prevede che i contratti vengano stampati in versione multilingue, perché siamo convinti che quando i lavoratori hanno piena coscienza dei propri diritti abbiamo maggiori strumento per tutelarsi».

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Innanzitutto, però, è necessario colmare un vuoto normativo. «Se la Legge 199 nel 2016 a distanza di dieci anni non ha portato i risultati che si aspettavano - annota il segretario regionale Uila -, probabilmente c'è qualcosa che non va: in quella legge ci sono dei passaggi importanti, come le condanne estese anche i datori di lavoro che ricorrono al caporalato. Ora serve applicarla pienamente».

E i fatti di Amendolara sembrano aver scosso la politica: nel Consiglio regionale già convocato per lunedì 8 giugno si parlerà anche di caporalato e delle misure di contrasto al fenomeno. La Uil proverà, in questi giorni, a mettere sul tavolo le sue proposte.

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«Chiediamo innanzitutto un sistema di controlli più incisivo - afferma Barbalaco -. Tramite gli Enti bilaterali sappiamo quali sono le aziende più importanti che assumono e utilizzano manodopera in maniera consistente: un sistema di controlli incrociati potrebbe portare ad individuare in maniera preventiva le problematiche da attenzionare. Poi, tramite le risorse regionali, bisogna sicuramente intervenire su un sistema di alloggi che svincoli i lavoratori dai caporali e che li porti all’esterno delle aziende agricole. Inoltre c’è il sistema di trasporti: un passaggio fondamentale che va affrontato per assicurare collegamenti sicuri per i lavoratori».

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Per il sindacato, tuttavia, sono le aziende l’anello decisivo del sistema. «Un'altra cosa che chiederemo alla Regione - spiega Barbalaco - è l'istituzione di una premialità per le aziende agricole che aderiscono alla Relac (Rete del lavoro agricolo di qualità, ndr), che è stata sottoscritta in tutte e cinque le province calabresi ma che al momento ha pochissime adesioni. La Relac consentirebbe di riconoscere premialità alle aziende che rispettano e tutelano i contratti e quindi il lavoro dignitoso, ma anche per evitare di finanziare con i fondi del Piano di sviluppo rurale quelle aziende che operano al di fuori delle regole. Sarebbe già questo un grande passo in avanti».