All’UniCal una riflessione critica su Pierre Bourdieu: la pedagogia come strumento per smascherare gli impliciti educativi
Docenti e studiosi hanno approfondito il rapporto tra scuola, potere e disuguaglianze sociali, evidenziando la necessità di una pedagogia critica capace di rendere visibili i meccanismi che influenzano inclusione ed esclusione nei percorsi formativi
L’Università della Calabria consolida il proprio profilo di spazio pubblico di riflessione critica sui grandi nodi educativi e sociali del nostro tempo. In questa direzione si è collocata la giornata di studio svoltasi ieri presso l’Aula Zeus del Dipartimento di Culture, Educazione e Società, dedicata al tema “La comunicazione pedagogica secondo Pierre Bourdieu: strumenti per smontare gli impliciti educativi”.
L’iniziativa, promossa nell’ambito delle attività scientifiche e didattiche del DiCES, ha rappresentato un’importante occasione di confronto interdisciplinare attorno al pensiero del grande sociologo e filosofo francese, le cui categorie interpretative continuano ancora oggi a offrire strumenti decisivi per comprendere il rapporto tra educazione, potere e riproduzione delle disuguaglianze sociali.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della direttrice del Dipartimento, Maria Mirabelli, e della presidente della SIPED – Società Italiana di Pedagogia, Gabriella Agrusti, che hanno richiamato il valore di una pedagogia capace non soltanto di descrivere i processi educativi, ma di interrogarli criticamente nella loro dimensione culturale, politica ed etica.
A introdurre e moderare l’incontro è stata la coordinatrice del Corso di Studi Unificato in Scienze dell’Educazione e Scienze Pedagogiche, Rossana Adele Rossi, promotrice della manifestazione, che ha sottolineato l’importanza di riportare al centro della formazione universitaria una riflessione rigorosa sugli impliciti educativi e sui meccanismi simbolici che spesso agiscono in modo invisibile dentro le istituzioni formative.
Momento centrale della giornata è stata la relazione della professoressa Luana Salvarani, docente di Storia della Pedagogia e dell’Educazione presso l’Università di Parma, che ha proposto una lettura approfondita del pensiero bourdieusiano a partire da alcune categorie fondamentali come capitale culturale, violenza simbolica e azione pedagogica. Attraverso queste chiavi interpretative, Bourdieu mostra come la scuola possa trasformarsi, talvolta inconsapevolmente, in uno spazio di riproduzione delle gerarchie sociali, legittimando come “naturali” privilegi che sono invece storicamente e culturalmente costruiti.
Particolarmente significativa la riflessione sul linguaggio educativo e sulla comunicazione pedagogica, intesi non come strumenti neutrali, ma come dispositivi che producono inclusione o esclusione, riconoscimento o marginalizzazione. In questo quadro, l’educazione appare come un terreno attraversato da rapporti di forza simbolici che incidono profondamente sulle biografie degli studenti, sulle aspettative sociali e sulle possibilità concrete di emancipazione.
Al dibattito hanno preso parte anche i docenti UniCal Brunella Serpe, Simona Perfetti, Giovanbattista Trebisacce e Giancarlo Costabile, che hanno approfondito differenti prospettive storiche, teoriche e pedagogiche sul tema della scuola come luogo di costruzione democratica, ma anche come possibile spazio di riproduzione delle diseguaglianze culturali e territoriali.
Nel corso degli interventi è emersa con forza la necessità di una pedagogia critica capace di “rendere visibile l’invisibile”, decostruendo quei meccanismi impliciti che spesso determinano il successo o il fallimento formativo degli studenti ben oltre il semplice merito individuale. Una riflessione che assume un valore ancora più urgente in una fase storica segnata dall’aumento delle povertà educative, dalla frammentazione sociale e dall’indebolimento dei legami comunitari. Ed è proprio in questa capacità critica che la pedagogia continua a custodire una delle sue funzioni più alte e necessarie.