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20/09/2026 ore 10.59
Attualità

Analfabetismo funzionale, Aldo Olivo: «Con la cultura non si mangia? È questo l’assioma da cambiare»

L’ex docente di lettere e sindaco di Soveria Simeri: «La formazione è passata in secondo piano. Anche il corpo docente soffre di queste lacune». E sul digitale: «Ha disattivato l’abitudine alla scrittura»

di Riccardo Montanaro

L’analfabetismo funzionale in Italia non è più un’emergenza marginale: oltre un terzo degli adulti non comprende testi di media complessità, sette italiani su dieci commettono gravi errori grammaticali e persino tra i laureati uno su sei fatica a leggere e scrivere con piena consapevolezza. Il fenomeno riguarda i giovani, la scuola, il mondo del lavoro e la qualità stessa del dibattito pubblico.

Solo il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni legge almeno un libro all’anno, contro il 52% della media europea. Lo stesso 35% coincide, non a caso, con la quota di analfabeti funzionali. Meno lettura significa meno esposizione a strutture sintattiche complesse, meno vocabolario, meno capacità di seguire ragionamenti articolati.

Abbiamo approfondito il tema, ponendo delle domande, al prof.re Aldo Olivo. Professore, ora in pensione, di lettere ed ex sindaco del suo paese natale, Soveria Simeri.

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Perché parliamo di “analfabetismo” anche tra chi ha studiato? Come si spiega che un laureato su sei rientri nella fascia di competenze elementari o inferiori?
La percentuale, in Italia, di analfabetismo funzionale è del 35% circa. Un dato tra i più alti tra i paesi OCSE, che riguarda i cittadini tra i 16 e 65 anni, che ci pone agli ultimi posti. Una situazione grave, che condiziona il futuro del nostro Paese! Un problema, che riguarda tutte le fasce sociali, anche il mondo della scolarizzazione, anche di chi ha conseguito una laurea. Ecco questo ultimo aspetto, ci deve fare riflettere su tutte le riforme che la scuola e l’università, hanno subito in questi decenni.

Quali lacune del sistema scolastico, universitario e formativo contribuiscono a questo paradosso?
Una caratteristica italiana è quella che ogni governo ha fatto della Scuola, un fiore all’occhiello della propria politica, e quindi abbiamo assistito a continue riforme, che hanno svilito, il suo ruolo, che era quello educativo e formativo. Oggi, viene percepito dai ragazzi, dalle famiglie e dalla società, come un luogo dove stare, per il più breve tempo possibile, acquisire un “pezzo di carta”, che possa aprire al mondo del lavoro. Per non parlare dell’abbandono scolastico, fenomeno prevalentemente, italiano! Le stesse considerazioni, si possono fare, anche per il mondo universitario!

Quali sono gli errori più diffusi tra i giovani (e non solo)?
Dai dati sulle competenze grammaticali emergono difficoltà su apostrofo, congiuntivo, verbi, punteggiatura: quanto questi errori compromettono la capacità di esprimersi in modo chiaro, credibile e coerente, a scuola, all’università e nel lavoro?

Quando parliamo di scrittura, entriamo nel cuore del problema. Prima parlavamo di riforme, tante, che hanno stravolto tutte le competenze. Siamo passate da quelle linguistiche a quelle tecniche. In tutti questi anni, gli alunni, ma anche il corpo docente, sono stati sottoposti, a tanti “progetti “di argomenti tecnici, che hanno messo, in secondo piano la formazione linguistica. Dispiace dirlo, ma anche il mondo docente, soffre di queste, come dire “lacune”.

Che ruolo hanno le nuove abitudini comunicative (messaggi vocali, chat, social)?
In che misura il passaggio dallo scritto al vocale, la scrittura frammentaria delle chat e la scarsa revisione dei testi digitali alimentano un “analfabetismo di ritorno”, anche in ragazzi che a scuola sembrano capaci?

Con l’uso delle nuove tecnologie, a mio avviso, si è commesso l’errore di usarle come sostitute, del linguaggio, scritto e parlato. Gli strumenti tecnologici devono aiutare l’uomo, non sostituirlo, in tutte le sue competenze. Un po’ quello che sta accadendo con l’intelligenza artificiale. È di questi giorni, la preoccupazione dei produttori di queste innovazioni tecnologiche, nel pericolo, della sostituzione dell’uomo da parte delle macchine. Tornando alla domanda, certamente, l’uso di abbreviazioni, nuovi “neologismi “tecnici, hanno disattivato, l’abitudine alla scrittura e alla lettura, di ciò che si è scritto. Ecco servito l’analfabetismo di ritorno.

Quali sono le conseguenze concrete per la società e per la democrazia?
Come incide la difficoltà a comprendere testi di media complessità sulla capacità di orientarsi tra notizie e fake news, di leggere contratti e informative, di partecipare consapevolmente al dibattito pubblico?

Certamente un cittadino, che fatica a comprendere un documento scritto, a decodificare le informazioni ricevute, non riesce a valutare, con sufficiente chiarezza, i problemi a cui è chiamato a dare un parere. In una democrazia, dove il voto, è importante, ecco, esprimerlo senza la consapevolezza e chiarezza, di conoscenze, può creare un vulnus , alla realtà delle scelte.

Che cosa dovrebbe cambiare nella scuola e nella formazione?
Quali interventi concreti suggerisce: più lettura ad alta voce, più scrittura guidata e corretta, nuova formazione dei docenti, uso diverso del digitale in classe?

La scuola cosa dovrebbe fare? Ben poco, se le dinamiche politiche, non vengono indirizzate verso delle finalità più educative e formative e meno verso una preparazione prevalentemente tecnica. La formazione deve dare gli strumenti per interpretare, conoscere la realtà e quindi fare le scelte opportune, nell’attività, personale e collettiva. Certamente, letture approfondimenti e uso delle tecnologie digitali sono necessari, visto la vasta mole delle conoscenze. Personalmente, nella mia attività di docente, ho sempre stimolato, la lettura in classe delle opere, che venivano studiate e approfondite. La lettura serve, inoltre, a vedere e scrivere, correttamente le parole.

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Qual è il ruolo delle famiglie, dei media e delle istituzioni?
Oltre alla scuola, che responsabilità hanno le famiglie nel promuovere (o trascurare) la lettura e la scrittura?

Ho sempre ritenuto, che il ruolo della famiglia e delle altre istituzioni, sono molto importanti e necessari. In modo particolare la famiglia! I genitori che hanno un legame, più diretto, con i protagonisti, docenti e ragazzi, dovrebbero vedere la formazione dei propri figli, non solo importante ma fondamentale. Oggi, purtroppo, in molti casi, ciò non accade. La scuola viene vista come un luogo dove “parcheggiare” i propri figli! Diventano i sindacalisti dei propri ragazzi! Ecco questi comportamenti, fanno sì che nei giovani, nasce il convincimento la scuola non serve a nulla, e s’indirizzano verso altre forme di conoscenza e formazione. Tipo social media e altre.

Che cosa potrebbero fare i media, le case editrici, le istituzioni locali e nazionali per rendere visibile e affrontare questa emergenza?
I media, case editrici e istituzioni, possono avere un ruolo importante, se mettono la scuola, fondamentalmente al centro della società. Mi spiego meglio, oltre la preparazione culturale, la scuola deve formare, l’individuo come cittadino, che vive in comunità, con gli altri. Pertanto, ognuno, per la sua parte, deve operare in questo senso. Purtroppo, una vulgata, soprattutto della politica, sostiene che con la cultura non si mangia! Ecco se non s’inverte questo assioma, il futuro non ci promette nulla di positivo!