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12/06/2026 ore 16.00
Attualità

Berlusconi, tre anni dalla morte: l'eredità di un visionario tra processi, politica e il legame con LaC

A 1096 giorni dalla morte del Cavaliere, il caso Firenze sulle stragi di mafia è archiviato per la sesta volta. Nel 2014 aveva definito il nostro network «un atto di speranza e di fiducia»

di Riccardo Montanaro

12 giugno 2023, 9:30, Milano. Silvio Berlusconi lascia questa terra nel “suo” San Raffaele, nella sua Milano, questa volta le parentesi non sono obbligatorie. Aveva 86 anni e dopo 45 giorni di ricovero (l’ultimo dei tanti), ha smesso di soffrire, a causa di una polmonite e di una leucemia mielomonocitica.

12 giugno 2026. Tre anni dopo. Ancora tutti – ovviamente – lo ricordano e per nessuno è indifferente. Berlusconi o lo ami o lo odi. È stato un visionario: un eccellente imprenditore nel mondo dell’edilizia milanese, patron di Mediaset, Fininvest, Publitalia, Mondadori ed ancor prima del Milan.

Quattro volte Presidente del Consiglio: nel ’94 (anno stesso in cui annunciò la famosa discesa in campo), nel 2001 (per 5 anni), nel 2005 e nel 2008. 3339 giorni da Primo Ministro.

Il Cav e la giustizia

Basta “googlare” Silvio Berlusconi che la prima voce accanto il nome del Cavaliere sarà “procedimenti giudiziari”. Di fatti, il Presidente è stato coinvolto in oltre 30 procedimenti giudiziari nel corso della sua vita, molti dei quali conclusi con assoluzioni o prescrizioni. Solo una condanna in via definitiva per il famoso processo Mediaset per frode.

C’è in questo binomio – Berlusconi e Giustizia – una cosa alquanto strana: la morte non ha fermato la giustizia. Al momento del decesso, infatti, Berlusconi aveva già concluso 32 processi mentre 4 erano ancora in corso, uno tra tutti merita l’attenzione: Firenze e stragi di mafia. Il 6 giugno 2026, appena 6 giorni fa, (tre anni dopo la morte del Cav) la gip di Firenze ha archiviato per la sesta volta in trent’anni l’accusa secondo cui Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri – suo storico e fedele amico – sarebbero stati i mandanti esterni delle stragi del 1993. Stragi di mafia. Bombe che insanguinarono Roma (due ordigni contro la basilica di San Giovanni in Laterano e la chiesa di San Giorgio al Velabro), Firenze e Milano (via Palermo, cinque vittime e dodici feriti) appena dopo l’attentato e l’uccisione del giudice Borsellino ed ancora prima del giudice Falcone.

Si rifletta su un numero; sei. Sei volte, lo stesso caso è stato archiviato. Archiviato, gli amici giuristi lo spiegano, significa che per la giustizia quella strada è sbagliata. Su quella strada non si può più andare avanti.

Su questo procedimento tutta la classe politica italiana ha detto la sua. Per Meloni «un’intera classe politica è stata posta davanti il sospetto infamante, i fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via ogni ombra». Per Tajani, a cui Berlusconi passò il testimone della sua creazione politica «di inquietante e occulto c’è solo l’azione di una parte della magistratura»

Un altro processo, ancora in essere, è quello che vedeva Berlusconi indagato per versamenti economici destinati a Marcello Dell’Utri ed alla sua consorte. 42 milioni di euro che secondo i Pm sarebbero «il prezzo che Berlusconi avrebbe pagato in cambio del silenzio». Prezzo pagato, però, con regolari bonifici ed alla luce del sole. Di fatti la linea difensiva ha già più volte dimostrato la totale estraneità tra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra cui si fa riferimento negli ultimi processi.

Quella cifra di denaro, spiegava già ai tempi Berlusconi, era stata inviata in primis per coprire le spese legali che l’ex manager di Publitalia – appunto, Dell’Utri – aveva dovuto sborsare e, secondariamente, per il rapporto d’amicizia che legava i due.

Berlusconi e LaC

Visionario l’abbiamo già definito, ma c’è di più. Nella solita stanza della villa di Arcore, Silvio Berlusconi in un’intervista al nostro network definì quella di LaC «un atto di speranza e di fiducia» e poi, con la sua solita attenzione ai dettagli aggiunse «il nome è bello, suggerisco C. proprio come Calabria». Parole positive anche per l’editore definito dal Cavaliere come «una persona che sa sognare; un imprenditore che s’impegna in un momento in cui tutto è più difficile, specie l’editoria». Era il 20 novembre 2014 ed oggi, dodici anni dopo e con 100 milioni di visualizzazioni raggiunte, la speranza e la fiducia premiano il progetto che anche a Berlusconi piaceva tanto.

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