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01/08/2026 ore 20.12
Attualità

Bova, il borgo grecanico che non si arrende: «Siamo il futuro della Calabria, ma servono servizi e opportunità per i giovani»

Il vicesindaco Gianfranco Marino analizza la stagione turistica e le difficoltà dei Comuni: «L'orgoglio dell'appartenenza può fare la differenza tra partire e tornare». Priorità a scuola, identità e sostegno alle imprese

di Riccardo Montanaro

Bova, uno dei Borghi più belli d’Italia e cuore dell’Area Grecanica, rappresenta un simbolo della storia, della cultura e dell’identità calabrese. In questa intervista il vicesindaco Gianfranco Marino analizza le prospettive del turismo, le difficoltà degli enti locali, le sfide dello spopolamento e le strategie per garantire un futuro a uno dei centri più rappresentativi della Calabria.

Che estate sarà questa per i piccoli e splendidi comuni calabresi come Bova?

L’estate 2026 conferma una tendenza che osserviamo ormai da alcuni anni: un bilancio in chiaroscuro, con un calo generalizzato delle presenze e un periodo di vacanze sempre più breve, caratterizzato da soggiorni “mordi e fuggi”. A questo si aggiunge il peso del caro carburante, che incide inevitabilmente sui bilanci delle famiglie. Guardando però il bicchiere mezzo pieno, i piccoli centri dell’entroterra stanno diventando sempre più una valida alternativa, non solo per le vacanze. Bova, come altri borghi, ha consolidato negli anni il proprio ruolo di punto di riferimento per il turismo culturale e naturalistico e, anche quest’anno, registra risultati in controtendenza rispetto ad altre realtà del territorio metropolitano e della Calabria, segno che il lavoro svolto nel tempo sta dando i suoi frutti.

Recentemente LaC ha promosso a Falerna un incontro con gli amministratori calabresi. Lei era presente in rappresentanza di Bova. È emersa con forza la necessità di essere orgogliosi rappresentanti di comunità storiche che vogliono continuare a vivere. Qual è il suo parere?

L’incontro di Falerna è stato un momento importante di confronto tra amministratori sulle criticità comuni e sulle prospettive dei piccoli centri d’eccellenza della Calabria, destinati a rappresentare sempre più l’ossatura di una regione che vuole rilanciare la propria immagine e la propria economia. L’orgoglio dell’appartenenza è un elemento fondamentale. Immaginare un futuro nelle aree interne significa trasmettere ai giovani la consapevolezza che certi luoghi non sono semplicemente spazi geografici, ma rappresentano la propria storia, gli affetti e le radici. Questo può fare la differenza nella scelta tra partire definitivamente oppure fare un’esperienza fuori con l’idea di tornare. Dobbiamo costruire ricordi e legami solidi tra le nuove generazioni e il territorio, affinché la scelta di restare o ritornare sia dettata dal cuore e non soltanto dal calcolo delle opportunità.

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Lo Stato, negli anni, ha progressivamente indebolito i Comuni, lasciandoli con meno risorse e meno personale. In queste condizioni amministrare diventa sempre più difficile.

Viviamo una profonda contraddizione. Da una parte si parla continuamente del rilancio delle aree interne, dall’altra si assiste alla progressiva perdita di servizi essenziali che rischia di condannarle all’abbandono. Chi amministra questi territori affronta ogni giorno ritardi, scelte poco razionali e situazioni spesso mortificanti, pur cercando di garantire servizi fondamentali alle proprie comunità. La fotografia di un’Italia interna destinata a scomparire ha suscitato indignazione, ma purtroppo descrive una realtà concreta. È vero, però, che non si può generalizzare: esistono territori ormai difficilmente recuperabili e altri che, invece, meritano maggiore attenzione. Non è solo una questione di risorse economiche, ma anche di una politica nazionale troppo burocratica e poco attenta alle reali esigenze dei territori.

Quali sono le tre priorità che intende portare avanti come vicesindaco per rafforzare il ruolo di Bova e valorizzarne la straordinaria identità?

Non esistono ricette miracolose, ma alcune priorità sono chiare. La prima riguarda i giovani e il mondo della scuola, ai quali vogliamo dedicare particolare attenzione. La seconda è la tutela del patrimonio identitario, a partire dalla salvaguardia dell’antico idioma calabro-greco e di una cultura che affonda le proprie radici in millenni di storia. La terza è il sostegno alle attività produttive e imprenditoriali, cresciute negli ultimi decenni sia per numero sia per qualità. Crediamo fortemente nella collaborazione tra pubblico e privato come elemento indispensabile per lo sviluppo del territorio.

Come immagina il futuro di Bova? Quali sono i suoi punti di forza e cosa serve ancora per valorizzarlo?

Il futuro è ancora tutto da scrivere e noi vogliamo continuare a costruirlo seguendo il percorso tracciato negli ultimi trent’anni. Centri come Bova devono essere ripensati in chiave moderna, garantendo servizi e risposte adeguate alle esigenze del presente, senza rinunciare alla tutela delle peculiarità culturali e sociali che rappresentano la nostra identità e il nostro principale punto di forza.

La continua fuga dei giovani dalla Calabria rischia di far scomparire tradizioni, cultura e perfino la lingua delle comunità storiche?

L’impoverimento demografico rappresenta certamente una minaccia per la sopravvivenza dei nostri centri e delle loro specificità culturali. Per questo è necessario creare opportunità concrete per i giovani, ma anche far comprendere loro il valore identitario dei luoghi in cui sono nati. Solo così si può ribaltare il paradigma, trasformando un territorio periferico nel centro del proprio mondo, facendo diventare quello che oggi viene percepito come un limite una grande opportunità per il futuro.