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09/09/2026 ore 13.17
Attualità

«Bruno da Longobucco, un gigante dimenticato della medicina»: Pata racconta il chirurgo calabrese che anticipò la modernità

Fu tra i protagonisti della nascita dell’Università di Padova e il primo professore di Chirurgia dell’Ateneo. Il professor Francesco Pata ne ha ricostruito la storia in una ricerca internazionale pubblicata su Frontiers in Surgery

di Battista Bruno

A Longobucco si è svolta l’edizione 2026 del Premio internazionale per la medicina “Bruno da Longobucco”, iniziativa promossa dal Comune e dalla Pro Loco, che ha richiamato un pubblico numeroso e qualificato, con la presenza di personalità della medicina, della ricerca, della cultura e della società.

Un appuntamento che vuole riportare alla luce la figura di Bruno da Longobucco, medico e chirurgo calabrese del XIII secolo, protagonista della nascita della chirurgia accademica e tra i primi docenti e co-fondatore dell’Università di Padova. 

Una figura straordinaria, per lungo tempo rimasta sorprendentemente ai margini della storia della medicina.

Il sindaco Giovanni Pirillo ha consegnato il Premio 2026  a Giovanni Domenico Tebala, dirigente dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Digestiva e d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, chirurgo di origini reggine con una lunga esperienza maturata tra Italia e Regno Unito, e a Sebastiano Andò, professore emerito di Patologia Generale dell’Università della Calabria, protagonista della ricerca biomedica e della vita accademica calabrese.

Ma l’iniziativa è stata anche l’occasione per approfondire la figura di Bruno e restituirle la dimensione internazionale che merita. A questo lavoro ha dedicato importanti studi il professor Francesco Pata, chirurgo, ricercatore e storico della medicina, che ha coordinato una ricerca internazionale culminata nel 2022 nella pubblicazione di uno studio su Frontiers in Surgery

Ai lavori sono intervenuti: Francesco Franco, presidente Pro Loco Longobucchese; Elena Gabriella Salvati, dirigente scolastica IC Longobucco; Don Umberto Pirillo, parroco di Longobucco; Agata Mollica, presidente Ordine dei Medici di Cosenza; Vincenzo Pezzi, direttore Dipartimento Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute Unical; Emanuele V. De Simone, già sindaco di Longobucco. 

È pervenuta l’adesione di Vitaliano de Salazar, direttore generale Azienda ospedaliera di Cosenza e Commissario ASF; e l’adesione di Maria Pompea Bernardi, direttore sanitario Spoke Corigliano-Rossano.

A coordinare i lavori della manifestazione è stato Franco Laratta, direttore della nostra testata giornalistica, che ha dedicato diversi lavori alla valorizzazione della figura di Bruno da Longobucco.

Abbiamo intervistato il professor Francesco Pata, studioso della figura di Bruno, professore associato di Chirurgia Generale all’Università della Calabria e dirigente medico all’Azienda ospedaliera di Cosenza. Ha maturato una solida esperienza internazionale tra Regno Unito, Spagna e Nord Italia, specializzandosi nella chirurgia mini-invasiva, nelle nuove tecnologie e nella robotica.

Professor Pata, chi era veramente Bruno da Longobucco e perché è considerato una figura fondamentale nella storia della chirurgia?

Bruno da Longobucco è stato un medico e chirurgo del XIII secolo, originario di Longobucco. Fu tra i protagonisti della nascita dell’Università di Padova, nel 1222, e il primo professore di Chirurgia dell’Ateneo.

In un’epoca in cui la chirurgia era soprattutto pratica e spesso guardata con diffidenza dalla medicina ufficiale, Bruno contribuì a darle una vera dignità scientifica e accademica. La Chirurgia Magna era un trattato destinato alla formazione degli studenti e raccolse e organizzò le conoscenze chirurgiche del suo tempo, influenzando la medicina europea dei secoli successivi.

Bruno partì dalla Calabria e arrivò nei grandi centri universitari dell’epoca. Quanto è importante oggi riscoprire questa sua origine calabrese?

È molto importante. La sua storia dimostra che talento, studio e determinazione possono nascere anche lontano dai grandi centri. Partendo da un piccolo paese come Longobucco, Bruno riuscì ad affermarsi come uno dei più importanti chirurghi del Medioevo.

Riscoprirlo significa anche raccontare una Calabria diversa dagli stereotipi: una terra inserita nei grandi processi culturali del Mediterraneo e dell’Europa.

Nella sua Chirurgia Magna Bruno dà grande spazio all’esperienza e all’osservazione. Possiamo considerarlo, almeno in parte, un anticipatore della medicina moderna?

Per certi aspetti sì, anche se dobbiamo considerarlo un uomo pienamente inserito nel suo tempo. Bruno si rifaceva agli autori antichi, che rappresentavano allora la base del sapere, ma mostrava anche una grande attenzione all’esperienza e all’osservazione diretta.

Sono elementi che diventeranno centrali nella medicina e nella scienza dei secoli successivi.

Lei ha dedicato a Bruno una ricerca pubblicata su una prestigiosa rivista scientifica internazionale. Che cosa l’ha colpita maggiormente?

Soprattutto un paradosso: un personaggio così importante nella storia della medicina medievale era praticamente sconosciuto al grande pubblico e persino a molti medici. Per questo abbiamo deciso di realizzare un lavoro in lingua inglese, accessibile anche ai non specialisti. Nel 2022 lo studio è stato pubblicato su Frontiers in Surgery, nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della fondazione dell’Università di Padova. Grazie al sostegno del Comune di Longobucco, è stato pubblicato in modalità open access, rendendolo disponibile gratuitamente in tutto il mondo.

Perché una figura così importante è rimasta per secoli quasi sconosciuta, persino nella sua Calabria?

Le ragioni sono diverse. Per secoli il Medioevo è stato raccontato come un’epoca dominata dall’irrazionalità e dalla religione, mettendo in secondo piano molti protagonisti della scienza medievale. Nel caso di Bruno c’è stata anche una lunga discussione sulle sue origini, che ha generato ulteriore confusione. E sappiamo relativamente poco della sua vita personale. Oggi, proprio per questo, è importante recuperare ciò che conosciamo e restituirgli il posto che merita nella storia della medicina.

Lei lavora oggi nella chirurgia contemporanea, nella ricerca e con tecnologie sempre più avanzate. Qual è la lezione più attuale che Bruno può offrire a un chirurgo del XXI secolo?

Una lezione di orgoglio e di umiltà. La chirurgia moderna dispone di tecnologie straordinarie, ma Bruno ci ricorda che ogni innovazione nasce da un percorso e che noi siamo soltanto un anello di una lunga catena. Possiamo avere robot, intelligenza artificiale e tecnologie sofisticatissime, ma al centro della chirurgia restano la conoscenza, l’esperienza, la capacità di osservare e soprattutto la responsabilità verso il paziente.

Bruno ci insegna che innovare non significa cancellare ciò che è venuto prima, ma conoscerlo, comprenderlo e costruire su quelle fondamenta.