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06/06/2026 ore 20.00
Attualità

Cala il numero delle edicole, giovani non pervenuti nell’acquisto di quotidiani

In dieci anni le edicole italiane sono passate da oltre 15 mila a circa 10 mila, mentre le vendite dei quotidiani continuano a diminuire. Abbiamo chiesto a 7 studenti di descrivere il loro rapporto con la carta stampata. Ecco come è andata 

di Riccardo Montanaro

Il numero delle edicole nel 2014 era fermo a 17.516, nel 2016 in leggero calo tra le 16 e le 17mila. Oggi, 2026, dieci anni dopo, le edicole sono all’incirca 10.000 registrando un crollo che si attesta a -34,6%. La carta stampata, i quotidiani, non vendono più.

Nel 2016 il principale quotidiano italiano, Il Corriere della Sera, si attestava sulle 322mila copie quotidiane. Oggi, appena sopra le 200.000. Anche in questo caso il calo percentuale è maggiore del 30%, quasi il 35%.

L’anno zero di questo pezzo è volutamente il 2016 per non far paragoni troppi pesanti e malinconici: nel 1990 sempre il Corriere viaggiava tra le 750 e le 800mila copie quotidiane, che se lo rapportassimo ad oggi sarebbe un -70%. Il caso del quotidiano di Via Solferino però, è ancora un buon indice di resistenza per l’editoria italiana: a fine 2025 solo però grazie all’online il quotidiano contava 754.000 abbonamenti digitali.

Nel novembre del 2025 i dati dell’ADS (accertamenti diffusione stampa) hanno portato ad una classifica dei quotidiani più letti (in formato sia digitale che cartaceo però) nel passato anno. Di seguito: al primo posto Il Corriere della Sera con 209.175 copie, al secondo la Repubblica con 130.708 copie, ultimo gradino del podio per Il Sole 24 Ore 115.387 copie, al quarto La Gazzetta dello Sport con 114.321 copie e, quinta posizione, per l’Avvenire con 101.591 copie.

Seppur “fuori dalla top five, l’unica crescita tutt’altro banale nella vendita dei quotidiani è del Fatto Quotidiano con un +9,61% di vendite rispetto l’anno precedente.

Sorprende la differenza di copie quotidiane vendute tra il primo ed il secondo quotidiano, il doppio. Ogni giorno, comunque, si vendono 1,3 milioni di quotidiani.

Giovani e giornali; un triste spaccato

Sette giovani, diversi tra loro. Diversi studi, diversi lavori, diversi interessi, ma una base comune: l’edicola è un ricordo. Le edicole potrebbero forse anche chiudere, poco cambierebbe per loro. “Tanto ormai l’online…”

Per Jacopo e Salvatore, due studenti di Pubblica Amministrazione (Unical), l’edicola ancora sembra esistere. Entrambi non comprano un quotidiano da qualche mese con gusti però diversi. Alla mia domanda “scegliete un quotidiano da comprare domani” Salvatore sceglie di comprare il Fatto Quotidiano perché entusiasmato dal «modo in cui scrivono». Jacopo, invece, preferisce La Gazzetta del Sud in quanto «interessato alla trattazione dettagliata di questioni locali». Continuando la chiacchierata chiedo loro se esistono a loro modo di vedere giornali “schierati” e le risposte non lasciano spazio all’interpretazione. Per Salvatore «è normale che esistano giornali di destra e giornali di sinistra. Sono fatti da giornalisti che votano, che hanno un pensiero critico» ed alla voce “giornali di destra” non ha dubbi: Il Foglio, Il Giornale e Libero. Anche per Jacopo esistono quotidiani tendenti all’apprezzamento di una parte politica, e lui alla voce “giornali di sinistra” inserisce: Il Fatto ed Il Manifesto.

Da Pubblica Amministrazione si passa, con Raffaele (studente magistrale Unical), al campo dell’Ingegneria Elettronica. “Io? In Edicola? Mai andato!” Rompe subito il ghiaccio. Da appassionato di sport (forse) dice che se dovesse comprare un quotidiano sceglierebbe Il Corriere dello Sport e che «esistono ovviamente giornali e giornalisti schierati. La Repubblica, ad esempio, per me è di sinistra, Il Giornale di destra».

Ha partecipato a questa raccolta di dati, anche il collega ed amico Ernesto Mastroianni, penna e volto di LaC News, dottore in lettere e beni culturali. «Purtroppo, ormai, non vado in edicola e non compro un quotidiano da anni» però, aggiunge, «Se volessi informarmi sulle vicende del nostro territorio comprerei il Quotidiano del Sud, perché offre un'informazione corretta e non faziosa (e poi perché ci ho scritto per anni!!). Se volessi un'informazione nazionale comprerei il Corriere della Sera perché è un giornale storico di livello altissimo. All'interno potrei trovare notizie ed editoriali politici, come analisi e commenti culturali». Sullo schieramento dei giornalisti, Mastroianni non ha dubbi: «esistono giornali di destra come giornali di sinistra, ma attenzione: è giusto sia così» aggiunge poi con la sua solita schiettezza «dell’informazione pura e casta non abbiamo cosa farcene». Nell’indicare un quotidiano “per parte” cita il quotidiano di Maurizio Belpietro La Verità come giornale dell’area conservatrice, anzi lui dice con sorriso «forse estrema destra», mentre per l’area progressista non si scosta da Repubblica.

L’area della psicologia nella Gen Z è quella più distante dal mondo editoriale; Laura, brillante studentessa magistrale di Psicologia Clinica «non è mai andata per un giornale in edicola» ma se dovesse scegliere che quotidiano comprare sceglierebbe per motivi d’interesse La Gazzetta dello Sport. Sullo schieramento dei giornali e dei giornalisti risponde condividendo uno spunto di riflessione che merita l’attenzione: «sicuramente esistono giornali che seguono una linea, questo forse facilita anche i lettori nella scelta» nell’indicare però un giornale di destra ed un giornale di sinistra si ferma «ecco, ora mi chiedi cose che non so».

Dulcis in fundo, la cara vecchia scuola di Scienze Politiche. Francesco e Francesca (entrambi studenti Unical), anche loro figli di questa generazione.

Francesca non va in edicola da non molto, «esattamente dal giorno in cui sono iniziati gli attacchi su larga scala in Iran da parte di Israele» ma se domani dovesse comprare un quotidiano è di due cuori «comprerei Il Corriere ed Il Sole 24 Ore» e poi spiega «entrambi sono moderati, liberali ed equilibrati nelle notizie. Stesso spazio ad ogni categoria ma un occhio di riguardo sull’economia». Sullo schieramento dei giornali, invece: «esistono fin troppi giornali con fin troppi schieramenti. A destra ci sono Il Foglio ed Il Giornale, a sinistra c’è Il Fatto Quotidiano» si ferma, poi aggiunge: «in realtà a sinistra ci sarebbe anche il Manifesto ma se devo pensare ad un giornale di sinistra penso a Travaglio».

Francesco, invece, è da diversi anni che non va in edicola, «prediligo il digitale». Sulle sue scelte personali: «se dovessi comprare un quotidiano sceglierei Il Corriere, perché offre una copertura ampia delle notizie nazionali ma anche internazionali e cerca di mantenere un approccio equilibrato ai temi politici ed economici». Offre poi sullo spaccato dell’editoria italiana tra destra e sinistra una riflessione molto dettagliata: «Credo che nessuno sia completamente privo di una propria visione del mondo o di determinate influenze culturali e politiche. Per quanto una linea editoriale possa cercare di essere neutrale e oggettiva, la scelta degli argomenti da approfondire, il modo in cui vengono presentati e l’importanza data a certi temi finiscono spesso per riflettere una sensibilità più vicina a determinate aree politiche» poi, un cenno pratico: «penso che esistano giornali più vicini a determinate sensibilità politiche. Ad esempio, Il Giornale lo assocerei alla destra, mentre la Repubblica alla sinistra italiana. Questa mia suddivisione è frutto del taglio degli editoriali, dai temi a cui viene dato maggiore spazio e dall’interpretazione degli eventi politici e magari anche dai principali fondatori»

Che futuro per l’editoria?

Rispondere a questa domanda non è facile come sembra. Seppur ormai il digitale ha quintuplicato la carta stampata, essa rimane il core business delle varie testate nazionali, vera fonte di guadagno per l’azienda. Comprare un giornale cartaceo è difficile anche, banalmente, perché trovare un’edicola aperta è difficile. Ormai, neanche nelle principali piazze delle città se ne trovano o, se aperte, con sempre meno copie.

L’online non sta sostituendo, ha già sostituito. Toccherà farsene una ragione.