Calabria dalla furia di Harry al maltempo di marzo: la Regione lancia un piano da 186 milioni per rischio idrogeologico
Conferenza stampa a Reggio Calabria per raccontare l’impegno nella fase dell’emergenza maltempo e i progetti futuri: 300 operatori, task force e strumenti di monitoraggio per proteggere 40 comuni colpiti e prevenire nuovi danni. Occhiuto, Mancuso e Montuoro ringraziano Arpacal e Calabria Verde
Dalla furia del ciclone Harry alle ultime perturbazioni di marzo, la Calabria fa i conti con un’emergenza che attraversa territori e stagioni. Una sequenza di eventi meteorologici che, da gennaio in poi, ha colpito l’intera regione, dalla fascia jonica alla tirrenica, mettendo sotto pressione infrastrutture, centri abitati e sistemi di protezione del suolo. Il punto di rottura resta l’ondata di maltempo che, tra il 19 e il 21 gennaio 2026, ha investito la costa jonica con il ciclone Harry, con mareggiate violente, allagamenti diffusi ed evacuazioni. Da allora la tregua non è mai stata piena: nuove perturbazioni, tra febbraio e marzo, hanno interessato anche il versante tirrenico e tutte le province reggine con maremoti, smottamenti ed esondazioni, mantenendo alto il livello di criticità e riportando l’attenzione su un quadro fragile e irrisolto.
Nel corso della conferenza stampa di oggi nella sala del Consiglio regionale a Reggio un primo momento di sintesi e aggiornamento sullo stato di emergenza, che chiama insieme istituzioni politiche e apparato tecnico per fare il punto su interventi, risorse e priorità. A intervenire il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, con il vicepresidente Filippo Mancuso e l’assessore all’Ambiente Antonio Montuoro. Accanto a loro il commissario per il dissesto idrogeologico Giuseppe Nardi, i rappresentanti dell’Autorità di Bacino e i vertici della Protezione civile regionale. Sul tavolo, oltre alla gestione dell’immediato, pesa una questione più ampia: la capacità di trasformare l’emergenza in strategia.
La Regione Calabria punta sulla sicurezza del territorio con una programmazione complessiva da 186 milioni di euro, articolata in 196 interventi finanziati. La quota più consistente riguarda il rischio alluvione, con 98 interventi per un totale di 74 milioni di euro, seguita dal rischio frane con 53 interventi e 62 milioni. Sul fronte dell’erosione costiera sono previsti 23 interventi per 41,5 milioni di euro, mentre alla manutenzione delle opere marittime sono destinati 22 interventi per un valore complessivo di 8,5 milioni. Un piano che prova a rispondere in maniera strutturata alle criticità idrogeologiche del territorio calabrese.
«Voglio ringraziare l’Autorità di Bacino che è un organismo che si occupa di tutto il mezzogiorno – le parole del governatore Occhiuto - Vorrei che anche loro potessero illustrare il lavoro che abbiamo cominciato già da diversi anni e che ci ha fatto diventare appunto una delle regioni più performanti da questo punto di vista, questo perché siamo una regione fra le più esposte agli eventi avversi derivanti dai cambiamenti climatici. L’impegno deve essere il massimo possibile. Perché lo facciamo ora e noi lo abbiamo fatto nei giorni subito successivi al ciclone? Perché capita spesso che di questi fenomeni si discute nell’immediatezza di un ciclone, di una frana, di un’alluvione e poi si dimentichi quello che bisogna fare per mitigare il rischio».
«Con la nuova organizzazione il presidente Occhiuto – ha dichiarato il vicepresidente Mancuso – ha inteso creare un dipartimento ad hoc includendo tutte quelle attività che si attengono alla mitigazione dei rischi. A questo ovviamente si intrecciano le attività sia di protezione civile, l’attività della difesa del suolo, l’attività dell’Autorità del dell’Appennino meridionale».
L’assessore regionale Antonio Montuoro ha sottolineato «l’importante attività svolta da Arpacal, ente strumentale della Regione Calabria che attraverso il suo centro funzionale multi rischi ha assicurato una costante attività di previsioni metereologiche e questo ci ha dato la possibilità di analizzare in anticipo l’evoluzione dei sistemi perturbanti per mettere in campo una serie di iniziativa ovviamente di prevenzione, inviando poi ovviamente in tempo reale i dati al dipartimento regionale di protezione civile. Anche durante la fase emergenziale attraverso i pluviometri, c’è stato un monitoraggio costante di quello che erano ovviamente i flussi diramando poi le allerte con i vari livelli L1 L2 L3 che venivano poi prontamente comunicati alla dichiarazione di protezione civile e successivamente ai sindaci dei territori che sono stati interessati. Un ruolo fondamentale importante l’ha svolto Calabria Verde, è stata la struttura operativa di protezione civile che ha messo in campo oltre 300 uomini operai idraulico-forestali nei territori che sono stati maggiormente colpiti dai vari cicloni e ha messo in campo diversi mezzi. Siamo intervenuti in oltre 40 comuni calabresi colpiti dalla dall’emergenza maltempo. Il dipartimento ambiente ha istituito una sorta di task force con i nostri tecnici interni per valutare in maniera spedita tutti gli interventi che devono essere effettuati in fase emergenziale con l’obiettivo proprio di garantire la tempestività della realizzazione degli interventi in condizioni emergenziali. Abbiamo svolto anche tante attività di prevenzione grazie ad alcune convenzioni sottoscritte con i comuni calabresi, dove siamo intervenuti proprio per mitigare il rischio idrogeologico».