Sezioni
Edizioni locali
22/01/2026 ore 06.15
Attualità

Calabria fragile (e abusiva): la furia del ciclone Harry colpisce coste senza difese e conquistate dal cemento

Parte una conta dei danni da milioni di euro mentre riecheggiano gli inviti a rivedere il modello di sviluppo edilizio. Il geologo Tansi: «Il 54% delle case è fuori legge». I sequestri degli ultimi anni nelle aree marittime e i lungomari da cartolina senza protezione: un sistema che non regge

di Pablo Petrasso

«La natura non fa sconti a nessuno, si riprende tutto quello che le togliamo. Ci sono case abusive che chiudono ai fiumi la possibilità di defluire verso il mare: molte persone vivono negli alvei e rischiano di essere travolte. Possiamo eludere le leggi degli uomini ma non quelle della natura: gli abusi vanno abbattuti». La voce di Carlo Tansi – geologo, ricercatore del Cnr ed ex capo della Protezione civile in Calabria – è la più ascoltata nei giorni in cui il territorio si riscopre fragile. E sono giorni destinati a ricorrere sempre più di frequente: il ciclone Harry ce lo ha ricordato con il corollario di lungomari devastati, quartieri finiti sott’acqua e un’emergenza che la Regione chiede di trasformare in calamità naturale il prima possibile. Oggi comincia la solita conta dei danni che si annunciano dell’ordine di misura delle decine di milioni di euro.

«In Calabria il 54% delle case è abusivo»

Colpa di un’emergenza eletta a sistema, per la verità. Lo ricorda ancora Tansi che, nella puntata di Dentro la Notizia, ha (ri)tirato fuori un numero scioccante: «In Calabria le case abusive sono il 54% e quelle, in caso di danni subiti, non si possono assicurare. Abbiamo il record nazionale, poi viene la Campania con il 51%. In Lombardia la percentuale è di poco superiore al 4%, giusto per capirci».

Calabria fragile e abusiva: il cemento sulle coste

Regione fragile e abusiva. Ancor più sulle coste. L’aggressione del cemento è documentata da anni di indagini. Nel 2024, ricorda il report Mare Monstrum di Legambiente, si è concluso lo sgombero coatto delle ultime villette sulla spiaggia di Caminia di Stalettì, sullo Ionio catanzarese. Estremo simbolo della resistenza alle ruspe di un villaggio di 71 immobili messi sotto sequestro nel 2020 dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. A oggi solo una decina risulta essere stata demolita, ma la sorte degli abusi sembra essere segnata, tanto che uno dei proprietari ha optato per l’autodemolizione senza aspettare l’intervento del Comune.

Sempre nel 2024 sgombero (ed evacuazione di centinaia di turisti) anche in un villaggio di Bova Marina, dove i carabinieri hanno messo i sigilli a 105 case prefabbricate, a cui si è aggiunto nel mese di ottobre 2024 il sequestro di bar, pizzeria e ristorante. La struttura in attività da oltre quarant’anni, avrebbe dovuto ospitare secondo l’accusa solo aree attrezzate per campeggio, roulotte e altri spazi di facile smontaggio, ma oltre un centinaio erano in realtà edifici privi di qualsiasi autorizzazione, realizzati su un’area demaniale marittima, sottoposta a vincoli di natura paesaggistico ambientale, archeologici e sismici. L’indagine, denominata “Archeometria” per via della vicinanza all’omonimo parco archeologico, ha fatto emergere come, a dispetto delle concessioni rilasciate alla proprietà nel corso degli anni, il titolare avesse trasformato un campeggio in un vero e proprio residence.

A Corigliano Rossano è finita sotto sigilli un’area complessiva di mille metri quadri: i 300 metri quadri dell’anfiteatro e circa 700 metri quadrati occupati da rifiuti pericolosi. Più recentemente, nell’aprile 2025, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Crotone ha scoperto e sequestrato in località Gabella, un’area di oltre 700 metri quadrati di demanio marittimo, in località Gabella, occupata illegalmente con la costruzione di un manufatto abusivo di circa 150 metri quadrati, che scaricava peraltro i reflui direttamente sul terreno demaniale. Proprio Gabella, il quartiere per il quale il sindaco Vincenzo Voce ha disposto lo sgombero in vista delle tremende mareggiate del ciclone Harry.

Melito Porto Salvo, la mareggiata divora il lungomare: primi danni nella notte mentre il peggio deve ancora arrivare

Lungomari sotto assedio

E i lungomari? Si direbbe che siano sotto assedio. Negli ultimi anni sono stati messi duramente alla prova dalle ondate di maltempo e dalle violente mareggiate che colpiscono con crescente frequenza il Mediterraneo. Dalla costa ionica a quella tirrenica, l’azione combinata di venti forti, piogge intense e moto ondoso spesso eccezionale ha prodotto danni significativi alle infrastrutture costiere, sollevando interrogativi sulla sostenibilità di interventi che troppo spesso vengono pensati senza un’adeguata visione di rischio e di adattamento climatico.

L’onda d’urto di Harry sulla Calabria jonica

Harry è l’ultimo degli sgraditi ospiti nelle cronache. A Catanzaro Lido, come abbiamo documentato ieri, il mare ha trasportato acqua e sabbia fino ad allagare attività commerciali e tratti di lungomare, costringendo l’amministrazione a potenziare soccorsi e dispositivi di sicurezza, senza per fortuna danni alle persone finora segnalati.

Sul versante ionico reggino, a Locri e Siderno il ciclone ha sferzato il lungomare con onde altissime, divelto pavimentazioni e messo alla prova i muri di contenimento che separano il mare dalla città. A Melito Porto Salvo, sempre lungo la costa ionica, oltre 100 metri di lungomare sono stati distrutti dalle mareggiate, con cedimenti strutturali e tratti compromessi, secondo le ultime segnalazioni delle autorità locali. A Bova Marina addirittura 400 metri sono stati divorati dalle potenti mareggiate.

Catanzaro Lido sott’acqua, vigili del fuoco con i gommoni per soccorrere i residenti bloccati: «Abbiamo perso tutto, ci serve aiuto»

Coste ingoiate dalle mareggiate

La tendenza è sempre più ampia. Le mareggiate e le condizioni estreme di vento e onde che interessano la Calabria hanno ripetutamente causato danni anche in passato. Nel Basso Jonio cosentino, intense mareggiate hanno eroso spiagge e danneggiato tratti di lungomare e stabilimenti balneari, arrivando persino ad “ingoiare” l’arenile in alcune località.

Sulla costa tirrenica, le zone di Nocera Terinese e dintorni risultano tra le più esposte a fenomeni erosivi, con oltre metà del litorale calabrese modificato da erosione o avanzamento del mare nel corso degli ultimi quindici anni.

Questo quadro non sorprende: dati scientifici confermano che la Calabria è una delle regioni italiane maggiormente esposte all’erosione costiera e alle mareggiate intense, fenomeni che aumentano la vulnerabilità delle infrastrutture costiere e mettono a rischio non solo attività economiche ma anche la sicurezza stessa dei residenti e dei turisti.

I costi e i limiti delle difese attuali

La cronaca degli ultimi anni ha visto ripetutamente interventi tampone o soluzioni di breve termine per riparare i danni causati alle passeggiate a mare, come ricostruzione di muretti, ripristino di asfalti divelti e sistemazione di marciapiedi. Tuttavia, le misure adottate spesso non tengono conto dell’aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Anche dove sono stati realizzati pennelli o barriere offshore, come tentativo di limitare l’erosione, l’impatto delle mareggiate ha dimostrato spesso l’insufficienza di queste opere rispetto alla forza del mare in tempesta.

Il fatto è che la domanda di infrastrutture costiere – quali lungomari e passeggiate panoramiche – è spesso spinta da logiche di immagine turistica più che da una pianificazione del rischio integrata. Il risultato è un consumo di suolo costiero significativo e investimenti che, se non accompagnati da strategie di adattamento e mitigazione efficaci, rischiano di tradursi in cicli continui di danni e riparazioni.

?>