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05/02/2026 ore 07.03
Attualità

Calabria, la regione che scompare: 13mila abitanti persi in dieci mesi, gli anziani doppiano i giovani

I numeri raccontano un declino ormai strutturale: la crisi demografica che sta vivendo la regione non è più emergenza ma condizione permanente. Più di cento comuni sotto i mille abitanti, la piramide demografica si è capovolta dal 1992 a oggi

di Raffaele Florio

La Calabria sta vivendo una crisi demografica che non è più emergenza, ma condizione permanente. I dati aggiornati al 31 ottobre scorso, elaborati dal demografo Giovanni Durante, parlano chiaro: in appena dieci mesi la regione ha perso 13.048 abitanti. Un calo che non nasce da una sola causa, ma da una vera e propria azione a tenaglia.

Da un lato il saldo naturale negativo: 6.921 persone in meno per effetto della differenza tra nascite e decessi. Dall’altro il saldo migratorio, anch’esso negativo, che vale 6.127 unità: giovani, competenze, energie che continuano ad abbandonare la Calabria per cercare altrove ciò che qui non trovano. Il dato più inquietante è che i numeri sono praticamente identici a quelli del 2024. Segno evidente che la situazione non migliora, si cristallizza.

Sempre meno giovani, sempre più anziani

A rendere il quadro ancora più allarmante è la trasformazione strutturale della popolazione. Oggi in Calabria gli over 65 sono 448.848, pari al 24,65% della popolazione regionale, quasi il doppio degli under 14, scesi a 228.171. Un ribaltamento storico.

Secondo l’analisi di Durante, gli anziani doppiano ormai i giovani nelle province di Cosenza, Catanzaro e Vibo Valentia, mentre Reggio Calabria e Crotone si avvicinano rapidamente allo stesso traguardo. Un traguardo che, però, non è progresso: è declino demografico certificato.

Dal 1992 a oggi, la piramide capovolta

Dal 1992 a oggi la Calabria ha visto una vera e propria inversione della piramide demografica. La provincia che ha pagato il prezzo più alto in termini di perdita di popolazione giovanile è Vibo Valentia (-50,37%), seguita da Crotone (-46,84%), Catanzaro (-45,94%), Cosenza (-45,09%) e Reggio Calabria (-42,67%).

Parallelamente, tutte le province registrano un aumento impressionante della popolazione anziana: Crotone (+99,5%), Cosenza (+68,45%), Catanzaro (+67,29%), Vibo Valentia (+45,7%), Reggio Calabria (+43,8%). Un trend che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche.

Comuni svuotati e futuro compromesso

Il declino demografico colpisce soprattutto i territori interni. Oggi 102 comuni calabresi su 404 contano meno di mille abitanti. Quelli sotto i cinquemila residenti rappresentano il 79,7% del totale, collocando la Calabria tra le regioni con la più alta incidenza di piccoli centri in Italia.

L’indice di vecchiaia, che dovrebbe attestarsi intorno a quota 100, ha raggiunto a livello regionale 196,7. Solo 40 comuni si collocano ancora in una fascia accettabile (tra 100 e 150). In 189 comuni l’indice oscilla tra 150 e 250, in 79 comuni tra 250 e 300, mentre in 96 comuni ha ormai superato quota 300.

Un problema senza soluzioni facili

Il dato finale, evidenziato dal demografo Giovanni Durante, è forse il più spietato: per riportare l’indice di vecchiaia regionale in equilibrio servirebbero circa 220mila giovani. Un numero che rende evidente l’enormità della sfida e l’impossibilità di una svolta rapida.

La Calabria non sta solo perdendo abitanti. Sta perdendo tempo, futuro e possibilità. Continuare a trattare questi numeri come semplici statistiche significa accettare l’idea di una regione che lentamente si svuota, invecchia e si spegne. E questa, ormai, non è più una previsione: è un fatto.

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