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19/09/2026 ore 07.33
Attualità

Caminiti, Bartucca e Zito: tre sindaci raccontano la Calabria che non si chiude e sfida i luoghi comuni

Espropri e futuro di Villa San Giovanni, 272 rifugiati accolti a Filadelfia, spiagge libere e jazz a Roccella Jonica: i tre amministratori raccontano scelte e risultati dei loro comuni. Esperienze diverse unite dall’idea di una città aperta

di Adelia Iacino

«Un sindaco non è il segretario di un partito politico. Rappresenta gli interessi di una città». Lo afferma Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni (RC), spiegando perché ha scelto di sedersi a tutti i tavoli sul Ponte sullo Stretto: è un esercizio di democrazia. Con lei, nell'ultima puntata di Buongiorno in Calabria, format di LaC Tv in onda il sabato alle 8.30, Anna Bartucca e Vittorio Zito, rispettivamente primi cittadini di Filadelfia (VV) e di Roccella Jonica (RC). Tre sindaci, comuni diversi, ma un’unica filosofia di fondo: che amministrare bene significhi avere il coraggio di stare nei luoghi difficili, di aprirsi all’altro. Con la consapevolezza che le istituzioni locali abbiano un peso più grande di quanto spesso si creda.

Villa San Giovanni, il dibattito sul ponte e la responsabilità della democrazia

Giusy Caminiti è avvocata, giornalista e sindaca di Villa San Giovanni dal 2022. Tre professioni che, dice, hanno in comune la stessa cosa: la cura della persona. Venire dal giornalismo l'ha aiutata ad affrontare la pressione mediatica senza permalosità: «Io so cosa c'è dietro. Appena esce un comunicato contrapposto, so esattamente quale sarà il titolo, quale sarà il taglio. Questo è un vantaggio».

Uno dei temi che maggiormente ha caratterizzato il suo mandato è il Ponte sullo Stretto. Caminiti ha scelto fin da subito di sedersi a tutti i tavoli istituzionali, anche quelli relativi al progetto ponte, non per avallarlo ma per tutelare la comunità, rappresentando gli interessi di tutti. Villa San Giovanni e Messina sono gli unici due comuni il cui parere, pur non essendo vincolante, è obbligatorio: il Ministero può non tener conto delle loro obiezioni, ma se lo fa, deve sempre motivarlo. E «dimostrare che un comune sa stare seduto ai tavoli istituzionali e tecnici è anche una prova di democrazia», chiarisce la sindaca. Il cantiere del ponte, spiega, dividerebbe la città dal mare alla collina con 150 espropri, 90 dei quali prime abitazioni: «Villa rischia di diventare una città cantiere a cielo aperto».

L'amministrazione ha risposto con un piano strategico approvato in consiglio comunale all'unanimità, che chiede opere complementari e monitoraggi pre-cantiere e che, afferma Caminiti, va realizzato «al di là del ponte, perché Villa San Giovanni è una città dalla forte identità culturale e da un patrimonio paesaggistico inestimabile».

Un'identità che negli ultimi quattro anni si è tradotta in risultati concreti: le presenze turistiche sono quadruplicate, arrivando a 26.000 solo nel 2025, in una città di 13.000 abitanti. «Noi non siamo solo la città del trasporto, siamo una città turistica». Il faro di Punta Pezzo è uno dei simboli di questa identità. La traversata dello Stretto è un'altra: una competizione agonistica internazionale che si svolge dal 1954 — oltre 70 anni — e ogni anno vede atleti e appassionati provenienti da tutto il mondo misurarsi in un campo di gara unico, con il barcaiolo accanto per via dei cambi di corrente che ogni sei ore modificano il taglio delle acque. «Lo Stretto è insidioso, però è unico».

Filadelfia, l’«amore fraterno» e l’integrazione come scelta di comunità

Anna Bartucca è sindaca di Filadelfia, comune dell’entroterra vibonese che fin dalle origini porta nel nome — il cui significato letterale è «amore fraterno» — una storia di profonda resilienza e speranza. Quella stessa storia, oggi continua a vivere in modo molto concreto: Filadelfia è il comune capofila, insieme ad altri 12 enti, di un progetto SAI che accoglie 272 rifugiati. Un percorso che va oltre l’offrire un tetto: «Le persone che arrivano si inseriscono nel tessuto sociale, scolastico, extrascolastico, lavorativo». Sono gli stessi cittadini di Filadelfia ad affiancare gli ospiti, guidarli nei percorsi, condividere la quotidianità. «Non siamo solo noi che diamo a loro: con l'integrazione, con questa condivisione, la comunità di Filadelfia apprende anche da loro». Un arricchimento reciproco che l'amministrazione ha scelto di costruire anche come strumento di ripopolamento.

Quando nel 2022 è scoppiata la guerra in Ucraina, Filadelfia ha accolto circa sessanta profughi, la maggior parte dei quali ha scelto di rimanere. «I cittadini sono stati i primi a mettersi a disposizione, ad affiancarli. Sono arrivati che non avevano nulla, erano soltanto loro come persone. La comunità li ha accolti come se fossero parte della famiglia. È come se si fosse creata un'unica famiglia tra gli ospiti e i cittadini». E il segno forse più visibile di questa integrazione è arrivato con il matrimonio tra una ragazza ucraina e un filadelfiese, celebrato dalla sindaca in prima persona. «Sono stata orgogliosa. Perché significa che quando parliamo di integrazione non parliamo di un concetto astratto: è integrazione reale, vera, effettiva». Lo si riscontra nelle piccole cose, nella quotidianità filadelfiese: «Camminare sul corso e incontrare questi ospiti con la carrozzina, oppure che vanno a scuola e si fermano a salutarti, è una gioia», afferma Bartucca. «Vuol dire che effettivamente abbiamo dato a queste persone una seconda opportunità di realizzare la loro vita».

Roccella Jonica, il modello che funziona: spiaggia libera, jazz popolare, città aperta

Vittorio Zito è sindaco di Roccella Jonica dal 2019. Un comune che negli anni è diventato un punto di riferimento regionale, e non solo, per due ragioni apparentemente distanti: l'accoglienza dei migranti e il festival jazz. Eppure, per il sindaco, non c'è contraddizione, anzi: le due cose raccontano la stessa idea di città aperta. «Le società che si aprono progrediscono, le società che si chiudono muoiono. Istanbul, nel Medioevo, è stata al centro del potere del Mediterraneo quando si è aperta», afferma.

Il centro di primo soccorso per i migranti si trova nell'area portuale, su una delle strade più frequentate di Roccella. Quando qualcuno ha proposto di schermarlo con degli striscioni, racconta il primo cittadino, l’amministrazione si è rifiutata categoricamente. «Non c'è nulla da schermare», afferma. Qualcuno temeva che il turismo ne avrebbe risentito, ma così non è stato: Roccella organizza ogni anno eventi e festival musicali che hanno la capacità di attrarre migliaia di persone. Il Roccella Jazz Festival Rumori Mediterranei, tra i più longevi e prestigiosi in Italia, deve il suo successo a una filosofia precisa: da oltre 45 anni non si limita a portare le grandi star ma propone sempre qualcosa di diverso, che non si ascolta altrove. «Se porti la grande star, suona a Roccella e poi suona a Roma, a Verona. La notizia non passa. Se fai una cosa specifica, sì», dice il sindaco. E i prezzi sono calmierati per scelta: «Su questo siamo irremovibili. Non si possono pagare 120 euro per ascoltare un concerto jazz», afferma.

Il modello Roccella va però oltre gli eventi: il comune gestisce i servizi essenziali attraverso una società in-house, che negli anni ha consentito di investire e professionalizzare. Un esempio? A Roccella non esistono serbatoi sui tetti delle case, perché da almeno venticinque anni l'acqua non manca mai. Il 70% della spiaggia è libera, le docce sono gratuite. «Uno dei pochi comuni comunisti veri», afferma scherzosamente Zito. Ma l’obiettivo è serio: garantire ai cittadini la giustizia e l’equità dei servizi resi, grazie alla preminenza dell’ente municipale. E al di là delle etichette politiche, il modello funziona.