Caos autovelox, solo 47 sono a norma in Calabria (e mille in Italia): tempesta di ricorsi sui Comuni per le multe – ELENCO
Il censimento del ministero apre una possibile tempesta giudiziaria: «I rilevatori non omologati non possono operare». Ma nel 2025 gli enti locali hanno incassato due miliardi dalle sanzioni agli automobilisti
Il caos sugli autovelox continua e rischia di trasformarsi in una vera e propria tempesta giudiziaria. In attesa del nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, atteso entro la fine della primavera, emerge un dato destinato a far discutere: in tutta Italia, solo 1.282 dispositivi di rilevazione della velocità avrebbero oggi i requisiti per restare pienamente operativi. Tutti gli altri rischiano di finire nel mirino dei ricorsi, con pesanti conseguenze per i bilanci dei Comuni. Una (possibile) valanga di ricorsi potrebbe piovere anche sugli enti locali calabresi: qui gli autovelox censiti sono soltanto 47, secondo i dati pubblicati da La Stampa e basati sul database del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
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All’origine del problema vi è una questione tecnica e giuridica che si trascina da anni: la distinzione tra “approvazione” e “omologazione” dei dispositivi. Secondo il Ministero dei Trasporti, il Ministero dell’Interno e l’Avvocatura dello Stato, i due procedimenti sarebbero sostanzialmente equivalenti. Di diverso avviso è invece la Corte di Cassazione, che con una ordinanza chiave dell’aprile 2024 ha ribadito la netta differenza tra le due procedure, stabilendo che le sanzioni elevate tramite autovelox non omologati devono essere considerate illegittime.
Dopo una serie di circolari che non hanno risolto il problema, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha predisposto un nuovo decreto, già superato dall’esame del Mimit e ora sottoposto al vaglio della Commissione europea nell’ambito della procedura TRIS. Il via libera è atteso entro 90 giorni, verosimilmente entro la fine di maggio, salvo eventuali osservazioni che potrebbero allungare i tempi. Il provvedimento introduce nuove regole su omologazione, taratura e verifiche dei dispositivi, fissando uno spartiacque normativo nelle disposizioni del 2017: gli autovelox precedenti a tale data verrebbero infatti considerati “non conformi”.
Autovelox, in Calabria i limiti sulle installazioni fanno crollare del 14% gli incassi da multe stradaliSecondo quanto confermato dallo stesso Mit, l’omologazione automatica sarebbe prevista solo per i dispositivi conformi ai prototipi approvati dal 2017 in poi. Per questo motivo è stato avviato un censimento nazionale, con risultati che hanno sorpreso molti osservatori. A fronte di circa 11 mila autovelox informalmente stimati sul territorio, solo 3.800 sono stati registrati sulla piattaforma telematica avviata a fine settembre, e poco più di mille risultano automaticamente in regola con i requisiti previsti dal nuovo decreto. In concreto, ciò significa che oggi soltanto 1.282 apparecchi supererebbero la “tagliola” normativa e potrebbero continuare a essere utilizzati senza rischi di illegittimità.
Entrando nel dettaglio, incrociando i dati trasmessi dagli enti locali con i codici catastali, risultano censiti 3.247 dispositivi, ai quali si aggiungono 615 apparecchi della Polizia di Stato, per un totale di 3.862. La Lombardia guida la classifica regionale con 523 rilevatori, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Toscana. A livello cittadino, Roma risulta in testa, seguita dal consorzio di Polizia locale Alto Vicentino, mentre Milano e Genova condividono il terzo posto.
Autovelox fuorilegge a Cropani: multe annullate mentre il Codacons minaccia un esposto alla Corte dei ContiIl numero degli autovelox comunicati, tuttavia, appare nettamente inferiore rispetto alle stime circolate negli anni. Il Mit precisa che solo il censimento ufficiale può essere considerato attendibile, mentre i dati precedenti erano di natura informale. Tuttavia, portali indipendenti come SCDB, gestito da una società tedesca, continuano a stimare oltre 11mila dispositivi complessivi in Italia, includendo anche Tutor, semafori con rilevatori di velocità e altre tipologie. Il divario tra le cifre ufficiali e quelle ufficiose solleva interrogativi: è possibile che molti autovelox siano disattivati o non più in uso, ma non si può escludere che alcuni enti abbiano scelto di non registrare apparecchi ormai destinati a risultare non conformi.
Nel frattempo, le amministrazioni locali si muovono in ordine sparso. Alcuni Comuni, come Chieti, hanno deciso di spegnere gli autovelox in attesa di nuovi dispositivi omologati, esprimendo un giudizio positivo sulle nuove regole, ritenute utili a ridurre gli errori e a migliorare la percezione degli strumenti come mezzi di prevenzione e non solo di repressione. Altri, come il Comune di San Severino nelle Marche, hanno invece deciso di impugnare decisioni giudiziarie che hanno annullato verbali, con l’obiettivo dichiarato di fare chiarezza sul vuoto normativo e ottenere regole uniformi su tutto il territorio nazionale.
Autovelox nel Vibonese, la Prefettura avvia la revisione delle strade dove è possibile installarliSecondo i dati del Codacons, negli ultimi cinque anni le sanzioni stradali sono costate agli italiani circa 8,5 miliardi di euro, pari a una media di 142 euro a persona. Tuttavia, per la prima volta dal 2021, nel 2025 i proventi dichiarati dagli enti locali registrano un calo, attestandosi a 1,9 miliardi di euro. Un dato che potrebbe riflettere una maggiore disciplina degli automobilisti, ma anche, più realisticamente, lo spegnimento o il ridotto utilizzo di molti autovelox.
Guardando al futuro, il Mit ha chiarito che gli autovelox non omologati non potranno essere legittimamente utilizzati per l’accertamento delle violazioni, in linea con quanto stabilito dalla Corte di Cassazione. Resta comunque la possibilità, non per i Comuni ma per i produttori, di adeguare anche i dispositivi più vecchi alle nuove regole, dal momento che l’omologazione riguarda i prototipi e non i singoli apparecchi. In ogni caso, i dispositivi già in uso dovranno essere aggiornati per conformarsi al nuovo quadro normativo.
Molto dipenderà, infine, dall’eventuale introduzione di un periodo transitorio, che potrebbe fungere da ponte tra il vecchio e il nuovo regime, attenuando l’impatto immediato sulle amministrazioni locali e sugli automobilisti. Fino ad allora, il caos degli autovelox sembra destinato a proseguire, alimentando incertezza, contenziosi e polemiche.