Capocolonna senz’acqua da 20 giorni, la protesta del parroco: «È una vergogna, l’acqua è un diritto»
Il rettore del Santuario della Madonna di Capocolonna, don Bernardino Mongelluzzi, affida ai social la denuncia sulla crisi idrica: «Famiglie e attività costrette a organizzare la propria vita intorno alla mancanza d’acqua. Non vogliamo più promesse»
«Capocolonna è senza acqua da 20 giorni. È una vergogna». Poche parole, affidate ai social, per raccontare una situazione che avrebbe ormai superato il limite della sopportazione. A denunciare la prolungata crisi idrica che interessa il promontorio di Crotone è don Bernardino Mongelluzzi, rettore del Santuario della Madonna di Capocolonna, che si fa portavoce dell'esasperazione di residenti e attività della zona.
Il sacerdote descrive una condizione che, sottolinea, non può più essere considerata un'emergenza temporanea. Non si tratterebbe infatti di un'interruzione limitata a qualche ora o a una singola giornata, ma di un problema che, secondo quanto denunciato, si trascina da oltre venti giorni.
«Ci sono cittadini e attività costretti a vivere e lavorare senza acqua», denuncia don Bernardino, puntando il dito soprattutto contro l'assenza di risposte risolutive a un disagio che incide ormai sulla quotidianità dell'intera zona.
A Capocolonna il problema riguarda chi vive stabilmente sul promontorio, ma anche chi vi lavora e le attività commerciali che, nel pieno della stagione estiva, devono fare i conti con l'assenza di un servizio essenziale.
«Ci sono famiglie, lavoratori, attività commerciali che devono continuare a lavorare. Ci sono persone che da 20 giorni devono organizzare la propria vita intorno alla mancanza d'acqua», sottolinea il rettore.
Una situazione che il sacerdote definisce «semplicemente inaccettabile», soprattutto perché protratta nel tempo senza che, sostiene, «nessuno senta il dovere di dare risposte serie e immediate». Il messaggio pubblicato sui social assume così i toni di una vera e propria protesta pubblica, con una richiesta precisa: superare annunci e soluzioni temporanee e ripristinare regolarmente il servizio. Don Bernardino non usa mezzi termini nel rivolgersi a chi ha la responsabilità di affrontare la crisi idrica. «Non ci interessano più le promesse. Non ci interessano più i rinvii. Non ci interessano più le giustificazioni. Vogliamo l'acqua, vogliamo che il problema venga risolto».
Parole che restituiscono il livello di esasperazione raggiunto dopo settimane di disagi e che pongono al centro una questione che, per il parroco, riguarda prima di tutto la garanzia di un servizio fondamentale. A non poter diventare una soluzione ordinaria, sottolinea ancora il sacerdote, è il ricorso alle autobotti. Uno strumento che può servire per fronteggiare un'emergenza, ma che non può sostituire nel tempo la normale erogazione dell'acqua.
«L'impiego dell'autobotte deve essere un'eccezionalità e non una normalità», rimarca don Bernardino. La conclusione è un richiamo diretto al carattere essenziale del servizio e alla necessità di una risposta definitiva: «L'acqua non è un lusso, è un diritto e un servizio essenziale».