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19/05/2026 ore 19.47
Attualità

Carceri sovraffollate e diritti compressi, in Calabria pochi educatori per troppi detenuti: il report di Antigone

Tra gli istituti monitorati emerge la situazione della casa circondariale di Locri, con un tasso di affollamento pari al 153,5%, superiore alla media nazionale. Ma anche nelle altre strutture la situazione non è rosea. E sempre più lontana dalla funzione costituzionale della pena

di Mariassunta Veneziano

Sempre più affollate, sempre più chiuse e sempre più lontane dal dettato costituzionale. È l’immagine delle carceri italiane che viene fuori dal XXII rapporto di Antigone. Le due parole del titolo – “Tutti chiusi” – raccontano non soltanto la saturazione degli istituti penitenziari, ma anche la progressiva compressione degli spazi di socialità, trattamento e reinserimento.

Secondo quanto emerge dai dati, al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone a fronte di 46.318 posti realmente disponibili. Il tasso di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1%, con ben 73 istituti oltre la soglia del 150% e 8 carceri che superano addirittura il 200%. Antigone denuncia un sistema sempre più incapace di garantire condizioni di vita dignitose.

Nel rapporto si sottolinea anche come, dal 2022 al 2025, il carcere italiano sia diventato «più chiuso»: meno aperture verso il mondo esterno, meno opportunità di formazione e lavoro, maggiore ricorso all’isolamento disciplinare e una permanenza sempre più lunga dei detenuti all’interno delle celle. «Si viene murati vivi», è il commento, senza mezzi termini, di Antigone. 

Nelle carceri italiane sovraffollamento del 139%, Antigone: «Si esce sempre meno, si viene murati vivi»

Il nodo del sovraffollamento

Il sovraffollamento resta il problema strutturale più grave del sistema penitenziario italiano. Non si tratta soltanto di un dato numerico, ma di una condizione che incide direttamente sulla qualità della vita all’interno degli istituti: meno spazio nelle celle, meno ore fuori stanza, difficoltà nell’accesso alle cure sanitarie, ai colloqui e alle attività rieducative.

Antigone ricorda poi che, nonostante gli annunci di nuovi piani di edilizia penitenziaria, i posti realmente disponibili sono diminuiti. Un paradosso che si accompagna all’aumento della popolazione detenuta e, di conseguenza, alla crescita delle tensioni interne agli istituti.

Il problema non riguarda soltanto le grandi carceri metropolitane come Poggioreale, Rebibbia o San Vittore, ma investe anche gli istituti di dimensioni medio-piccole del Mezzogiorno. Calabria compresa.

I dati delle carceri in Calabria

I dati raccolti dall’Osservatorio di Antigone nel 2025 mostrano una situazione critica negli istituti penitenziari calabresi. Pur non registrando i livelli estremi di altre regioni italiane – il tasso più elevato è pari al 208,7%, registrato nella casa circondariale di Varese – la Calabria presenta comunque percentuali che indicano una pressione costante sugli spazi detentivi, aggravata dalla scarsità di educatori e dalla ormai cronica carenza di personale.

Tra gli istituti monitorati emerge in particolare la situazione della casa circondariale di Locri, che registra un tasso di affollamento pari al 153,5%, superiore alla media nazionale, il dato più alto tra le strutture calabresi visitate da Antigone. A seguire la casa circondariale di Castrovillari, con il 136,9%, quella di Cosenza con il 124,1%, quella di Crotone con il 120,2% e il carcere di Palmi con il 119,1%.

Anche Reggio Calabria mostra criticità non trascurabili. La casa circondariale “Giuseppe Panzera” supera il 106% di affollamento, mentre il plesso di Arghillà dell’istituto penitenziario si attesta al 117,3%. Più contenute le situazioni delle case circondariali di Paola (97,8%) e “Ugo Caridi” di Catanzaro (97,5%).

Un equilibrio estremamente fragile perché, come spiega Antigone, in molti casi basta un lieve aumento degli ingressi o l’inagibilità di alcune sezioni per trasformare strutture formalmente sotto controllo in istituti sovraffollati.

Pochi educatori per centinaia di detenuti

Uno degli aspetti più critici riguarda la carenza di personale educativo. Negli istituti calabresi visitati da Antigone il numero di educatori appare spesso insufficiente rispetto alla popolazione detenuta.

A Catanzaro al momento della visita risultavano presenti 665 detenuti e soltanto 6 educatori (403 gli agenti penitenziari), a Cosenza i detenuti erano 273 con 5 educatori (139 gli agenti), a Reggio Calabria 191 i detenuti e 3 gli educatori (121 gli agenti). Situazioni analoghe a Paola, dove 177 detenuti avevano a disposizione solo 2 educatori (99 gli agenti), a Palmi dove 168 persone facevano riferimento a 3 educatori (106 gli agenti), a Castrovillari con 167 detenuti e 2 educatori (107 gli agenti), a Locri con 132 detenuti e 2 educatori (73 gli agenti), a Crotone con 119 a 3 (59 gli agenti). Nessun dato sugli educatori per il plesso di Arghillà di Reggio, dove i detenuti al momento del sopralluogo di Antigone erano 345.

La sproporzione tra detenuti e figure professionali dedicate al trattamento penitenziario, sottolinea l’associazione, produce conseguenze dirette sui percorsi di reinserimento. Gli educatori sono infatti fondamentali per costruire progetti individuali, seguire le misure alternative, organizzare attività formative e mantenere un collegamento con il territorio. Quando il personale è insufficiente, il rischio è che il carcere si riduca alla sola dimensione della custodia, rinunciando di fatto alla funzione rieducativa prevista dall’articolo 27 della Costituzione.

Celle piene e diritti compressi

Il rapporto di Antigone insiste su un punto centrale: il sovraffollamento non è soltanto una questione organizzativa, ma una violazione dei diritti fondamentali.

In molti istituti italiani continuano a mancare spazi adeguati per la socialità, il lavoro e la formazione. In alcune strutture le celle prive di doccia sono ancora numerose e persistono problemi legati all’acqua calda, al riscaldamento e alla manutenzione ordinaria. Anche in Calabria le carceri hanno spesso sede in edifici datati, con carenze strutturali e difficoltà logistiche che incidono sulla qualità della vita dei detenuti. A ciò si aggiunge la distanza geografica da molti servizi specialistici, in particolare sul fronte sanitario e psichiatrico.

L’aumento della popolazione detenuta rischia inoltre di aggravare il clima interno agli istituti, sfociando in aggressioni agli agenti penitenziari e suicidi, dati che risultano in crescita.

Un’emergenza permanente

Secondo Antigone, il problema viene affrontato quasi esclusivamente attraverso l’annuncio di nuovi posti detentivi e nuove strutture, senza che si intervenga anche sulle cause profonde dell’aumento della popolazione carceraria.

L’associazione critica l’inasprimento delle pene, l’introduzione di nuovi reati e il ridotto ricorso alle misure alternative, sostenendo che l’attuale politica del Governo in materia contribuisca ad alimentare la pressione sulle carceri.

Carceri che appaiono, così, sempre più distanti dalla funzione costituzionale della pena. Non più luoghi di rieducazione e reinserimento, ma spazi segnati da compressione dei diritti, scarsità di personale e da un sovraffollamento che continua a essere trattato come un problema contingente pur essendo ormai una condizione strutturale del sistema penitenziario italiano.