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06/10/2026 ore 10.48
Attualità

Caro carburanti, in Calabria la crisi strozza automobilisti e pompe bianche: «Affossati dalla concorrenza sleale»

Mentre le multinazionali portano benzina e diesel a 1,99 euro, i gestori indipendenti denunciano prezzi all’ingrosso più alti e chiedono l’intervento del governo. Metallo: «Non riusciamo a fronteggiare i prezzi delle multinazionali, servono interventi sul mercato all’ingrosso»

di Francesco La Luna
emadeca

È una crisi che ha due facce quella che attraversa il comparto dei carburanti in tutta Italia. Da una parte ci sono automobilisti, agricoltori, allevatori e lavoratori costretti a fare i conti ogni giorno con il caro benzina e il caro gasolio. Dall’altra ci sono i gestori delle pompe bianche, le stazioni di rifornimento indipendenti che non fanno capo alle grandi multinazionali del petrolio.

In Calabria, una delle regioni più povere d’Italia, il peso della crisi economica si fa sentire ancora di più. E mentre gli utenti cercano di risparmiare approfittando delle riduzioni applicate dalle principali compagnie, i distributori indipendenti rischiano di rimanere schiacciati da una dinamica che definiscono di fatto concorrenza sleale.

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Le pompe bianche: «Subiamo una concorrenza sleale»

A spiegare le difficoltà degli operatori indipendenti è Mario Metallo, gestore di una pompa bianca. Il problema, spiega, riguarda soprattutto il prezzo al quale il carburante viene acquistato dagli operatori che lavorano sul mercato dell’extra rete.

«Purtroppo noi operatori indipendenti che ci muoviamo ovviamente sui grandi volumi, in questo momento stiamo assistendo ad una sorta di concorrenza sleale da parte delle compagnie petrolifere, lo stesso prodotto che arriva anche sui loro impianti, ma noi non compriamo a 2,19 euro finiti come loro vendono sulle colonnine, bensì a prezzi nettamente superiori».

Il risultato è un paradosso: le compagnie petrolifere possono abbassare il prezzo alla pompa, mentre i gestori indipendenti non riescono a fare altrettanto senza rischiare di vendere il carburante sotto il costo di acquisto.

Benzina a 1,99 euro, ma le pompe bianche restano vuote

Con il governo Meloni che sta spingendo le principali multinazionali a contenere il prezzo di benzina e diesel fino a 1,99 euro al litro, la situazione per le piccole stazioni di rifornimento rischia di diventare ancora più difficile.

Gli automobilisti, comprensibilmente, si concentrano sugli impianti dove il prezzo è più basso. Le lunghe code registrate in questi giorni davanti alle stazioni che hanno aderito agli sconti sono il segnale più evidente di questa dinamica, mentre le pompe bianche rischiano di rimanere deserte.

Una situazione che, per chi gestisce questi impianti, diventa economicamente insostenibile.

«Il governo intervenga anche sull’extra rete»

«Non possiamo chiaramente vendere al di sotto del prezzo di acquisto e quindi è necessario che il governo in questo momento dica alle compagnie petrolifere di applicare lo stesso criterio che hanno applicato alle loro reti anche al mercato dell'extra rete, quindi all'ingrosso», sottolinea ancora Metallo.

La richiesta è dunque quella di intervenire anche sul mercato all’ingrosso, così da permettere ai gestori indipendenti di competere sul prezzo senza dover assorbire perdite.

La crisi dei carburanti pesa ancora di più in Calabria

La crisi del carburante, esplosa nel quadro delle tensioni internazionali legate alla guerra in Iran e all’escalation sostenuta dagli Stati Uniti di Donald Trump in appoggio a Netanyahu, sta producendo conseguenze pesanti sull’economia.

Il rischio è che a beneficiare della situazione siano soprattutto le grandi multinazionali, mentre consumatori e piccoli operatori continuano a sostenere il peso dell’aumento dei costi.

Per la Calabria, già alle prese con redditi più bassi e una forte dipendenza dall’auto e dal trasporto su strada, è un lusso che difficilmente può permettersi.