Casa Paese, dove la demenza non cancella la speranza: «Qui i nostri ospiti sono liberi e rispettati»
A Cicala la responsabile psicologa Valentina Corea racconta una realtà costruita intorno alla persona e alla sua dignità, dove ogni giornata diventa una scoperta: «Abbiate speranza, sempre»
È appena terminato il mese di settembre; il mese dedicato alla demenza senile che proprio nell’ultimo giorno ha visto realizzarsi un importantissimo evento nel centro della Calabria, a qualche chilometro da Catanzaro, a Cicala. Qui, si trova Casa Paese. Un centro che accoglie i suoi ospiti facendoli sentire a casa, accoglie chi ha bisogno e non lo fa sentire solo ed abbandonato al destino che la mattia gli ha riservato. Casa Paese, soprattutto, fa stare serena la famiglia di chi prende la decisione di lasciare un proprio caro lontano da casa, alla ricerca di una sua nuova casa dove la speranza non muore.
Ma chi lavora dentro Casa paese? Chi sono “gli angeli” che si prendono cura di chi ha bisogno?
Sono professionisti, giovani, calabresi, che hanno deciso di mettere i loro studi a servizio di una comunità che oggi è diventata eccellenza italiana.
Ha risposto a delle nostre domande la direttrice della struttura. Una giovane calabrese, una psicologa. Affonda in Calabria, nel catanzarese, le sue radici. Qui ha studiato e qui ha iniziato a lavorare, prima come tirocinante poi come presenza fissa nell’équipe che oggi guida.
La dottoressa Valentina Corea, responsabile psicologa di Casa Paese.
Dottoressa, cosa significa lavorare a casa paese?
Significa scoprire. Grazie alla dott.ssa Sodano, ho scoperto un nuovo mondo che offre la possibilità alle persone con demenza di poter vivere, nella loro libertà e nel rispetto della propria dignità.
Grazie al lavoro di tutta l’équipe si entra in sinergia con i nostri ospiti. Questo rende tutto meraviglioso.
Come si articola una giornata nella vostra casa?
Non c’è nulla di programmato, nulla di strutturato. Ci si sveglia la mattina, ma senza sveglie, a qualsiasi ora. Facciamo colazione e poi iniziano le nostre attività. L’obiettivo è stimolare al massimo le abilità che ancora i nostri ospiti possiedono. Ovviamente, tutto questo si costruisce in un contesto chiamato casa. Non è una struttura dove si viene per svolgere il proprio lavoro e basta. Ogni volta che entro lascio qualcosa e quando torno a casa, torno con qualcosa in più.
Tu sei giovanissima e fai un lavoro non facile. Hai mai avuto un momento dove hai detto “ora basta”?
Non è facile. Soprattutto all’inizio non è stato facile affatto. Mi sono bloccata, c’è stato un momento dove mi sono chiesta se effettivamente io avessi le capacità anche a livello empatico di poter affrontare tutto questo.
All’interno di Casa Paese ci sono tante fragilità. Toccarle ogni giorno con le proprie mani ti porta ad essere forte. Col tempo però, sono riuscita a superare le mie paure ed i miei dubbi.
Ed oggi sei direttrice di quest’eccellenza!
Che emozione. Si.
Come vivi questo incarico?
Con tanta, tantissima responsabilità. Questo ruolo richiede impegno, coraggio e professionalità. Grazie a questo ruolo sono cresciuta tantissimo. Ogni giorno è una scoperta, anche (e soprattutto) grazie alle manifestazioni dei nostri ospiti. Loro hanno mille sfaccettatura e noi dobbiamo essere pronti a dare una risposta, anche quando è difficile.
Noto, mentre parliamo, che non li chiami mai pazienti.
Non lo sono, sono ospiti e come tali vengono trattati.
Si crea anche, per quanto possibile, un rapporto tra voi e loro?
Si, per quanto possibile si. Ricordo che siamo in una struttura chiamata casa. Casa paese. È inevitabile che non si crei un rapporto. Ci sono dei limiti però che nessuno oltrepassa, per il rispetto della professione che esercito e che l’équipe intera esercita.
Se dovessi lanciare un messaggio, oggi, cosa diresti ai tuoi ospiti o alle loro famiglie.
Abbiate speranza. Sempre. Casa paese è quello che offre ai suoi ospiti ed alle loro famiglie, ogni giorno: speranza.
Speranza. Quindi vale la pena lottare.
Vale la pena eccome, io, noi, siamo qui per questo.
Allora in bocca al lupo, dottoressa.
Viva!