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17/08/2026 ore 19.10
Attualità

Castello di Sangineto chiuso per l’omicidio di Antonio Perrotta, Marchese (Cna): «Chi tutela gli imprenditori?»

Il presidente dell’associazione che rappresenta imprese artigiane e pmi della provincia di Cosenza contesta gli effetti del provvedimento: «Una disciplina moderna dovrebbe distinguere e calibrare le misure. Una chiusura in pieno agosto determina conseguenze economiche irreversibili»

di Redazione

Il Castello di Sangineto Lido resterà chiuso per tutta la stagione estiva dopo il provvedimento di sospensione della licenza di discoteca adottato il 10 agosto ai sensi dell’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Una decisione che, secondo la Cna Cosenza, impone una riflessione sulle conseguenze che simili misure possono avere sulle imprese che operano nel rispetto delle regole.

A intervenire è il presidente della Cna Cosenza Michele Marchese, che parte dalla tragedia di Antonio Perrotta, morto nella notte tra l’8 e il 9 agosto a Sangineto Lido. «C'è una famiglia che piange un padre e un marito. C'è una comunità ferita», sottolinea Marchese, esprimendo «il cordoglio più sincero» dell’associazione e la propria vicinanza ai familiari della vittima. La Cna, inoltre, fa sapere di essersi unita alla raccolta fondi avviata sulla piattaforma GoFundMe.

«Ogni forma di violenza va condannata senza se e senza ma – afferma Marchese – e ci auguriamo che la giustizia faccia il proprio corso nel più breve tempo possibile e che venga fatta piena luce sull’accaduto».

È proprio a partire dal rispetto per quanto accaduto che l’associazione di categoria decide di sollevare una questione più ampia, legata alle ricadute del provvedimento sull’attività del locale e, più in generale, alle garanzie per gli imprenditori.

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La sospensione e lo stop agli eventi

Il provvedimento di sospensione della licenza di discoteca per Il Castello è stato notificato il 10 agosto. Il 16 agosto, secondo quanto riferisce la Cna, al gestore sarebbe stata negata anche la possibilità di svolgere gli eventi culturali e benefici già programmati.

Tra le iniziative figuravano concerti di musica classica, presentazioni letterarie, mostre d’arte e serate di raccolta fondi, attività che l’associazione considera «ontologicamente diverse dall'attività di discoteca oggetto del provvedimento».

Il risultato, evidenzia Marchese, è che «nel mezzo della stagione estiva, uno dei periodi economicamente più rilevanti dell'anno, "Il Castello" è chiuso a tutto».

La Cna precisa di comprendere la natura preventiva e non sanzionatoria della misura e riconosce alle autorità di pubblica sicurezza il dovere di intervenire tempestivamente quando emergono situazioni di pericolo per l’ordine pubblico. La perplessità riguarda però gli effetti concreti del provvedimento sul singolo esercente.

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«Una questione di proporzionalità»

Secondo l’associazione, dagli atti emergerebbe che i fatti tragici si sono sviluppati all’esterno del locale e che, come chiarito dalla procura, Perrotta non era un dipendente della società che gestisce Il Castello.

La Cna sottolinea inoltre la collaborazione fornita dal gestore alle indagini: «Ha collaborato a 360 gradi ed in modo determinante con gli inquirenti sin dalle prime ore delle indagini, mettendo a disposizione il sistema di videosorveglianza interna». Un elemento che, secondo l’associazione, avrebbe contribuito a ricostruire rapidamente l’accaduto e a individuare le persone coinvolte.

Nel documento viene richiamata anche la storia dell’attività. «Emerge, soprattutto, che "Il Castello" è un locale che nel tempo ha dato prova di essere un presidio di legalità in un territorio non facile, fronteggiando e denunciando anche intimidazioni», sostiene Marchese.

Da qui la domanda della Cna: come può essere tutelata un’impresa che, pur rispettando le normative e collaborando con le istituzioni, si ritrova a subire pesanti conseguenze economiche per un episodio che, secondo la ricostruzione fornita dall’associazione, si sarebbe verificato al di fuori del locale?

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L’articolo 100 del Tuls e la richiesta di una normativa moderna

La riflessione si concentra anche sull’articolo 100 del Tuls, norma risalente al 1931 che consente la sospensione della licenza di un esercizio quando costituisce un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza.

Per la Cna, si tratta di una disciplina nata in un contesto profondamente diverso da quello attuale e caratterizzata da presupposti «ampi e inevitabilmente discrezionali», senza criteri sufficientemente puntuali per distinguere situazioni differenti.

«Non è una questione di eludere le responsabilità. È una questione di proporzionalità, di chiarezza normativa e di tutela dell'affidamento di chi fa impresa rispettando le regole», afferma Marchese.

L’associazione chiede quindi che una disciplina moderna sia in grado di calibrare gli interventi «sulla specifica situazione, sulla condotta concreta del gestore, sull'origine e sulle cause dell'episodio».

L’obiettivo, secondo la Cna, è evitare che un provvedimento concepito con finalità preventive possa trasformarsi, nella sua applicazione concreta, in una misura percepita come punitiva e in una sanzione economica particolarmente pesante per un’impresa che non abbia responsabilità nell’episodio.

Il peso economico della chiusura

A essere coinvolta non sarebbe soltanto la società che gestisce il locale. La chiusura, evidenzia l’associazione, produce conseguenze anche su dipendenti, collaboratori, fornitori, artisti e tecnici, con redditi e contratti che rischiano di saltare nel periodo economicamente più importante dell’anno.

«Ciò che è capitato al Castello, chiusura del locale nei 15 giorni più determinanti della stagione estiva, può capitare a qualsiasi attività commerciale e senza averne nessuna responsabilità», osserva Marchese.

Da qui un interrogativo che la Cna rivolge alle istituzioni: «Quali tutele spettano agli esercenti che hanno fatto tutto quanto era in loro potere e soprattutto ciò che le norme gli richiedono, che rispettano le norme, che collaborano con le istituzioni, e che si trovano a fare i conti con eventi oggettivamente imponderabili?».

Per l’associazione, la questione non riguarda soltanto Il Castello, ma può interessare qualsiasi attività commerciale esposta alle conseguenze di episodi di violenza o di ordine pubblico verificatisi nelle immediate vicinanze.

«Una disciplina moderna dovrebbe distinguere», ribadisce la Cna. E dovrebbe farlo tenendo conto delle circostanze concrete, delle responsabilità effettive e delle misure di sicurezza adottate dagli esercenti.

«Gli imprenditori onesti meritano regole chiare»

La Cna Cosenza chiede dunque una risposta legislativa che tenga insieme sicurezza, legalità e tutela delle attività economiche.

«Questa domanda merita una risposta legislativa seria, strutturata, moderna», conclude Marchese. «Gli imprenditori onesti, i lavoratori e le loro famiglie e tutto il comparto meritano regole chiare».

E aggiunge: «Meritano uno Stato che, mentre pretende legalità – giustamente – sia disposto a garantirla anche dall'altra parte mettendo in campo regole chiare, oltre che uomini e risorse adeguate a fronteggiare le sempre più impellenti esigenze di sicurezza e ordine pubblico».