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11/10/2026 ore 23.00
Attualità

C'entro anch'io: la comunità di Praia adotta il centro “Teniamoci per mano” che ospita persone fragili e con disabilità

L'associazione, presieduta da Franca Parise, lancia un progetto basato sulle micro-donazioni mensili per sostenere le attività, ampliare i servizi e assicurare continuità alla struttura. La direttrice: «Saranno coinvolti anche i nostri ragazzi»

di Francesca Lagatta

Garantire un futuro a una realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento per le persone con disabilità, le famiglie in difficoltà e le fragilità del territorio. È questo l'obiettivo di “C'entro anch'io”, il progetto promosso dall'associazione Teniamoci per Mano di Praia a Mare, che punta a coinvolgere cittadini, commercianti, imprese e realtà locali in un percorso di sostegno economico e partecipazione attiva.

Verso il futuro

Alla base dell'iniziativa c'è una domanda che guarda oltre il presente: come assicurare continuità a un centro che, nel corso degli anni, ha costruito legami, servizi e opportunità per tante persone, anche quando chi lo ha fondato e portato avanti non sarà più in grado di occuparsene direttamente?

Una questione che riguarda da vicino Franca Parise, storica direttrice e fondatrice della struttura, e i suoi collaboratori, consapevoli della necessità di preparare il futuro e di costruire le condizioni affinché il lavoro svolto finora possa proseguire nel tempo. Non è soltanto una questione economica, ma una sfida che investe il ricambio delle energie, la disponibilità di ulteriori collaboratori e la responsabilità dell'intera comunità.

Un progetto per andare oltre il sostegno occasionale

Il centro si autogestisce e non beneficia di contributi pubblici né di finanziamenti istituzionali. Una condizione che rende necessario individuare strumenti capaci di garantire risorse stabili per le attività quotidiane, ma anche per sviluppare nuovi servizi e sostenere il lavoro di collaboratori.

Da qui l'idea di promuovere un modello di partecipazione diffusa, fondato su micro-donazioni mensili, automatiche e ricorrenti, attraverso le quali ciascuno possa contribuire secondo le proprie possibilità. L'obiettivo è trasformare la solidarietà occasionale in un sostegno continuativo, trasparente e condiviso.

«Andiamo oltre un welfare nuovo, che vede la comunità coinvolta e che adotta, attraverso piccole donazioni mensili, questo centro», sottolinea la direttrice. «Ci piacerebbe che tantissime persone aderissero e si sensibilizzassero al bisogno di accogliere la sofferenza degli altri».

Dalla disabilità alle fragilità familiari

La missione del centro non si esaurisce nell'assistenza alle persone con disabilità. La struttura rappresenta anche un riferimento per le famiglie che vivono situazioni di disagio e necessitano di sostegno. Il progetto intende rafforzare questa funzione, mettendo al centro i bisogni, i desideri e le potenzialità delle persone, favorendone l'autonomia e la partecipazione alla vita sociale.

Le risorse raccolte potranno essere destinate, in base alle necessità individuate e alle procedure dell'ente gestore, a laboratori educativi, artistici e creativi, attività musicali e teatrali, iniziative sportive, uscite sul territorio, strumenti e attrezzature, tecnologie e ausili. Previsti anche interventi per lo sviluppo delle autonomie, la socializzazione e il sostegno alle famiglie.

Rete stabile tra cittadini

Accanto al contributo economico, il progetto punta a costruire una rete stabile tra cittadini, associazioni, istituzioni e imprese, favorendo occasioni di incontro e collaborazione. Nel tempo potranno essere organizzati eventi e manifestazioni, mentre gli aggiornamenti sulle iniziative e sulla gestione delle risorse saranno diffusi attraverso i canali social dell'associazione. È prevista anche una rendicontazione trasparente delle entrate e delle uscite, insieme ad aggiornamenti periodici destinati ai sostenitori.

«Il centro deve diventare patrimonio della comunità»

Il cuore dell'iniziativa è racchiuso nella volontà di superare la separazione tra la struttura e il territorio che la ospita. Non un luogo in cui le persone fragili ricevono soltanto assistenza, ma uno spazio aperto, capace di generare relazioni, promuovere inclusione e coinvolgere attivamente chi vive nella comunità.

«Quello che ci piace è che i ragazzi siano parte integrante della comunità e che la comunità sia parte integrante del centro», afferma Parise. «È un modo per dire a chi soffre, a chi è meno fortunato di noi, a chi ha delle problematiche, che la comunità c'è e c'è tutta».

Responsabilità condivisa

Un messaggio che acquista un significato particolare pensando al futuro della struttura e alla necessità di garantire continuità a un'esperienza costruita negli anni. L'ambizione è fare in modo che il centro possa proseguire il proprio percorso anche oltre la presenza di chi lo ha fondato, attraverso una responsabilità condivisa e una rete di sostegno capace di durare nel tempo.