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08/03/2026 ore 16.01
Attualità

«Ci sono donne con ruoli di potere ma l’uguaglianza è ancora lontana»: Marisa Manzini e la conquista incompleta dei diritti

Il magistrato interviene in occasione della giornata internazionale della donna e precisa che vi sono contesti sociali in cui il genere femminile vive ancora una condizione di subordinazione: «Necessario elevare il livello culturale»

di Luana Costa

«Siamo nel 2026 dovremmo, quindi, pensare che ormai la Carta Costituzionale sia applicata in tutte le sue forme. Purtroppo dobbiamo ancora osservare che in punto di parità di genere siamo, temo, lontani». Così il sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro, Marisa Manzini, interviene nel dibattito in occasione della giornata internazionale della donna.

Per il magistrato, «nel corso degli anni le conquiste compiute da parte delle donne sono state tante, però ancora troppo poche. Basti pensare – aggiunge – che con una Carta Costituzionale risalente alla fine degli anni ‘40, si è dovuto arrivare al 1981 per eliminare dal nostro ordinamento delitti che ponevano la donna in una situazione assolutamente differente e peggiorativa rispetto al maschio».

In relazione all’accesso alle professioni, per Manzini, «la donna è riuscita ad accedere alla magistratura soltanto nel 1963. Oggi ci sembra una data lontana, ma concretamente sono poco più di 60 anni. Tutto questo ritardo nell'applicazione della Costituzione ha comportato per le donne uno sforzo maggiore per raggiungere risultati che oggi in verità si vedono. 

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«Basti pensare che abbiamo un capo del Governo donna, temo però – evidenzia – che quel soffitto di cristallo, che qualcuno dice essere stato rotto, in realtà non è stato completamente rotto. Il fatto che ci sia qualche donna che abbia acquisito ruoli di potere, che abbia nell'ambito della società ruoli importanti, non significa che le donne in generale abbiano raggiunto obiettivi di uguaglianza con il genere maschile. Io credo che su questo bisogna lavorare ancora molto».

Secondo il magistrato, «il fatto stesso che si sia giunti a dover emanare una legge che inserisce nel nostro ordinamento un delitto nuovo, il delitto di femminicidio, che ha puntato lo sguardo sul genere femminile come soggetto vittima, credo che ci deve fare comprendere che ancora siamo lontani da quella uguaglianza che, come dicevo invece, la Costituzione aveva previsto tanti tanti anni fa».

«Soprattutto tra le donne che per diversi motivi non hanno acquisito una formazione e una cultura elevata, credo ci sia una situazione di disagio e di completa subordinazione. È necessario porre attenzione a questo aspetto, aiutare le donne intanto a raggiungere livelli culturali più elevati e poi a renderle più consapevoli della necessaria libertà. Devono acquisire maggiore coscienza e fare di tutto per affermare la propria dignità. Io temo che ancora in questo momento storico non ci sia questa consapevolezza da parte delle donne».

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