Ciclone Harry, al Sud danni per 2 miliardi dopo la tempesta: in Calabria la devastazione costa centinaia di milioni
Dopo tre giorni di vento e mareggiate, Sardegna, Sicilia e Calabria fanno i conti con i danni della tempesta: spiagge scomparse, infrastrutture distrutte e perdite mostruose. Per la ricostruzione si pensa a un commissario straordinario
Quando il vento ha smesso di soffiare e il mare ha iniziato lentamente a ritirarsi, lasciandosi alle spalle detriti, sabbia e macerie, per Sardegna, Sicilia e Calabria è arrivato il momento dei bilanci.
Per tre giorni il ciclone Harry ha colpito senza tregua. Zampate violentissime: burrasca, piogge torrenziali e mareggiate che hanno trasformato interi tratti di costa in uno scenario di devastazione. Spiagge scomparse, strade litoranee divelte, porticcioli irriconoscibili, stabilimenti balneari e attività commerciali cancellati da onde alte come un palazzo di quattro piani: il conto dei danni è pesantissimo.
Il primo dato, però, è incoraggiante e viene sottolineato con forza dalle istituzioni: non ci sono state vittime. Il sistema nazionale di previsione e prevenzione, coordinato dalla Protezione civile e sostenuto dalla collaborazione tra Regioni, prefetture, enti locali, forze dell’ordine e migliaia di volontari, ha retto all’impatto di un evento estremo. Una risposta che, come ricordano i vertici della Protezione civile, ha consentito di mettere in sicurezza la popolazione prima che il ciclone mostrasse il suo volto più distruttivo.
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Ora, però, l’attenzione si sposta sulle cifre. La ricognizione è ancora in corso, ma le prime stime parlano di almeno due miliardi di euro di danni complessivi. La Sicilia è la regione più colpita, con perdite che superano il miliardo di euro; segue la Sardegna, con almeno mezzo miliardo. In Calabria la stima è più vaga: si parla comunque di diverse centinaia di milioni. Numeri che fotografano l’impatto economico di un ciclone che ha colpito infrastrutture, attività produttive e un patrimonio ambientale e turistico di valore strategico.
La dichiarazione dello stato di emergenza
Il Consiglio dei ministri è atteso la prossima settimana per l’esame della documentazione inviata dalle Regioni e per la nomina dei governatori a commissari per l’emergenza. L’obiettivo immediato è la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e lo stanziamento delle prime risorse per consentire agli enti locali di intervenire su viabilità, rimozione dei detriti e messa in sicurezza delle aree più compromesse. «La priorità assoluta – ribadiscono dalla Protezione civile – è stata la salvaguardia della vita umana. Ora bisogna rimettere tutto in piedi in tempi rapidi», anche in vista dell’imminente stagione estiva, cruciale per territori a forte vocazione turistica.
Le Regioni si muovono in ordine sparso ma con lo stesso senso di urgenza. In Sardegna la giunta ha già dichiarato lo stato di emergenza, parlando di centinaia di milioni di euro di danni infrastrutturali, culturali e ambientali. In Sicilia è arrivato un primo stanziamento regionale da 70 milioni di euro, mentre si valutano l’accesso al fondo di solidarietà dell’Unione europea e la riprogrammazione di risorse nazionali per sostenere la fase post-ciclone. Per la ricostruzione, prende corpo anche l’ipotesi di un commissario straordinario che possa accelerare gli interventi e la spesa.
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Tra i settori più colpiti c’è quello della pesca. Secondo Confcooperative Fedagripesca, tra imbarcazioni danneggiate, infrastrutture portuali compromesse e mancati guadagni, i danni potrebbero arrivare a 40 milioni di euro. Un colpo duro per un comparto già fragile, che chiede interventi urgenti per la messa in sicurezza dei porti pescherecci e il rifinanziamento del fondo di solidarietà.
Mentre le immagini della furia del ciclone Harry scorrono ormai nei ricordi, resta una certezza: la vera sfida inizia adesso, con una ricostruzione che dovrà essere rapida ma strutturata, per trasformare un bilancio drammatico in un punto di ripartenza.