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05/02/2026 ore 14.52
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Ciclone Harry, Legambiente Calabria: «Musumeci sbaglia, è un disastro annunciato e le cause sono antropiche»

L’associazione commenta le parole del ministro nell’informativa alla Camera e ricorda: «Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, approvato nel 2023, è rimasto sulla carta»

di Redazione Attualità

«Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha informato ieri la Camera dei Deputati sugli eventi meteorologici che hanno colpito gravemente Sicilia, Calabria e Sardegna. Nel corso dell’informativa, per come appreso dalla stampa, il ministro ha affermato che “nessuno nega che il clima sia cambiato”, tuttavia chiedendosi “quale sia il ruolo avuto dall’uomo in questo cambiamento. Su questo forse possiamo anche dissentire”». Legambiente Calabria, in una nota, replica alle parole del ministro.

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«Ci permettiamo di ricordare al ministro che la Calabria è tra le regioni più colpite da eventi climatici estremi che hanno causato danni: 122 fenomeni dal 2010 al 21 gennaio 2026, di cui 105 dal 2015, secondo i dati dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, causati da allagamenti da piogge intense, trombe d’aria e raffiche di vento, frane da piogge intense, esondazioni fluviali, mareggiate e siccità prolungata», prosegue.

«Si tratta – afferma Legambinete – di fenomeni naturali amplificati a dismisura negli ultimi decenni a causa di due fattori specifici: il cambiamento climatico e il consumo di suolo. Entrambi i fattori vedono l’attività antropica come unico responsabile. Per effetto delle emissioni in atmosfera, il territorio — cementificato e impermeabilizzato — non è più in grado di regolare l’anomala alternanza tra periodi di pioggia intensa e di siccità, mentre la temperatura delle acque marine sta aumentando, causando l’accumulo di energia che purtroppo è alla base dei violenti eventi che stanno caratterizzando il Mediterraneo negli ultimi anni».

«Inoltre, si è costruito troppo e troppo spesso – aggiunge – in zone non adatte e pericolose, come le anse dei fiumi, ai piedi delle scarpate, lungo versanti scoscesi o in aree di pianura alluvionale, a pochissima distanza dal mare, spesso in maniera abusiva, oltre a disboscare in maniera insensata e a non curare il territorio».

«Il ciclone “Harry”, che ha colpito pesantemente il litorale jonico dal catanzarese (in particolare la marina della città capoluogo), crotonese e reggino, oltre ad alcuni comuni dell’entroterra, provocando centinaia di milioni di euro di danni, dovrebbe avere svegliato le coscienze – rimarca Legambiente –. Il condizionale è d’obbligo, perché la sensazione è che, “passata la tempesta”, si torni ad agire — o meglio a non agire — come negli anni precedenti».

«Si tratta della cronaca di un disastro annunciato. Nella lotta ai cambiamenti climatici, a nessun livello — da quello globale a quello regionale — si sta facendo a sufficienza per limitare cause ed effetti della crisi. I piani di azione sono molti, a partire dal settore energetico: è indispensabile abbandonare le fonti di energia fossile arrivando al 100% di energia da fonti rinnovabili. Né, sinora, quasi nulla è stato fatto a livello nazionale come a livello territoriale per adattare i territori e le città e mitigare gli enormi rischi che si stanno profilando per persone ed economie locali».

«Infatti, nonostante la crescita esponenziale di eventi meteorologici estremi, il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), approvato nel 2023, è rimasto un piano sulla carta, vista l’assenza di fondi specifici e il ritardo con cui è stato costituito, solo recentemente, l’Osservatorio nazionale che sarà al centro del coordinamento delle azioni di adattamento. In Calabria, Legambiente ha monitorato le città oltre i 50.000 abitanti, come Reggio Calabria, Catanzaro, Crotone e Lamezia Terme: nessuna di loro ha un piano di adattamento».

«Gli effetti della crisi – continua – sono poi aggravati dalla fragilità dei territori, derivante anche da scelte urbanistiche errate, quando non scellerate, e dall’abusivismo edilizio, i cui dati, molto preoccupanti, sono stati evidenziati anche dall’ultimo report di Legambiente “Abbatti l’abuso”, realizzato grazie alla collaborazione della Regione Calabria».

«Nel corso degli anni si è, in particolare, verificata una incontrollata e insensata cementificazione delle coste calabresi: sarà necessaria molta attenzione da parte delle istituzioni per evitare abusi futuri e controllare la legittimità degli immobili destinatari dei ristori economici».

«Preoccupano – sottolinea l’associazione – moltissimo anche i dati del dissesto idrogeologico e dell’erosione costiera: dal 1970 i tratti di litorale soggetti a erosione sono triplicati e, ad oggi, ne soffre il 46% delle coste sabbiose, con picchi del 60% e oltre in Calabria. In questa situazione, il master plan degli interventi di mitigazione, che riguarda sia la costa jonica sia quella tirrenica — dove il mare attualmente è arrivato a meno di due metri dalla ferrovia — risale al 2014, ma, nonostante siano stati individuati interventi e risorse economiche, ben pochi lavori sono, sinora, stati eseguiti».

«Non saremo mai preparati ad affrontare i problemi e non metteremo in sicurezza persone, luoghi ed economie locali se continueremo a negare le cause antropiche della crisi e la necessità di agire in maniera preventiva e sistematica. Non possiamo più aspettare: la Calabria e l’intero Paese – conclude Legambiente – devono fare fino in fondo la propria parte, da un lato per contrastare la crisi climatica, dall’altro per mitigare i rischi e per adattare territori e città».

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