Comunicare la legalità, il network LaC sale in cattedra. Costabile: «Ha raccontato la Calabria senza fare sconti» – DIRETTA
All’Unical l’incontro promosso dal Corso di Pedagogia dell’Antimafia del Dipartimento di Culture, Educazione e Società. Ad intervenire anche il presidente del gruppo editoriale Domenico Maduli, il direttore Franco Laratta e il vicedirettore Pier Paolo Cambareri
“Comunicare la legalità, formare le coscienze, per cambiare la Calabria”: è questo il titolo del seminario dedicato al rapporto tra informazione, educazione e trasformazione sociale e promosso dal Corso di Pedagogia dell’Antimafia del Dipartimento di Culture, Educazione e Società (DiCES) dell’Università della Calabria, nell’ambito del suo XV ciclo seminariale (2011–2026).
A introdurre l’evento il docente di Pedagogia dell’Antimafia, Giancarlo Costabile, che ha ricordato non soltanto la giornata delle vittime di mafia celebrata il 21 marzo, ma anche i caduti di Capaci e via d’Amelio. L’elenco dei morti nelle due stragi è stato letto da una studentessa del Corso, già laureata proprio con il professore Costabile.
Al termine dell’elenco dei nomi, un lungo applauso. Poi il professore Costabile ha ripreso la parola: «LaC ha legato il proprio nome a doppio filo a figure come Nicola Gratteri e ha raccontato la nostra terra senza fare sconti. Questo grazie ai giornalisti e grazie a un editore coraggioso che ha voluto formare un’intera azienda: i numeri stratosferici di LaC sono il manifesto evidente della qualità del cammino intrapreso e della credibilità dei suoi giornalisti».
«Il mondo accademico - spiega il docente - nell’idea universitaria di Gianluigi Greco ha il coraggio di dire che la cultura che non prende posizione è complice. Noi siamo voci dissonanti che devono rompere il muro dell’omertà. Questo, nella nuova Unical, ha il sapore del cambiamento».
La direttrice del Dices, Dipartimento di Culture, Educazione e Società, Maria Mirabelli: «La comunicazione diventa fondamentale quando partecipa attivamente alla realtà sociale, decidendo cosa si veda e cosa no, quali parole vengano usate e quali no, quali narrazioni vengano portate e quali no. Laddove il discorso pubblico banalizza, una comunicazione responsabile aiuta e permette di interrogarsi sulla coscienza pubblica».
Simona Perfetti, delegata della formazione insegnanti del Dices: «Uno spazio come quello di LaC permette di formare un’opinione su questioni di carattere e argomento collettivo e assume un valore di strumento per formare le coscienze».
L’intervento del direttore Laratta
Il direttore Laratta: «Ognuno ha una propria verità e di solito ognuno vuole che l’informazione racconti quella verità. Il potere non ha mai amato l’informazione libera, ma la vuole assoggettata a sé. L’editore ha iniziato a Vibo, in una realtà in cui è più facile cedere che resistere. Egli stesso ha ricevuto minacce e l’esperienza parte proprio da quella resistenza. In realtà, quando Maduli dice di aver lottato per la legalità, significa aver respinto giorno dopo giorno minacce e avvertimenti».
L’editore Maduli ai giovani: «Avete in mano il futuro»
Il presidente del gruppo editoriale Diemmecom, Domenico Maduli: «Io all’informazione ci sono arrivato per volontà di partecipazione. Voi giovani avete in mano il futuro: vorrei che la nostra redazione fosse invasa dai vostri pensieri, dai vostri appunti, dalle vostre riflessioni. Io credo tantissimo in questa azione e sappiate che siamo solo all’inizio di una forte stagione di cambiamento che vogliamo far partire in questa terra. Noi camminiamo con i principi di chi ci ha preceduto a costo della vita e per questo ci sentiamo invincibili».
Un passaggio da parte dell’editore anche sul recente referendum: «La Costituzione deve ringraziare voi giovani che avete fatto la differenza. Dopo aver vissuto stagioni piene di pregiudizi, adesso abbiamo la gioia nel cuore».
«Questo è un lavoro – ha aggiunto Domenico Maduli – che non è conveniente, ma è in questi casi che si stanno facendo le scelte giuste. Sono gli esempi che ti rendono forte. Il procuratore Gratteri, tanto osannato e tanto criticato anche, è un calabrese vero. Dobbiamo studiare le persone e andare oltre quello che vi viene detto, perché se trovate degli esempi trovate anche un’ossatura per voi. Nicola Gratteri ha liberato le strade dalla delinquenza armata, adesso spetta a noi completare la strada che lui ha tracciato. Questo ha contraddistinto la mia battaglia».
«Il mio rapporto con la fede? Mi vergogno anche un po’ - spiega Maduli - perché è una cosa molto personale. Vivo la Chiesa da quando sono piccolo non come esercizio ma come forma di vita. La fede è il nostro vero atto di liberazione. Chi percorre la propria vita con la fede dentro riesce a trasmettere al mondo tutto. La fede è un sentimento personale: invito voi ragazzi a praticarla».
In chiusura, il presidente Maduli torna sul network LaC, descrivendolo come «un Hub dell’informazione. Noi - aggiunge - andiamo orgogliosi soprattutto del fatto che, attraverso i nostri giornalisti, abbiamo rinegoziato il senso dell’informazione in Calabria: quando ho rilevato questa emittente, il primo direttore che mi era stato consigliato era un suggerimento di un boss mafioso. In pratica avremmo consegnato l’opinione pubblica e il condizionamento in mano alla Ndrangheta. Il mio primo atto di forza è stato difendere il modello di informazione che avevamo in mente: noi non dobbiamo passare dal personaggio deviato di turno».
Le parole del vicedirettore Cambareri
Il vicedirettore del telegiornale, Pier Paolo Cambareri: «Quello che ha detto oggi l’editore mi ha colpito, perché permeare il pensiero significa cambiare l’azione quotidiana. Invece la nostra informazione è chiamata a tradurre in carne viva il pensiero che voi esprimete attraverso i mezzi che l’editore ci mette a disposizione. Noi dobbiamo essere i biografi del presente per consegnarvi l’azione e la responsabilità del futuro. Dico questo perché oggi noi non ci limitiamo ai momenti topici che vedete scorrere, ma c’è tanto altro».
«Da venerdì – ha aggiunto il vicedirettore – saremo in diretta alle ore 13 su LaC Tv con “Lo Stato siamo noi”, ospitando i protagonisti della lotta alle mafie ma cercando di fare un ulteriore passo in avanti. Finora la strada è stata arata, ora il terreno andrà seminato e infine darà nuovi frutti»,
Al centro dell’incontro, una questione cruciale: il ruolo dell’informazione come dispositivo pedagogico capace di incidere sui processi di formazione delle coscienze e di promuovere una cultura della legalità diffusa, critica e partecipata. In un contesto territoriale complesso come quello calabrese, segnato dalla presenza storica delle mafie, la comunicazione diventa infatti uno strumento strategico per contrastare narrazioni distorte, rompere i silenzi e costruire nuove forme di cittadinanza attiva.
Il vicedirettore del Dices Craig: «LaC sta creando controinformazione»
In chiusura, l’intervento del vicedirettore del Dices, Francesco Craig: «LaC sta creando una contro informazione rispetto a quella portata avanti dalla criminalità. Questo gruppo editoriale può raccontare qualcosa di grande che va in controtendenza rispetto al racconto della 'Ndrangheta».
Comunicare la legalità, gli interventi
I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali di Maria Mirabelli, direttrice del DiCES, e introdotti da Simona Perfetti, delegata per la Formazione Insegnanti, Innovazione Didattica e Apprendimento Permanente.
Interverranno Domenico Maduli, presidente del Gruppo Editoriale Diemmecom e LaC, Franco Laratta, direttore di LaC News24, e Pier Paolo Cambareri, vicedirettore della testata. Le conclusioni saranno affidate a Francesco Craig, vicedirettore del DiCES.
A coordinare l’incontro sarà Giancarlo Costabile, docente di Pedagogia dell’Antimafia, promotore del ciclo seminariale che da quindici anni rappresenta uno dei presìdi culturali più significativi nel mondo accademico nazionale sul tema dell’educazione alla legalità.
«Non esiste educazione alla legalità senza comunicazione»
«Non esiste educazione alla legalità senza una comunicazione capace di assumersi la responsabilità della verità», è il messaggio che attraversa l’iniziativa, che intende rafforzare l’alleanza tra università e mondo dell’informazione nella costruzione di un immaginario collettivo alternativo alle culture mafiose.
L’evento si inserisce nel più ampio percorso del DiCES volto a consolidare il ruolo dell’università come infrastruttura democratica del sapere, impegnata nella formazione di cittadini consapevoli e nella promozione di processi di emancipazione sociale e culturale.