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01/01/2026 ore 12.39
Attualità

L’antropologia della tenerezza: perché il Capodanno di Brunori a Cosenza è stato un atto politico

Il cantautore cosentino non è salito sul palco per fare una passerella, ma per compiere un’indagine profonda sull’essere umano, trasformando la musica in una radiografia dei sentimenti che ci tengono in piedi

di Gianfranco Donadio*

C’è un momento preciso, mentre i rintocchi della mezzanotte sbiadiscono nell’eco dei brindisi e il gelo pungente della Sila e del Cocuzzo scivola giù lungo il corso del Crati e del Busento, in cui capisci che non sei semplicemente a un concerto di Capodanno. Tu sei lì, immerso nel cuore pulsante di Piazza dei Bruzi, e senti il calore delle spalle della gente che premono contro le tue. Ti guardi intorno e vedi una geografia di volti di ragazzi con gli occhi incollati allo smartphone, di padri che sorreggono figli piccoli sulle spalle come sentinelle del futuro, e di anziani con i cappotti pesanti che osservano tutto con una saggezza silenziosa. In quella piazza, Dario Brunori non è salito sul palco per fare una passerella, ma per compiere un’indagine profonda sull’essere umano, trasformando la musica in una radiografia dei sentimenti che ci tengono in piedi.

Mentre osservi la scena, capisci che lo spettacolo è iniziato molto prima del "conto alla rovescia". L’apertura affidata a Pierluigi Virelli ha squarciato l'aria con suoni ancestrali, ricordandoci che siamo fatti di terra, di fango e di canti antichi. È stato un richiamo alle origini, un modo per dirci che prima di proiettarci nel 2026, dovevamo ricollegarci al battito primordiale della nostra Calabria. Poi, quando Brunori ha imbracciato la chitarra, l'atmosfera è cambiata.

Non è stata la solita carrellata di successi radiofonici. Con brani come "L'uomo nero", Brunori ha costretto te e tutti i presenti a fissare lo specchio. Ti sei ritrovato a riflettere sulle tue paure, su quei muri invisibili che costruiamo ogni giorno per difenderci da ciò che non capiamo. Eppure, in quella piazza, quel muro sembrava crollare sotto il peso di una melodia condivisa. La sua non è stata una lezione, ma una biografia collettiva scritta in tempo reale.

Mentre la scaletta scorreva verso l’emozionante "L’albero delle noci" — quel pezzo che sa di legna che brucia nel camino e di eredità morali — hai percepito che c'era qualcosa di diverso. Non era solo l'acustica perfetta o la voce di Dario che si incrinava nei punti giusti. Era la sensazione che quel palco fosse un ponte.

Il gesto di Brunori di devolvere l'intero compenso della serata a cinque realtà che curano le ferite invisibili di Cosenza (La Terra di Piero, L’Arca di Noè, Gli Altri Siamo Noi, La Spiga di Grano, Stella Cometa) ha trasformato la musica in un atto di resistenza civile e solidale. In quel momento, hai capito che l'artista non stava solo cantando "per" noi, ma stava agendo "con" noi. Ha trasformato il concetto di solidarietà in una pratica quotidiana, dimostrando che l'unica vera ricchezza è quella che si distribuisce.

Ti sei scoperto a cantare a squarciagola, forse con un groppo in gola, quando è arrivato l'omaggio al mitico Mario Gualtieri. Lì, il confine tra l'artista d'avanguardia e la tradizione popolare è svanito del tutto. In quel coro unanime che ha avvolto i palazzi storici, hai sentito che Cosenza si stava finalmente riappropriando della sua identità, guarendo le solitudini che spesso la provincia si porta addosso.

Quello che hai vissuto non è stato un evento da consumare, ma un trattato sulla vicinanza. Brunori ci ha mostrato che studiare l'uomo significa, prima di tutto, imparare a guardarlo negli occhi senza abbassare lo sguardo.

Cosa ti resta, ora che le luci si sono spente e la piazza si svuota lentamente? Ti resta la consapevolezza che il 2026 non sarà solo un numero sul calendario, ma un impegno a restare integri, fragili e connessi. Ti resta il ricordo di una notte in cui un uomo con gli occhiali e una chitarra ha ricordato a una città intera — e a te, testimone attento — che la tenerezza è l'unica forma di rivoluzione che non tradisce mai.

*Documentarista