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15/05/2026 ore 09.09
Attualità

Costa Viola ancora senza Bandiera Blu: «Il mare non basta, serve investire su servizi e salvaguardia del territorio»

La Calabria cresce con ben 27 riconoscimenti, ma il Tirreno reggino resta escluso. Per istituzioni e associazioni il nodo riguarda servizi, accoglienza e infrastrutture: «Serve lavorare in squadra»

di Antonino Casadonte

Sostenibilità ambientale, qualità delle acque e servizi offerti: tre criteri fondamentali che concorrono all’assegnazione delle Bandiere Blu, riconoscimenti decisi dalla Foundation for environmental education (Fee) alle località più virtuose d’Italia.

Ben 257 Comuni nel 2026, 11 in più rispetto al 2025, con una grande rappresentanza dalla nostra Regione. Già, perché la Calabria ne annovera ben 27 in classifica. Eppure, in questo contesto di per sé molto confortante, la nota dolente non manca: siamo nella provincia di Reggio, lato tirrenico, uno dei pochi territori in cui le Bandiere non sventolano, nonostante tratti di costa meravigliosi, panorami mozzafiato e acque che si tingono di viola e arancione durante le giornate di tramonto più intenso.

Parlando con vari attori in campo, abbiamo provato ad analizzare la situazione e capire quali sono i problemi alla radice di questo risultato negativo.

Il nodo dei servizi, Ranuccio: «Servono investimenti seri»

Il primo focus affrontato è quello sui servizi, deficitari in parecchie cittadine. Ce lo conferma Giuseppe Ranuccio, vicepresidente del Consiglio regionale ma anche ex sindaco di Palmi, una delle più note località balneari della Costa Viola, vera e propria perla naturalistica nel Tirreno reggino, ed ex Consigliere metropolitano con delega al Turismo.

Appena contattato, gli chiediamo cosa manca per colmare il gap, ad esempio, con la costa ionica della provincia, premiata con ben 4 bandiere e una new entry come Locri. Ci risponde subito con un secco «i servizi», appunto.

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«La Calabria – prosegue – è fortunata a livello paesaggistico, di risorse marine e spiagge, senza dubbio. Il problema è che mancano ancora in molti casi servizi essenziali, interi territori non sono collegati e troppe aree sono abbandonate. La Regione deve investire seriamente su questo. Altro tema – evidenzia – è la salvaguardia del territorio: noi ad esempio abbiamo presentato una mozione, volutamente bocciata, sulla prevenzione del dissesto idrogeologico e dell’erosione costiera, perché in queste settimane e nei prossimi mesi investiremo milioni sulle ricostruzioni, sui ponti, ma di prevenzione, purtroppo, non se ne parla. Il rischio concreto – sintetizza – è che alla prossima mareggiata torniamo punto e a capo. Quindi se vogliamo migliorare veramente il settore turistico dobbiamo investire, perché le risorse naturali le abbiamo. Il privato – sottolinea – deve essere incentivato a puntare sulla qualità: in questi giorni, per restare in ambito locale, un lido palmese ha ricevuto l'ennesimo riconoscimento prestigioso a livello nazionale. Tocca dunque a noi agevolarli, anche con forme di innovazione e accessibilità migliori nel caso delle strutture ricettive, che devono sempre contraddistinguersi per qualità e varietà dell’offerta».

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Caratteristiche sulle quali città come Palmi stanno puntando e che stavano portando proprio la località della Piana ad agguantare il prestigioso riconoscimento. Tuttavia, come ci racconta l’assessore al Turismo e allo Sport Giuseppe Magazzù, un evento del tutto inatteso ha bloccato il processo verso la Bandiera.

«Per la prima volta – dice – la città ha partecipato quindi presentando tutta la documentazione e superando tutte le fasi previste, che sono tre: la prima che è quella che include buona parte dei partecipanti ed è sulla qualità delle acque, superata da Palmi grazie ai rilievi e alle analisi presentati da ArpaCal; la seconda dove si presente la relazione sui servizi, su come si presenta il territorio e su come lo stesso sta investendo sull'eco-sostenibilità, dossier molto complesso ma valutato positivamente anche in questo caso; la terza, che prevede un’altra relazione e che seppur non vincolante andava comunque presentata. Avevamo candidato la spiaggia dell'Ulivarella – spiega – diventata di recente geosito di interesse nazionale, ma tutta l’area è stata danneggiata dal maltempo e dagli effeti del ciclone Harry. Non ci mancava nulla quest'anno per poter vincere la Bandiera blu – afferma con rammarico – ed eravamo stati l’unica località insieme a Scilla ad aver superato tutte le fasi, pazienza».

Estendendo il discorso su base pluriennale e guardandosi alle spalle, comunque, qualcosa da migliorare c’è: «Ci stiamo lavorando e posso dire che finalmente c’è un rapporto più collaborativo con i vari ristoratori e con le attività ricettive, l'obiettivo è fare squadra. Se riusciamo a seguire una linea unica, abbiamo molto da offrire, in quanto il territorio è in crescita e il trend nella Costa Viola è positivo».

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Capitolo servizi, poi: «Vanno migliorati sempre di più, così come la ricettività e in questo Palmi, ad esempio, sta investendo con il nuovo Psc (Piano di sicurezza e coordinamento ndr) per l'individuazione di nuove aree di insediamento turistico, potenziando così l’offerta di un luogo che non mira al turismo di massa ma a quello esperienziale. Infine – conclude Magazzù – stiamo potenziando i servizi dotando la città di colonnine di ricarica elettrica, di mezzi sostenibili e pensando a una formula di villaggio cittadino diffuso, dando visibilità e creando case vacanza e B&B per accogliere i turisti».

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Altra zona e altri temi interessanti. Siamo a San Ferdinando, a due passi dal Porto di Gioia Tauro, principale hub del Mediterraneo. Qui il sindaco è Gianluca Gaetano, da anni attento alle politiche ambientali e per la salvaguardia delle acque, come dimostra l’istituzione di una Cabina di regia per la tutela ambientale di qualche tempo fa.

«La qualità di un soggiorno non si misura solo con la con la Bandiera blu – premette – però questa è sicuramente di un’offerta complessiva che tiene conto di tutte le esigenze. Credo sia quasi controintuitivo che l’area tirrenica non sia oggetto di questo tributo, sia per la vastità della costa, sia per la qualità dei luoghi. Evidentemente – ammette – c'è un lavoro da fare, in quanto non tutti esercitano il turismo prestando attenzione all'accessibilità, all'inclusività, ai trasporti, alla qualità di vita. In ultimo, ma non per importanza, il tema della qualità delle acque. Dirò una cosa scontata – aggiunge –, ma bisogna capire bene quel che serve e attivarsi con delle sinergie tra pubblico e privato per colmare i divari presenti con altre zone, ad esempio con una corretta gestione dei rifiuti, soprattutto in spiaggia, e con la responsabilizzazione: il mare nonostante la vicinanza del Porto e del depuratore non è inquinato, secondo le nostre analisi, ma molto spesso non riesce ad autodepurarsi e rigenerarsi del tutto e vari fattori, tra cui quello umano, con comportamenti illeciti o inappropriati, fanno solo del male. Bisogna – conclude – mettere insieme tutti gli attori coinvolti e attuare azioni preventive con largo anticipo: quindi controlliamo la depurazione, gli scarichi, l'uso inappropriato delle acque bianche, riduciamo l'uso dei fertilizzanti in agricoltura e così via».

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Il parere delle associazioni

Infine, il parere del Coordinamento delle Associazioni della Costa Viola, network composto da otto realtà che da anni si impegna per lo sviluppo turistico e la promozione naturalistica del territorio.

«Abbiamo grossi problemi – ci rivela uno dei membri della rete – ad esempio con la rete fognaria che non supporta tutto il fabbisogno, di programmazione, di mentalità e di accoglienza. Se non miglioriamo quest’ultima, non investiamo sulle infrastrutture, non rendiamo l'acqua disponibile 24 ore su 24, non presentiamo parcheggi adeguati, non possiamo pretendere le Bandiere Blu. Serve lavorare in squadra – evidenzia – organizzando eventi condivisi nella Costa Viola, serve che gli stessi comuni si incontrino all’inizio della programmazione estiva per discutere del futuro. Si tratta di traguardi da raggiungere col tempo – conclude – e non di semplici spot. I tentativi di promuovere il territorio e crescere ci sono, basti pensare alla proposta di istituire un Parco Marino Protetto nell’area di Bagnara, nel 2019, proposta affossata perché spesso non prevale l’interesse comune o di salvaguardia, ma il lavoro viene visto come un attacco alla libertà. La svolta deve avvenire sotto questi aspetti».