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09/08/2026 ore 16.52
Attualità

Da Aiello Calabro la sfida dei piccoli borghi: «Sono il futuro di questa terra, ma i sindaci non possono essere lasciati soli»

Inserito nel circuito dei Borghi più Belli d’Italia, il comune cosentino punta su turismo, cultura e valorizzazione del territorio per contrastare lo spopolamento. L’intervista al primo cittadino Luca Lepore 

di Battista Bruno

Aiello Calabro è uno dei borghi che negli ultimi anni ha saputo trasformare la propria identità in una leva di sviluppo, puntando sulla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico. L’ingresso nel circuito de I Borghi più Belli d’Italia rappresenta il riconoscimento di un percorso amministrativo che guarda al futuro attraverso il turismo, la cultura e il rilancio delle aree interne.

Con il sindaco Luca Lepore abbiamo affrontato i temi che riguardano il presente e il futuro dei piccoli comuni calabresi: dall’estate turistica alle difficoltà quotidiane degli amministratori locali, dalla carenza di risorse e personale allo spopolamento, fino alle strategie necessarie per creare lavoro e nuove opportunità. Ne emerge il ritratto di un amministratore convinto che i borghi non rappresentino il passato della Calabria, ma una delle sue più importanti prospettive di crescita.

Sindaco, che estate è quella in corso per i piccoli e splendidi borghi calabresi come Aiello Calabro?

Un’estate che conferma la centralità dei piccoli borghi nel panorama turistico e culturale della Calabria. Sempre più persone scelgono destinazioni autentiche, dove vivere esperienze immerse nella storia, nelle tradizioni e nella bellezza dei luoghi.

Ad Aiello Calabro abbiamo costruito un calendario ricco di eventi che unisce cultura, spettacolo, enogastronomia, musica e valorizzazione delle nostre radici. Manifestazioni come Aiello Divino, Pan e Casu, Miss Italia, gli appuntamenti dedicati a Pietro Barbalonga e tante altre iniziative stanno richiamando migliaia di visitatori.

Essere tra I Borghi più Belli d’Italia è certamente un riconoscimento prestigioso, ma soprattutto una responsabilità: custodire il nostro patrimonio e trasformarlo in un’opportunità di crescita per l’intera comunità.

Recentemente LaC ha promosso a Falerna un incontro con decine di sindaci calabresi, al quale anche lei ha partecipato. Da quel confronto è emerso soprattutto l’orgoglio di rappresentare comunità storiche che vogliono continuare a vivere e a scrivere il proprio futuro. Qual è la sua riflessione?

È stato un momento di confronto molto importante. Oggi i sindaci dei piccoli comuni sono chiamati a essere non soltanto amministratori, ma anche ambasciatori dei propri territori.

La Calabria deve imparare a raccontare di più le sue eccellenze, i suoi borghi, le sue tradizioni e le tante esperienze positive che ogni giorno nascono nelle nostre comunità.

Noi rappresentiamo paesi con una storia secolare, un patrimonio artistico e culturale straordinario e una forte identità. Il nostro compito è creare le condizioni affinché i giovani possano restare, chi è partito possa tornare e nuove famiglie possano scegliere di vivere nei nostri territori.

L’incontro di Falerna ha ribadito un concetto fondamentale: i piccoli comuni non sono un problema, ma una grande risorsa per il futuro della Calabria.

Meravigliosa Calabria, i sindaci: «È arrivato il momento di partire da ciò che abbiamo»

C’è anche da dire che lo Stato, nel corso degli anni, ha progressivamente depotenziato i Comuni, lasciandoli con meno risorse e meno personale. Così amministrare diventa sempre più difficile.

È una considerazione che condivido pienamente. I Comuni sono il primo presidio dello Stato sul territorio e il punto di riferimento quotidiano dei cittadini, ma negli anni hanno visto diminuire personale e risorse mentre aumentavano responsabilità e adempimenti.

Nonostante tutto, continuiamo a garantire servizi, intercettare finanziamenti, programmare opere pubbliche e rispondere alle esigenze delle comunità.

Credo sia arrivato il momento di restituire centralità ai Comuni, soprattutto a quelli delle aree interne. Investire nei piccoli centri significa contrastare lo spopolamento, tutelare il territorio, prevenire il dissesto idrogeologico e salvaguardare un patrimonio storico, culturale e ambientale di valore straordinario.

Quali sono, a suo giudizio, le tre priorità indispensabili per garantire il futuro del suo Comune? E quale di queste può produrre risultati nel più breve tempo possibile?

Le priorità sono tre: creare lavoro, contrastare lo spopolamento e migliorare costantemente i servizi.

La prima sfida è creare economia. Fin dal nostro insediamento abbiamo sostenuto chi voleva investire ad Aiello Calabro. Grazie a tre bandi comunali sono nate nuove attività: due Bed & Breakfast, servizi alla persona, iniziative nell’apicoltura e nella pastorizia, il potenziamento del laboratorio artigianale dei fichi e la prima osteria del centro storico. È la dimostrazione che un Comune può diventare motore di sviluppo.

La seconda priorità è invertire il fenomeno dello spopolamento. Grazie al bando regionale “Abita i Borghi Montani Calabria”, diverse persone hanno trasferito la residenza ad Aiello avviando nuove attività economiche. Inoltre abbiamo promosso una manifestazione d’interesse per favorire l’incontro tra proprietari di immobili e nuovi residenti, così da agevolare l’arrivo di famiglie, professionisti e imprenditori.

La terza priorità è continuare a investire nei servizi, nelle infrastrutture e nella promozione del territorio. L’ingresso tra I Borghi più Belli d’Italia, la candidatura a Capitale Italiana della Cultura e le numerose iniziative di valorizzazione stanno già producendo risultati concreti, con un numero crescente di visitatori.

Tra queste tre sfide, quella che può produrre effetti più immediati è proprio la valorizzazione del territorio insieme al sostegno delle attività economiche. Quando un borgo crea lavoro, attira nuovi residenti e diventa una meta turistica riconosciuta, si innesca un circolo virtuoso che rafforza l’intera comunità.

Ha mai avuto un momento in cui si è pentito di fare il sindaco? Magari perché si è sentito solo o senza risorse?

Ci sono stati momenti difficili, come accade a tutti gli amministratori. La carenza di risorse, il peso delle responsabilità e una burocrazia sempre più complessa possono far sentire soli. Ma non mi sono mai pentito della scelta fatta.

Fare il sindaco significa mettersi al servizio della propria comunità. Ogni opera pubblica completata, ogni servizio che migliora, ogni nuova attività economica che apre e ogni giovane che decide di investire ad Aiello rappresentano la conferma che il lavoro quotidiano produce risultati concreti.

Molto spesso i sindaci sono chiamati a rispondere anche di problemi che non dipendono direttamente dai Comuni. Eppure il cittadino vede nel sindaco il primo punto di riferimento delle istituzioni. È una responsabilità che richiede ascolto, equilibrio, presenza e spirito di servizio.

Per questo ho sempre scelto di amministrare stando tra la gente. Un sindaco non può limitarsi a lavorare dietro una scrivania: deve vivere il paese, ascoltare le persone, conoscere da vicino i bisogni degli anziani, delle famiglie, dei giovani e di chi attraversa momenti di difficoltà. Solo così si possono compiere scelte realmente utili alla comunità.

Allo stesso tempo possiamo dire che sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria sul ruolo degli enti locali.

I Comuni rappresentano il primo presidio dello Stato sul territorio, ma troppo spesso operano con risorse limitate, personale insufficiente e competenze sempre più estese. I sindaci non possono essere lasciati soli: servono risorse certe, semplificazione amministrativa e una programmazione stabile che permetta di costruire il futuro, soprattutto nei piccoli centri.

Nonostante le difficoltà, continueremo a lavorare con la stessa passione del primo giorno. Essere sindaco non significa semplicemente ricoprire una carica istituzionale: è una missione che richiede sacrificio, dedizione e amore per il proprio territorio. Ed è con questo spirito che continuerò a servire Aiello Calabro e i suoi cittadini.