Da Isola Capo Rizzuto la sfida del sindaco Maria Grazia Vittimberga: «La politica? È prima di tutto un atto d’amore»
Legalità, turismo, servizi e sviluppo: il primo cittadino traccia il bilancio della sua esperienza alla guida della comunità del Crotonese. Dalle sfide quotidiane alle prospettive future, un territorio che vuole crescere e lasciarsi alle spalle vecchie narrazioni
È alla sua seconda legislatura alla guida di Isola Capo Rizzuto, uno dei comuni più importanti e complessi del territorio crotonese. Maria Grazia Vittimberga racconta il significato di amministrare una comunità, le difficoltà quotidiane, le soddisfazioni e il rapporto con un territorio che negli ultimi anni ha conosciuto cambiamenti profondi.
Dalla legalità alla lotta allo spopolamento, dal turismo alla valorizzazione di Le Castella, passando per le criticità legate alla depurazione, alla risorsa idrica e al dissesto idrogeologico, il sindaco guarda anche oltre i confini comunali e indica nella collaborazione con la Regione e con gli altri enti una condizione indispensabile per costruire il futuro di Isola Capo Rizzuto e della Calabria.
Fare il sindaco oggi non è facile. Ci sono più soddisfazioni o più problemi pesanti da affrontare?
Fare il sindaco significa rinunciare al tempo per se stessi, alla famiglia, alla professione, mettendo da parte la propria vita per un disegno più grande, spesso senza che gli sforzi vengano davvero compresi e ripagati. È un’esperienza dura, a tratti logorante. Nonostante gli sforzi, basta un solo disservizio, una macchia d’umido in una scuola, un depuratore che s’inceppa, per mettere tutto in discussione in un attimo.
Eppure, quando indossi quella fascia e ti fermi a guardare negli occhi i tuoi cittadini, quando i bambini si entusiasmano e si emozionano all’inaugurazione di una scuola, capisci che rappresentare una comunità è un’emozione che ti fa girare la testa, la magia più grande e struggente che possa accadere nella vita di un essere umano.
In questi anni, Isola è cambiata molto. Qual è, secondo lei, il risultato di cui va più fiera?
In questi anni abbiamo aperto cantieri, realizzato opere pubbliche, riqualificato piazze e lungomari, ma i cambiamenti di un luogo non si misurano soltanto nei cantieri aperti o nelle strade ridisegnate.
Credo che il vero successo vada oltre le strutture: è il ritorno alla vita pubblica. È il profumo della speranza che torna a popolare le piazze e l’entusiasmo dei giovani che si vogliono avvicinare alla politica. Vederli ricominciare a credere nelle istituzioni e nel governo della nostra città è la vittoria più grande.
Non importa da quale parte scelgano di camminare, se accanto a noi o su strade opposte: ciò che conta è che abbiano ricominciato a camminare, a interessarsi, a sentire che questo territorio appartiene anche a loro.
Il suo è un comune non facile da amministrare, anche per i suoi trascorsi e per un passato che, a volte, sembra riaffacciarsi. Lei ha mai avuto paura?
La paura si fa sentire molte volte, ma se le permetti di prendere il sopravvento, amministrare un paese come Isola non fa per te. La paura va gestita: bisogna sempre aggrapparsi all’ancora della legalità e delle regole, tenendo il timone ben dritto verso l’obiettivo che si vuole raggiungere, che nel nostro caso è il bene comune.
In fondo, i timori si superano quando lottiamo per qualcosa di più grande, quando c’è l’amore per le cose che vogliamo difendere. Io voglio difendere il futuro dei nostri figli. In quel caso non solo si supera la paura, ma ti viene anche una bella dose di coraggio.
Com’è stata l’estate nel suo comune e, soprattutto, a Le Castella?
È stata un’estate straordinaria, nonostante qualche criticità territoriale legata, ad esempio, alla depurazione. Abbiamo fatto del nostro meglio per compensare i disagi. Inoltre, abbiamo potenziato i trasporti con navette dedicate ai turisti e organizzato oltre ottanta eventi in tutta la stagione.
Il borgo di Le Castella così gremito rappresentava un risultato eccezionale e in forte crescita rispetto agli anni scorsi.
Abbiamo visto che il Premio Aragona ha avuto un successo straordinario quest’anno.
Il Premio Aragona sta crescendo di anno in anno. Vuole essere un tributo alla Calabria che lavora, che eccelle, che non si piange addosso. Abbiamo voluto puntare i riflettori su quelle persone che, nelle difficoltà, hanno trovato la motivazione per il riscatto, ribaltando il racconto della Calabria e dei calabresi.
Il Premio Aragona anche all’editore Domenico Maduli: «Abbiamo il dovere di raccontare ciò che siamo: una Calabria positiva»È in atto uno spopolamento sempre più preoccupante. Come vive questo fenomeno il territorio di Isola Capo Rizzuto?
In merito al fenomeno dello spopolamento, che rappresenta una problematica di rilievo per diverse aree interne della nostra regione, noi siamo in controtendenza. La nostra realtà registra infatti dinamiche demografiche favorevoli e in costante crescita.
Come vede oggi la Calabria? Quali sono le prospettive?
La Calabria è ancora una regione da scoprire. Ci è stato da sempre dedicato poco spazio. E quel poco che è stato raccontato della Calabria e dei calabresi è stato spesso rappresentato in un’accezione negativa: la mentalità chiusa, la criminalità organizzata, i disservizi sociali, sanitari e così via.
Noi, intanto, abbiamo bisogno di invertire questa rotta.
Dobbiamo vendere la Calabria, facendola diventare attrattiva. Abbiamo bisogno di parlare delle cose belle che ci sono in Calabria: delle coste, del mare, della cultura della Magna Grecia, dell’enogastronomia, della possibilità di fare il bagno la mattina sulla costa e di fare una passeggiata al pomeriggio nella Sila. Del patrimonio montano, della valorizzazione delle nostre tradizioni, del folklore.
La visione di sviluppo economico si basa sul potenziamento dell’offerta turistica, sulla tutela dell’ambiente, sulla valorizzazione della costa e delle bellezze storico-culturali, per dare la possibilità di creare opportunità occupazionali permanenti e non limitate a cinquanta giorni all’anno.
E invece, quale futuro immagina per Isola Capo Rizzuto?
Il futuro del nostro paese non può essere disegnato solo dall’amministrazione comunale. In questi anni abbiamo fatto grandi sforzi, ma per quanto sia importante lo sforzo di un sindaco e di una squadra, ci sono problematiche che richiedono necessariamente il supporto e la sinergia di altri enti.
Solo per citare alcuni temi: deve essere garantita l’apertura dell’aeroporto di Sant’Anna, anzi dovrebbe essere potenziato, perché è fondamentale per lo sviluppo dell’intero territorio provinciale.
Abbiamo bisogno di fondi per la depurazione e per potenziare gli impianti sulla costa.
Deve essere garantita la risorsa idrica, anche per tutelare le colture degli agricoltori che gestiscono un settore vitale.
Bisogna mettere mano al dissesto idrogeologico.
Temi di questa portata non possono essere affrontati in solitudine.
È indispensabile camminare in tandem con la Regione: noi sindaci non chiediamo privilegi, ma ascolto concreto e supporto operativo per il bene della nostra comunità.
Una domanda sulla politica. Cos’è per lei oggi la politica?
Per me, la politica è un’arte nobile, una vocazione profonda. In un Paese come il nostro, assomiglia a una vera e propria missione, ma prima di tutto è un atto d’amore e di servizio verso il proprio territorio e i propri cittadini.
Gli ingredienti sono un cuore generoso, che non deve aspettarsi nulla in cambio, e una bella dose di coraggio, insieme a una straordinaria dedizione verso gli altri. Significa farsi carico di fatiche infinite, di ferite profonde e di innumerevoli sforzi, senza mai perdere la capacità di sorridere e di commuoversi davanti alla bellezza delle cose e ai piccoli traguardi raggiunti.