Dal carcere alla laurea in Economia: Vito Lauria è il primo detenuto laureato del “Panzera” di Reggio Calabria
Ha discusso in videoconferenza per l’università Mediterranea una tesi di 140 pagine senza internet e inizialmente senza computer. La relatrice Sabina De Rosis: «Dovete immaginare il contesto, è davvero meritevole»
«La Commissione ha valutato positivamente il suo esame di laurea (triennale, ndr.) e la proclamo dottore in Scienze Economiche con voto 97/110». L'applauso si è levato immediato e scrosciante nell'aula magna dell'Università “Mediterranea” di Reggio Calabria, colma di studenti e dei loro famigliari, all'indirizzo di Vito Lauria, 58 anni, che ringraziava in videoconferenza dal carcere “Panzera” di Reggio Calabria la Commissione esaminatrice e i colleghi studenti, quando è stato proclamato dottore.
Siciliano, tecnico informatico, Lauria finirà tra un mese di scontare nel carcere della città calabrese dello Stretto una pena di circa sei anni a conclusione di un processo sui rapporti tra Cosa nostra e massoneria deviata nell'Agrigentino. Vito Lauria – relatrice la professoressa Sabina De Rosis – ha presentato una tesi di 140 pagine sulla “Trasformazione digitale delle aziende”, rispondendo puntualmente alle domande della Commissione di Laurea che, «considerando le condizioni generali – ha detto la professoressa De Rosis – è davvero meritevole».
«Dovete immaginare un contesto in cui non c'è accesso a internet, alla biblioteca giuridica, e il candidato si è documentato solo attraverso organi di stampa e libri. Nella prima fase, il candidato non aveva potuto nemmeno usufruire di un computer e quindi ha scritto la sua tesi a mano. Successivamente, grazie alla disponibilità dell'istituto penitenziario, – ha spiegato la relatrice – è stato possibile disporre per due ore al giorno dello strumento. Mettendo insieme la direzione carceraria, la sorveglianza e noi, è stato quindi possibile raggiungere questo traguardo».
De Rosis, inoltre, ha detto che «questa esperienza ha generato un “effetto alone” su altri detenuti, contagiandoli, e che adesso hanno anche loro voglia di fare questo percorso. Un'occasione di rinascita, affinché il carcere non sia solo punizione, ma sia anche rigenerazione. Sicuramente il rettore, prof. Giuseppe Zimbalatti, e il prof. Arturo Capone, delegato al polo universitario penitenziario, sono stati fondamentali per avere avviato in questo ateneo questo percorso, con impegno personale, che produrrà indubbi effetti positivi sul piano sociale e civile».
Lauria è il primo detenuto laureato degli Istituti penitenziari “Giuseppe Panzera” di Reggio Calabria. «Questo traguardo – ha detto il direttore Rosario Tortorella – dimostra concretamente che la cultura può superare ogni barriera e che la conoscenza può tracciare la strada verso una nuova vita. La laurea conseguita durante la detenzione rappresenta una conquista personale dello studente, ma anche un risultato collettivo delle istituzioni e delle persone che hanno creduto nel valore della formazione. È, inoltre – ha aggiunto – una delle espressioni più alte del principio sancito dall'articolo 27 della Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa e orientata al reinserimento sociale. Investire nella formazione significa offrire alla persona detenuta strumenti concreti per costruire un futuro diverso, fondato sulla consapevolezza, sulla responsabilità e sulla possibilità di tornare a essere parte attiva della società».