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29/03/2026 ore 15.57
Attualità

Dalla Calabria a Offenbach: Olaf Bello, 22 anni, arbëreshë e consigliere comunale in Germania

Originario di Civita, è stato eletto nella Stadtverordnetenversammlung della città tedesca con 2.060 preferenze per il partito paneuropeo Volt. Una storia che unisce emigrazione calabrese, identità arbëreshë e impegno europeo

di Tommaso Scicchitano

Suo padre perse il lavoro nel 2015 e partì per la Germania. Destinazione Offenbach sul Meno, città industriale a ridosso di Francoforte, nel cuore dell’Assia. Christian “Olaf” Bello, allora poco più che ragazzino, rimase in Calabria a finire il liceo a Castrovillari. Poi, diploma in tasca, lo raggiunse. Aveva diciannove anni. Tre anni dopo, il 15 marzo scorso, quello stesso ragazzo è stato eletto consigliere comunale nella Stadtverordnetenversammlung di Offenbach con 2.060 preferenze, portando il partito paneuropeo Volt dentro il parlamento cittadino della sua nuova città.

Una storia che parte dalla provincia di Cosenza e arriva nel cuore politico della Germania federale. E che, per capirla davvero, bisogna guardarla da entrambe le sponde.

Bello è originario di Civita, il borgo arbëreshë aggrappato alle gole del Raganello, uno dei paesi più suggestivi e insieme più fragili della Calabria interna. Un luogo dove si parla ancora l’arbërisht, la lingua portata cinque secoli fa dai profughi albanesi in fuga dall’avanzata ottomana, e dove il rito greco-bizantino scandisce ancora il calendario liturgico. È da questa radice doppia, calabrese e arbëreshë, che Bello ha costruito un percorso che intreccia scrittura, giornalismo e impegno politico. Collaboratore della rivista di minoranza Katundi Ynë, studia per diventare insegnante all’Università Goethe di Francoforte con un curriculum in Storia, Politica ed Economia. Ha pubblicato Satyricon Europeo, un libro di satira sull’Europa, e Sessanta bossoli a Ferragosto, un’inchiesta narrativa sulla mafia in Germania scritta con chi firma questo articolo.

Una campagna lunga tre anni

La campagna elettorale di Bello non è stata un’improvvisazione. «È cominciata tre anni fa», racconta. «Appena arrivato a Offenbach sono diventato City Lead di Volt, il responsabile locale del partito. Era il maggio 2023. Da lì abbiamo partecipato a tutto: le elezioni per il sindaco, le regionali, le europee, le federali. E finalmente le comunali, dove sono stato eletto».

Il sistema elettorale dell’Assia non prevede soglia di sbarramento, ma non è tenero con le liste piccole. Ogni elettore dispone di 71 voti, tanti quanti i seggi dell’assemblea, e può distribuirli liberamente fra candidati e partiti, accumulandoli su un solo nome o frazionandoli. Volt si è presentata con appena 14 candidati su 71 posizioni disponibili, in un campo di 12 liste. Conquistare un seggio in quelle condizioni ha significato costruire, persona per persona, un consenso trasversale.

Decisiva, in questo lavoro, è stata la comunità italiana di Offenbach. «Abbiamo organizzato eventi, anche in concomitanza con il referendum per gli italiani all’estero», spiega Bello. «I comitati italiani ci hanno dato un buon riscontro. Diversi italiani erano in lista con noi, compresa la persona in prima e seconda posizione. Molti dei nostri elettori e sostenitori erano italiani o avevano origini italiane».

Una città dove i tedeschi sono minoranza

Non è un dettaglio folkloristico. Offenbach è una delle città più multietniche della Germania: il 70% della popolazione ha un background migratorio, il 40% non possiede la cittadinanza tedesca. I tedeschi senza alcuna storia di migrazione alle spalle sono, di fatto, una minoranza. Solo la comunità italiana conta, secondo le stime di Bello, fra le 20.000 e le 30.000 persone su 140.000 abitanti complessivi.

Eppure, è proprio in questa città così composita che l’integrazione resta incompiuta. «Manca ancora l’italiano fra le lingue in cui vengono tradotte le comunicazioni dell’amministrazione», osserva Bello. «La burocrazia non è attrezzata. L’istruzione non guarda abbastanza ai bisogni degli immigrati. E poi c’è l’immagine: Offenbach viene vista come una città ghetto. Combattere questo stigma è uno dei miei obiettivi principali».

Riunire una comunità divisa

L’altro obiettivo è più intimo, e riguarda la diaspora. «La comunità italiana in Germania è in declino», dice Bello senza giri di parole. «Sono tutti divisi, tutti uno contro l’altro. Io voglio fermare questa frammentazione, riunire le persone, dimostrare che si può fare qualcosa insieme. Quello che ho fatto io è una pazzia, lo so. Ma le pazzie si possono fare».

La pazzia, nel suo caso, ha un nome preciso: un ventiduenne immigrato che non parla ancora il tedesco in modo perfetto, messo come capolista da un partito paneuropeo in una città tedesca di 140.000 abitanti. Ed eletto. «In qualsiasi altro partito sarebbe stato impensabile», ammette. «Ma con Volt ha funzionato. Perché Volt crede che la rivoluzione europea si fa anche così, dal basso, comune per comune».

Un ponte fra Offenbach e la Calabria

Fra i suoi primi impegni da consigliere c’è quello di riallacciare i rapporti fra i comuni tedeschi e quelli calabresi. «Da Offenbach alla Calabria ci sono tantissimi legami», racconta. «Da Civita, ma anche da altri paesi. Voglio costruire relazioni istituzionali, progetti europei concreti. E ringrazio fin da ora il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, per la disponibilità che ha già dimostrato».

C’è un filo lungo, in questa storia, che tiene insieme le migrazioni del XV secolo e quelle del XXI, la lingua arbëreshë parlata nei vicoli di Civita e il tedesco ancora imperfetto di un’aula consiliare dell’Assia. Pier Paolo Pasolini chiamò gli arbëreshë un “miracolo antropologico”: un popolo capace di attraversare i secoli senza perdere né la propria lingua né la capacità di integrarsi. Olaf Bello, che da quel miracolo proviene e oggi siede in un parlamento tedesco, sembra dimostrare che il miracolo non si è esaurito. Si è semplicemente spostato un po’ più a nord.