Davide Zicchinella, una nuova missione in Burkina Faso: «Cambiano le influenze, ma fame e povertà restano»
Ex sindaco, oggi segretario provinciale catanzarese di Sinistra Italiana, presto partirà per la quinta volta come responsabile sanitario nel Paese africano: «I miei valori coerenti con la mia vita»
Dottor Zicchinella, una nuova missione in Africa. Ovviamente lei ci sarà. Cominciamo da quando e dove.
La missione 2026 si terrà dal 12 al 21 novembre, sempre in Burkina Faso. Per l’associazione che la organizza sarà la decima missione complessiva, mentre per me sarà la quinta, in qualità di responsabile sanitario.
Quali sono gli obiettivi di questa missione?
La missione prevede diverse linee di intervento operativo sul campo: assistenza alimentare, donazione di indumenti, attrezzature per l’agricoltura e l’artigianato, microcredito e, naturalmente, assistenza sanitaria.
L’obiettivo è intervenire nell’immediato, ma anche cercare di creare condizioni che possano aiutare le comunità locali a diventare progressivamente più autonome.
Chi sarà coinvolto? Chi parteciperà e quali organizzazioni vi hanno sostenuto?
A organizzare la missione è la Chiesa Evangelica “Ministero Fonte di Grazia”, con sedi a Mesoraca e Roccabernarda, nel Crotonese, e a Petronà e Sellia Marina, nel Catanzarese, oltre a ramificazioni in Svizzera e Germania.
I fondi vengono raccolti attraverso donazioni e attraverso l’organizzazione di eventi finalizzati alla solidarietà. È una mobilitazione che coinvolge tante persone, comunità e imprese.
I primi container sono già arrivati. Cosa avete spedito e come è stato raccolto tutto questo materiale?
I container sono partiti via mare e sono poi arrivati via terra in Burkina Faso, passando dalla Costa d’Avorio. Due sono stati i carichi: uno partito dalla Svizzera e uno dalla Calabria.
All’interno c’erano farmaci, alimenti non deperibili, indumenti, attrezzature agricole, piccole macchine per il settore tessile e ausili sanitari.
È tutto frutto della generosità di aziende e singoli donatori. Persone che hanno scelto di mettere a disposizione quello che potevano per aiutare chi ha molto meno.
Lei parte anche come medico pediatra. Sappiamo che ad aspettarla ci saranno soprattutto i bambini. Ma cosa può fare un medico in appena dieci giorni davanti a una situazione così difficile?
Può fare molto. In dieci giorni, grazie a una rete capillare di contatti locali, riusciamo a raggiungere decine di villaggi e a offrire assistenza sanitaria gratuita, oltre a fornire farmaci e presidi sanitari a migliaia di persone, soprattutto bambini.
Il Burkina Faso vive una situazione umanitaria molto difficile.
Nel 2026, secondo l’Unicef, circa 4,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria, tra cui 2,9 milioni di bambini. Oltre 1,3 milioni di bambini sotto i cinque anni e donne in gravidanza o in allattamento necessitano inoltre di assistenza nutrizionale.
In questi anni abbiamo anche contribuito a salvare persone che, senza un intervento, rischiavano di non avere alternative. E quando non riusciamo ad arrivare direttamente con i nostri mezzi, cerchiamo di finanziare interventi sanitari e chirurgici negli ospedali del Burkina Faso e, quando necessario, nei Paesi vicini con strutture sanitarie più attrezzate, come Ghana e Costa d’Avorio.
Lei in Burkina Faso è già stato diverse volte. La sua prima missione risale al 2022 e nel 2025 era già alla quarta esperienza. Che cosa è cambiato in questi anni?
Sono in Burkina Faso dal 2022 e in questi anni ho visto un Paese profondamente segnato dall’insicurezza, dalla povertà e dalla difficoltà di garantire servizi essenziali.
Ho visto anche cambiare gli equilibri internazionali. La presenza francese si è fortemente ridimensionata, mentre sono cresciuti i rapporti con Russia e Cina. Ma il problema è che, mentre cambiano le sfere di influenza, per la popolazione rimangono gli stessi problemi: fame, povertà, insicurezza e mortalità infantile.
Il Burkina Faso è un Paese ricco di risorse, a partire dall’oro, ma questa ricchezza non si traduce automaticamente in benessere per la popolazione.
Com’è oggi la situazione del Paese?
È una situazione molto difficile. La crisi è alimentata dalla violenza e dall’insicurezza, dagli sfollamenti, dalla povertà, dalla carenza di servizi sanitari e dall’insicurezza alimentare.
La cosa che colpisce maggiormente è che a pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli, soprattutto i bambini. Ci sono comunità difficili da raggiungere e aree nelle quali l’accesso ai servizi essenziali è estremamente complicato.
Nel 2024, secondo l’Unicef, circa 6,3 milioni di persone, tra cui 3,4 milioni di bambini, avevano bisogno di assistenza umanitaria. Nel 2026 il quadro resta gravissimo, con 4,5 milioni di persone bisognose di assistenza.
Quanto è difficile lavorare in alcune di queste aree?
Molto. Ci sono zone nelle quali la presenza dei gruppi armati rende estremamente difficile arrivare. In alcune comunità gli aiuti umanitari sono stati impossibili per lunghi periodi.
Per questo la rete locale è fondamentale. Non si può pensare di arrivare dall’Europa e improvvisare. Bisogna conoscere il territorio, avere persone di riferimento e costruire rapporti di fiducia con le comunità.
Quanto c’è di Calabria in questa missione?
Tanto, tantissimo. La sede operativa della missione è a Mesoraca, in provincia di Crotone, dove i pastori Gianni Aiello e Febe Marrazzo organizzano e coordinano i lavori delle altre sedi calabresi ed estere.
Almeno la metà dei fondi necessari a finanziare la missione viene raccolta in Calabria oppure attraverso fratelli nella fede calabresi che hanno fatto fortuna in Svizzera e Germania.
Tra questi c’è l’imprenditore svizzero, originario di Strongoli, Sasà Giglio, che è un vero campione di donazioni.
E mi preme sottolineare una cosa: ogni centesimo raccolto arriva a destinazione e produce speranza, vita e benessere.
Negli anni scorsi lei era un sindaco-missionario, prima di Sellia e poi di Simeri Crichi. Adesso sarà un segretario-missionario, essendo stato eletto da poche settimane segretario provinciale di Catanzaro di Sinistra Italiana in Alleanza Verdi e Sinistra. C’è un filo che unisce questi ruoli?
Sì, e ne sono molto orgoglioso. I miei valori e i miei ideali sono sempre stati coerenti con la mia vita. Da sindaco ho sempre lavorato per sostenere e dare opportunità lavorative e materiali alle fasce più deboli. Da medico mi sono sempre occupato della salute dei bambini, che sono i pazienti più fragili, e l’ho fatto anche gratuitamente.
Per me non basta professare la propria appartenenza politica: bisogna essere conseguenziali.
Bisogna trasformare i valori in comportamenti concreti, anche correndo dei rischi. Come quando si decide di andare in un Paese in guerra o attraversato da una grave crisi per portare una goccia di concreta solidarietà.
Dopo quattro missioni, che cosa si porta dentro ogni volta che torna dal Burkina Faso?
Mi porto dentro soprattutto i volti dei bambini. Quando torni a casa, dopo aver visto certe condizioni di vita, diventa difficile lamentarsi delle nostre difficoltà quotidiane.
E capisci che anche una cosa apparentemente piccola può avere un valore enorme. Un farmaco, una visita medica, un alimento, un paio di scarpe, un’attrezzatura per lavorare.
La solidarietà non risolve da sola i problemi dell’Africa. Ma può salvare una vita. E quando hai la possibilità di farlo, anche una sola vita vale il viaggio, la fatica e tutti i rischi che una missione comporta.