«Dieta mediterranea, tecnologia e ricerca»: ecco la nuova epato-gastroenterologia per il prof Abenavoli
Oggi il Congresso all’Umg con docente di Gastroenterologia che traccia la rotta: «Sì a innovazione e IA, ma servono più personale e integrazione tra ospedale e ateneo»
Innovazione tecnologica e radici culturali, ricerca d'avanguardia e carenze strutturali ancora tutte da colmare. È in questo scenario – fatto di contraddizioni e grandi opportunità – che si muove oggi la specialità medica che studia e cura le malattie di fegato, stomaco e intestino. A tracciarne il profilo è il professor Ludovico Abenavoli, ordinario di Gastroenterologia all'Università Magna Graecia di Catanzaro e direttore della Scuola di Specializzazione in Malattie dell'Apparato Digerente, studioso di riferimento nel campo dell'epatologia, del microbiota intestinale, della dieta mediterranea e dell'innovazione terapeutica. Lo abbiamo intervistato alla vigilia del congresso “Novità in Epato-Gastroenterologia 2026”, in programma oggi, venerdì 15 maggio.
Professore, quali sono oggi le principali innovazioni scientifiche che stanno cambiando il volto dell’epato-gastroenterologia?
Negli ultimi anni abbiamo assistito a grandi progressi nella diagnostica non invasiva, nell’endoscopia avanzata e nelle nuove terapie per le malattie del fegato e dell’intestino. Grande attenzione è oggi rivolta anche al microbiota intestinale e alla medicina personalizzata.
Quanto stanno incidendo l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie nella diagnosi precoce e nella prevenzione delle malattie dell’apparato digerente?
L’intelligenza artificiale sta migliorando soprattutto la diagnostica endoscopica e la capacità di individuare precocemente lesioni e tumori. Sarà sempre più uno strumento di supporto per il medico nella prevenzione e nella personalizzazione delle cure.
In Calabria cresce l’attenzione verso fegato grasso, obesità e disturbi intestinali: quali sono, secondo lei, le principali cause di questo aumento?
Le principali cause sono legate a sedentarietà, alimentazione scorretta, obesità e stress. Paradossalmente ci stiamo allontanando sempre più dal modello della dieta Mediterranea, che resta uno dei principali strumenti di prevenzione primaria.
Lei ha spesso sottolineato il valore della dieta Mediterranea tradizionale. Oggi quanto può incidere concretamente nella prevenzione delle malattie epatiche e gastrointestinali?
La dieta Mediterranea in particolare quella tradizionale, ha un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie metaboliche, epatiche e gastrointestinali. Non è solo una dieta, ma uno stile di vita capace di migliorare salute, infiammazione e benessere generale.
Quali sono oggi le principali criticità della sanità calabrese nella presa in carico dei pazienti gastroenterologici ed epatologici?
Le principali criticità riguardano carenza di personale, difficoltà organizzative e necessità di rafforzare la rete tra territorio, ospedali e università. Servono programmazione e maggiore integrazione tra le diverse strutture sanitarie.
Che messaggio vuole lanciare ai giovani medici e ricercatori che scelgono di specializzarsi in gastroenterologia ed epatologia?
Ai giovani dico di investire nella formazione, nella ricerca e nel confronto internazionale. La gastroenterologia è una disciplina moderna, multidisciplinare e proiettata verso il futuro, ma la centralità del rapporto umano con il paziente resta fondamentale.
Cosa devono aspettarsi i partecipanti dal congresso “Novità in Epato-Gastroenterologia 2026” di venerdì prossimo?
Sarà un’importante occasione di aggiornamento scientifico e confronto multidisciplinare sulle nuove frontiere dell’epato-gastroenterologia, con relatori provenienti da diverse realtà regionali e nazionali.